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Kalnoky: “Un voto contro Orbán, decisiva la minoranza ungherese”

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Il politologo del Corvinus Collegium di Budapest: “Il leader ungherese contava su chi ha perso per rafforzare le sue politiche nazionalistiche nell’Unione europea”
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Alla vittoria di Nicosur Dan hanno contribuito la straordinaria mobilitazione nelle città e nella diaspora. Ma anche la rabbia verso Viktor Orban della minoranza ungherese in Romania. Parola di Boris Kalnoky, politologo del Mathias Corvinus Collegium di Budapest. Ma Kalnoky avverte che il nuovo presidente romeno dovrà fare una fatica erculea per onorare la sua principale promessa elettorale: «Onestà».

Lei come si spiega questo inaspettato trionfo di Dan?

«Una delle spiegazioni è la straordinaria mobilitazione nella minoranza ungherese in Romania. In alcune aree, il 90% ha votato per lui. Un segnale promettente, una tendenza che si è vista molto in Transilvania».

Ma Viktor Orbán ha appoggiato il candidato dell’ultradestra Simion.

«Certo. Orban contava…

Alla vittoria di Nicosur Dan hanno contribuito la straordinaria mobilitazione nelle città e nella diaspora. Ma anche la rabbia verso Viktor Orban della minoranza ungherese in Romania. Parola di Boris Kalnoky, politologo del Mathias Corvinus Collegium di Budapest. Ma Kalnoky avverte che il nuovo presidente romeno dovrà fare una fatica erculea per onorare la sua principale promessa elettorale: «Onestà».

Lei come si spiega questo inaspettato trionfo di Dan?

«Una delle spiegazioni è la straordinaria mobilitazione nella minoranza ungherese in Romania. In alcune aree, il 90% ha votato per lui. Un segnale promettente, una tendenza che si è vista molto in Transilvania».

Ma Viktor Orbán ha appoggiato il candidato dell’ultradestra Simion.

«Certo. Orban contava su Simion per rafforzare le sue politiche nazionaliste nell’Unione europea. E ha cercato di tranquillizzare la minoranza ungherese in Romania avvertendo che lui non collaborerebbe mai con chi la danneggiasse. Ma la sua ambiguità ha solo aumentato la rabbia degli ungheresi, già irritati dalla scelta di Orbán di sostenere un nazionalista. Da due anni a questa parte, questa minoranza vive nella migliore condizione possibile. Non vuole uno come Simion presidente».

Quali altri fattori hanno garantito la vittoria al sindaco di Bucarest?

«Sicuramente l’enorme mobilitazione nelle città. Ma anche il fatto che l’affluenza nella diaspora sia quasi raddoppiata. E infatti al primo turno Simion aveva preso il 60% dei voti, tra i romeni espatriati. Stavolta è sceso al 55%».

Quali sfide attendono il nuovo presidente della Repubblica?

«Dan si è candidato come indipendente, ecco un altro fattore che ha convinto molti romeni a dargli fiducia. Ma ora dovrà cercare di facilitare la formazione di un governo “sporcandosi le mani”, scendendo a patti con alcuni dei partiti tradizionali che sono accusati di aver precipitato la Romania nella situazione drammatica in cui è ora».

E cosa farà?

«Secondo me nominerà premier l’attuale presidente ad interim, Ilie Bolojan. E cercherà di favorire una coalizione tra liberali, socialdemocratici, il suo vecchio partito Usr e quello della minoranza ungherese. Ma i socialdemocratici, il partito nato sulle ceneri del vecchio partito comunista che ne ha assorbito la nomenclatura, ha solo interesse a continuare a garantirsi un posto al sole, vuole solo il potere. Per innovare il Paese, Dan dovrà fare uno sforzo immenso».

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