Negoziati Russia-Usa, ecco che cosa si discuterà oggi a Istanbul
di Rosalba CastellettiNon si parlerà di Ucraina, ma del funzionamento delle rispettive missioni diplomatiche, quando oggi funzionari statunitensi e russi si incontreranno a Istanbul, in Turchia. Lo aveva detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, lo ha ribadito un funzionario dell’ambasciata statunitense ad Ankara e lo ha confermato un portavoce del dipartimento di Stato americano: “Per essere chiari, non ci sono questioni politiche o di sicurezza all’ordine del giorno. L’Ucraina non è all’ordine del giorno”.
Parlando ai giornalisti durante una visita in Qatar, Lavrov ha detto che a incontrarsi saranno “funzionari diplomatici di alto livello” e che discuteranno “dei problemi sistemici che si sono accumulati in seguito alle attività illecite della precedente amministrazione degli Stati Uniti per creare ostacoli artificiali al lavoro dell'ambasciata russa”. I risultati dell’incontro – ha aggiunto – potrebbero dimostrare “quanto veloci ed efficaci possiamo essere nel fare progressi”.
Le relazio…
Non si parlerà di Ucraina, ma del funzionamento delle rispettive missioni diplomatiche, quando oggi funzionari statunitensi e russi si incontreranno a Istanbul, in Turchia. Lo aveva detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, lo ha ribadito un funzionario dell’ambasciata statunitense ad Ankara e lo ha confermato un portavoce del dipartimento di Stato americano: “Per essere chiari, non ci sono questioni politiche o di sicurezza all’ordine del giorno. L’Ucraina non è all’ordine del giorno”.
Parlando ai giornalisti durante una visita in Qatar, Lavrov ha detto che a incontrarsi saranno “funzionari diplomatici di alto livello” e che discuteranno “dei problemi sistemici che si sono accumulati in seguito alle attività illecite della precedente amministrazione degli Stati Uniti per creare ostacoli artificiali al lavoro dell'ambasciata russa”. I risultati dell’incontro – ha aggiunto – potrebbero dimostrare “quanto veloci ed efficaci possiamo essere nel fare progressi”.
Le relazioni diplomatiche
Che il primo passo per rilanciare le relazioni tra i due Paesi e porre fine al conflitto in Ucraina fosse restaurare i rapporti diplomatici era stato concordato la scorsa settimana nel corso dei colloqui che si erano tenuti a Riad, in Arabia Saudita, alla presenza del Segretario di Stato americano Marco Rubio e dello stesso Lavrov.
A inizio febbraio era stato l’analista politico di Nezavisimaja Gazeta Konstantin Remchukov a osservare che “mai prima nella storia moderna delle superpotenze, i negoziati su questioni di guerra e di pace si erano svolti in condizioni di totale assenza di contatti a livello diplomatico”. Ecco quali saranno i nodi all’ordine del giorno.
I due ambasciatori
Mosca non ha un ambasciatore a Washington dall’ottobre scorso quando Anatolij Antonov ha concluso il suo mandato ed è tornato a Mosca dopo sette anni. A sostituirlo – avevano rivelato i quotidiani Vedomosti e Kommersant lo scorso novembre – dovrebbe essere Aleksandr Darchiev, che ha iniziato la sua carriera diplomatica nel 1992, è stato ambasciatore in Canada ed attualmente è a capo del dipartimento nordamericano del ministero russo degli Esteri
A fine gennaio un alto legislatore russo aveva affermato che Washington aveva finalmente concesso l’approvazione, ma il 22 febbraio il viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov ha smentito.
Pare invece che gli Stati Uniti avrebbero intenzione di sostituire l’attuale ambasciatrice a Mosca Lynne Tracy, nominata due anni fa dalla precedente amministrazione Biden. Al suo posto, scrive Kommersant, vorrebbero l’attuale inviato speciale degli Stati Uniti per la Libia, Richard Norland, che è stato ambasciatore in Uzbekistan e Georgia.
Il personale diplomatico
Tra gli altri passi previsti c’è anche il ripristino del personale e del normale funzionamento delle rispettive ambasciate che negli ultimi anni è stato duramente colpito dalle reciproche espulsioni di un gran numero di diplomatici e da altre restrizioni.
Dopo il via dell’Operazione militare speciale russa in Ucraina il 24 febbraio di tre anni fa, gli Stati Uniti ordinarono l’espulsione di 12 diplomatici russi presso l’Onu, descritti come presunte spie, e Mosca rispose cacciando via un numero imprecisato di diplomatici statunitensi dalla loro ambasciata moscovita. Da allora, sono continuate le espulsioni reciproche e non è chiaro quanti diplomatici siano rimasti nelle rispettive missioni.
I diplomatici russi negli Stati Uniti lavorano inoltre con severe restrizioni, in particolare per quanto riguarda la circolazione all’interno del Paese. E le autorità americane spesso ritardano notevolmente il rilascio dei visti ai nuovi dipendenti o alle delegazioni ufficiali in visita per eventi delle Nazioni Unite e talvolta non li rilasciano affatto.
La controversia sulla proprietà
Da tempo la Russia non ha accesso ad alcune delle sue proprietà diplomatiche su territorio statunitense. In seguito alle accuse di interferenze russe nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, Washington ha sequestrato il consolato russo a San Francisco e le missioni commerciali a New York e Washington D.C., nonché le dacie delle ambasciate.
Nel 2018, al suo primo mandato da presidente, Donald Trump ordinò inoltre la chiusura del consolato russo a Seattle perché troppo vicino a una base sottomarina statunitense e alla casa produttrice di aerei Boeing Co. Nello stesso periodo, gli Stati Uniti espulsero 60 diplomatici russi in seguito all’attacco con l’agente nervino Novichok a un ex spia russa in Gran Bretagna Sergej Skripal. Negli anni successivi Mosca ha ripetutamente chiesto all’Onu di spingere gli Stati Uniti a restituire le proprietà alla Russia.