✕

“L’attentatore di New Orleans ha agito da solo” ma si indaga su possibili connessioni internazionali

Ascolta l'audio

L’uomo ha raccontato in cinque video su Facebook come fosse passato dall’idea di sterminare i parenti a quella di combattere per i fanatici islamisti
2 minuti di lettura

NEW ORLEANS — Un poliziotto passa l’idrante lungo il marciapiede di Bourbon Street, ripulendolo di rifiuti. Due tifosi di Notre Dame e Georgia Bulldogs, le squadre di football attese alla finale del Sugar Bowl, osservano in silenzio le operazioni, in piedi dietro un nastro giallo che chiude la strada. Otto soldati della Guardia nazionale presidiano l’incrocio.

Dove una volta c’erano cori incoraggiati dalla birra a fiumi, ora si sente solo il rumore metallico dei generatori elettrici che alimentano le postazioni tv per le dirette. Di quella “signora eccentrica che balla tra le ombre della vita” - così dicono di New Orleans - è rimasto ben poco dopo la notte di terrore, con quattordici vittime e una trentina di feriti.

Dopo un giorno e mezzo di ipotesi, l’Fbi ha escluso che l’attentatore, Shamsud Din Jabbar,…

NEW ORLEANS — Un poliziotto passa l’idrante lungo il marciapiede di Bourbon Street, ripulendolo di rifiuti. Due tifosi di Notre Dame e Georgia Bulldogs, le squadre di football attese alla finale del Sugar Bowl, osservano in silenzio le operazioni, in piedi dietro un nastro giallo che chiude la strada. Otto soldati della Guardia nazionale presidiano l’incrocio.

Dove una volta c’erano cori incoraggiati dalla birra a fiumi, ora si sente solo il rumore metallico dei generatori elettrici che alimentano le postazioni tv per le dirette. Di quella “signora eccentrica che balla tra le ombre della vita” - così dicono di New Orleans - è rimasto ben poco dopo la notte di terrore, con quattordici vittime e una trentina di feriti.

Dopo un giorno e mezzo di ipotesi, l’Fbi ha escluso che l’attentatore, Shamsud Din Jabbar, 42 anni, veterano in Afghanistan ucciso dalla polizia, avesse complici. Gli investigatori avevano parlato di tre uomini e una donna visti piazzare congegni esplosivi nell’area. Non era vero. «Guardando le immagini delle telecamere di sorveglianza - spiega ai reporter Christopher Raia, dell’Fbi - abbiamo scoperto che è stato Jabbar a piazzare gli ordigni». Erano dentro due ghiacciaie, piene di esplosivo e, dicono, chiodi per provocare il maggior numero di vittime.

L’innesco era a bordo del pickup bianco usato dal terrorista per falciare le persone. Nell’appartamento preso in affitto da Jabbar su Airbnb, una casetta dalle pareti ocra nel quartiere di St Roch, meno di cinque chilometri dal luogo dell’attentato, l’Fbi ha trovato il materiale con cui l’attentatore aveva costruito gli esplosivi.

Il veterano, che in passato aveva ricevuto diverse medaglie, tra le quali una per l’impegno contro il terrorismo, aveva depositato le ghiacciaie per strada sotto gli occhi dei passanti, tra l’1 e le 2 di notte, almeno un’ora prima di compiere l’attentato. All’1.29 Jabbar ha postato il primo dei cinque video pubblicati su Facebook in cui aveva spiegato come fosse passato dall’idea di sterminare la propria famiglia - aveva divorziato due volte - a quella di combattere per l’Isis che, secondo gli inquirenti, “avrebbe ispirato il suo gesto al 100%”. “Un atto di terrorismo premeditato", aggiungono. Gli investigatori stanno indagando attivamente su eventuali contatti e connessioni nazionali o straniere che potrebbero essere rilevanti per l’attacco.

Alle 3.02, tredici minuti prima della strage, aveva postato un video con le ultime volontà. Alle 3.15 ha condotto il pickup bianco lungo Canal Street, aggirando facilmente un’auto della polizia e entrando a Bourbon, nel quartiere francese.

Le barriere metalliche non funzionavano. Al loro posto c’erano transenne che, ha raccontato un testimone, andavano giù con un dito. «Avevamo previsto un piano di sicurezza - ammette la sindaca, LaToya Cantrell - e l’attentatore ce l’ha battuto». Il resto lo ha fatto il destino.

Tra chi è sopravvissuto all’attacco e chi non ce l’ha fatta è passata la differenza di una frazione di secondo, ma anche altro. Dove c’era una fioriera, l’attentatore è passato oltre. Nei primi cento metri di Bourbon le colonne, i lampioni, un cassettone di cemento, hanno protetto le persone. Dove i marciapiedi erano sgombri, nell’isolato tra Iberville e Bienville, no. Jabbar ha investito quelli che erano sulla strada, quelli che camminavano lungo il marciapiede sinistro, ha travolto una ragazza che si faceva il selfie davanti a un locale. È sfrecciato come un proiettile vicino al Musical Legends Park.

Una donna dai capelli rossi è salita sul marciapiede, appena in tempo per essere solo sfiorata. Kevin Garcia, 22 anni, ha visto un corpo volare verso di lui. Poi lo schianto, l’attentatore che esce vestito in tuta mimetica, imbracciando un fucile da guerra, e viene abbattuto dagli agenti, accorsi dopo aver sentito le prime urla.

April McGee era sdraiata sul letto vicino alla finestra e ha pensato che fosse il gran finale dei fuochi d’artificio.

Darrell Huckaby, 72 anni, di Athens, Georgia, dormiva in una stanza d’hotel che si affaccia su un angolo di Bourbon. Quando si è alzato all’alba ha visto teli rosa coprire corpi disseminati lungo la strada.

Era arrivato a New Orleans per assistere alla finale di football di college. Aveva pagato 360 dollari per un posto. Ieri mattina cercava un volo per tornare a casa.

Leggi i commenti