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Germania, che cos'è la Grande coalizione

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La scheda. Dopo l’esito del voto, la governabilità del Paese molto probabilmente sarà affidata a un’alleanza tra i cristianodemocratici Cdu/Csu e i socialdemocratici Spd, tra centrodestra e centrosinistra
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In Germania c’è aria di Grande coalizione, cioè di un’alleanza tra i cristianodemocratici Cdu/Csu e i socialdemocratici Spd, tra centrodestra e centrosinistra. C’è stata spesso, in questi ultimi vent’anni. Ossia da quando i grandi partiti di una volta, le “Volksparteien” che incassavano percentuali tali (tra il 40 e il 50%) da raggiungere comode maggioranze al Bundestag anche alleandosi con partiti molto più piccoli come i liberali Fdp o i Verdi, si sono troppo indeboliti.

Durante tutto il dopoguerra, in Germania aveva retto una sana alternanza tra governi guidati da cancellieri cristianodemocratici o socialdemocratici che avevano un “junior partner” che faceva da stampella. Prima della recente, lunga era…

In Germania c’è aria di Grande coalizione, cioè di un’alleanza tra i cristianodemocratici Cdu/Csu e i socialdemocratici Spd, tra centrodestra e centrosinistra. C’è stata spesso, in questi ultimi vent’anni. Ossia da quando i grandi partiti di una volta, le “Volksparteien” che incassavano percentuali tali (tra il 40 e il 50%) da raggiungere comode maggioranze al Bundestag anche alleandosi con partiti molto più piccoli come i liberali Fdp o i Verdi, si sono troppo indeboliti.

Durante tutto il dopoguerra, in Germania aveva retto una sana alternanza tra governi guidati da cancellieri cristianodemocratici o socialdemocratici che avevano un “junior partner” che faceva da stampella. Prima della recente, lunga era Merkel, caratterizzata al contrario quasi tutta da Grandi coalizioni (per dodici anni su sedici), l’alleanza rosso-nera era stata un’eccezione assoluta. Accadde una volta sola, nel 1966, con il cancelliere Kiesinger, perché la Cdu/Csu e i liberali non erano riusciti a trovare un’intesa sulle tasse e l’unico altro partito presente in Parlamento, all’epoca, era la Spd. Quel governo fu ribattezzato “matrimonio di convenienza”.

A fronte dell’indebolimento dei partiti tradizionali e del moltiplicarsi delle forze politiche presenti al Bundestag, già Angela Merkel si è dovuta piegare nel 2005 a un’alleanza con la storica rivale, la Spd. Ma i socialdemocratici si erano spostati negli anni precedenti a destra e avevano varato sotto la guida del cancelliere Gerhard Schroeder una delle più incisive riforme sociali della storia, l’Agenda 2010. Merkel, a sua volta, è stata una cancelliera atipica per la tradizione cristianodemocratica, tanto che sotto la sua guida una parte della Cdu ha lamentato una “socialdemocratizzazione” del partito. La convergenza funzionò. E dopo un tentativo di una convivenza con i liberali (2009-2013), Merkel si è coalizzata di nuovo con la Spd. E ha ripetuto l’esperimento nel 2017.

Quell’ultima grande coalizione, tuttavia, è partita in salita. Una fetta della Spd, segnatamente l’associazione giovanile capitanata da Kevin Kuehnert, era convinta che i socialdemocratici avrebbero potuto riguadagnare voti solo stando all’opposizione. Era chiaro che Merkel li avesse cannibalizzati, negli anni della coabitazione. Alla fine, i socialdemocratici accettarono di andare di convivere di nuovo con i conservatori. E alle elezioni del 2021, il candidato della Spd ed ex ministro delle Finanze Olaf Scholz costruì addirittura la sua campagna elettorale sull’idea che fosse un clone di Angela Merkel. Vinse la scommessa.

Scholz, tuttavia, ha tentato un’altra strada: quella di un’inedita alleanza a tre con i Verdi e la Fdp. Un esperimento che si è infranto dopo tre anni di navigazione turbolenta contro lo scoglio del freno al debito, da riformare o emendare secondo Spd e Verdi, totem intoccabile per i liberali.

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