✕

Francia nel caos, scontri e arresti. Appello di Lecornu: restiamo uniti

(reuters)

Ascolta l'audio

Protesta il movimento “Blocchiamo tutto”, solo a Parigi centinaia di fermi. Passaggio di consegne tra Bayrou e il nuovo premier
2 minuti di lettura

Parigi – È scattata all’alba in tutta la Francia la protesta “Bloquons tout”, blocchiamo tutto, con azioni coordinate soprattutto nell’ovest, dalla Bretagna a Bordeaux, ma anche nella capitale, dove sono stati registrati blocchi sul raccordo anulare, barricate improvvisate davanti a un liceo e cortei spontanei che hanno provocato disagi in diversi quartieri. L’appuntamento del 10 settembre, diffuso da settimane sui social, aveva alimentato aspettative e paure, facendo scattare l’allerta ai massimi livelli dello Stato, sette anni dopo la rivolta dei gilet gialli.

Il bilancio parla di centinaia di blocchi o tentativi di blocchi in tutta la Francia, senza però arrivare a una paralisi completa delle infrastrutture. La partecipazio…

Parigi – È scattata all’alba in tutta la Francia la protesta “Bloquons tout”, blocchiamo tutto, con azioni coordinate soprattutto nell’ovest, dalla Bretagna a Bordeaux, ma anche nella capitale, dove sono stati registrati blocchi sul raccordo anulare, barricate improvvisate davanti a un liceo e cortei spontanei che hanno provocato disagi in diversi quartieri. L’appuntamento del 10 settembre, diffuso da settimane sui social, aveva alimentato aspettative e paure, facendo scattare l’allerta ai massimi livelli dello Stato, sette anni dopo la rivolta dei gilet gialli.

Il bilancio parla di centinaia di blocchi o tentativi di blocchi in tutta la Francia, senza però arrivare a una paralisi completa delle infrastrutture. La partecipazione, stimata dal ministero dell’Interno in circa 200mila persone — 250mila secondo il sindacato Cgt — è stata inferiore alle speranze degli organizzatori, ma comunque «significativa», ha ammesso il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau. «Chi voleva rifare la rivolta dei gilet gialli, ha fallito», ha osservato invece Didier Lallement, prefetto in servizio durante la crisi scoppiata nel 2018.

(agf)

La giornata è stata scandita da azioni improvvise e incidenti isolati, contenuti dall’imponente dispiegamento di 80mila poliziotti e gendarmi mobilitati. In piazza molti giovani, scesi a protestare contro le misure di austerità previste dalla prossima Finanziaria. Gli slogan “Macron démission” hanno risuonato ovunque, insieme a simboli più radicali. A Marsiglia è apparsa l’immagine di una ghigliottina, subito condivisa sui social come simbolo della giornata. Nella capitale, la chiusura della stazione delle Halles per ragioni di sicurezza, ha provocato il caos nei trasporti. Poco distante, un incendio in un ristorante ha scatenato momenti di panico, con i clienti evacuati di corsa in strada. Secondo la procura, le fiamme potrebbero essere state innescate involontariamente da un’operazione di polizia. Chiuso anche parte del Louvre e il museo D’Orsay.

Il ministro Retailleau, dimissionario ma in corsa per la riconferma nel nuovo governo, ha rivendicato che «non c’è stato il temuto blocco del Paese». Ha però denunciato lanci di pietre e altri attacchi contro poliziotti, accusando Jean-Luc Mélenchon e la France Insoumise di «strumentalizzare la protesta e soffiare sul fuoco». «Non è stata una mobilitazione cittadina — ha affermato — ma un movimento confiscato da estremisti e gruppi dell’estrema sinistra, sostenuti dagli Insoumis».

(agf)

In questa giornata di alta tensione, a Matignon, sede del governo, si è svolto anche il passaggio di consegne tra l’ex premier François Bayrou e Sébastien Lecornu. «Voglio dire al popolo francese che ci riusciremo, che c’è una strada possibile», ha dichiarato il premier non ancora quarantenne, dal 2022 alla guida del ministero della Difesa. «Avremo bisogno di rotture, non solo nella forma ma anche nel metodo». In serata Lecornu si è recato all’unità di crisi del ministero dell’Interno per seguire l’evoluzione della mobilitazione. Il bilancio provvisorio registra già di 473 fermi, di cui 203 a Parigi.

Sui social, intanto, circolavano nuovi appelli a manifestare, con la promessa di «alzare il livello» della protesta. La prossima settimana i sindacati hanno convocato uno sciopero nazionale che potrebbe dare un respiro più ampio al movimento. Dietro lo slogan radicale del “bloccare tutto” si nasconde un magma eterogeneo, nato online e alimentato da ambienti sovranisti, collettivi complottisti, segmenti della sinistra radicale. Mélenchon ha scelto di cavalcare l’onda, definendo la mobilitazione «un’offensiva decisa» per mettere in ginocchio l’Eliseo. Dopo la caduta del governo Bayrou, il leader della sinistra radicale punta ora direttamente a Lecornu e rilancia l’appello alle dimissioni di Macron. «Solo la partenza del Presidente potrà mettere fine a questa triste commedia, in spregio al parlamento, agli elettori e alla decenza politica». La France Insoumise ha già annunciato la presentazione di una mozione di destituzione contro il capo dello Stato. Un gesto dal forte valore simbolico ma che, almeno per ora, non sembra destinato ad avere i numeri per passare in parlamento.

Leggi i commenti