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Barber: “Un golpe di partito che avrà esiti pericolosi. Incognite su Burnham”

Lionel Barber 

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L’ex direttore del Financial Times: “Con Starmer a Downing Street per altri due mesi avremo un governo zombie di fronte agli alleati”
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LONDRA – Quello di Andy Burnham è un golpe politico che avrà conseguenze molto pericolose. Noi britannici non dovremmo fare queste cose. E ora, con Starmer che resterà comunque a Downing Street per un altro paio di mesi, avremo un governo zombie anche di fronte ai nostri alleati». Parla a Repubblica Lionel Barber, 71 anni, di cui 15 da direttore del Financial Times, e ultimo giornalista europeo che ha intervistato il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino.

Barber, il Regno Unito si pentirà di aver buttato a mare pure Keir Starmer, il quarto premier in quattro anni?

«Nel breve termine no. Perché Starmer era un leader che non sapeva comunicare, che non ha saputo scegliersi le persone giuste intorno a lui, che non ha dato una direzione al suo governo. Inoltre, diverse sue promesse non si sono tramutate in realtà, vedi gli annunci di nuovi fondi per la Difesa mai realizzati. Ma sul lungo termine, devo dire, si tratta di un’operazione molto, molto pericolosa».

Perché?

«Perché questo è…

LONDRA – Quello di Andy Burnham è un golpe politico che avrà conseguenze molto pericolose. Noi britannici non dovremmo fare queste cose. E ora, con Starmer che resterà comunque a Downing Street per un altro paio di mesi, avremo un governo zombie anche di fronte ai nostri alleati». Parla a Repubblica Lionel Barber, 71 anni, di cui 15 da direttore del Financial Times, e ultimo giornalista europeo che ha intervistato il presidente russo Vladimir Putin al Cremlino.

Barber, il Regno Unito si pentirà di aver buttato a mare pure Keir Starmer, il quarto premier in quattro anni?

«Nel breve termine no. Perché Starmer era un leader che non sapeva comunicare, che non ha saputo scegliersi le persone giuste intorno a lui, che non ha dato una direzione al suo governo. Inoltre, diverse sue promesse non si sono tramutate in realtà, vedi gli annunci di nuovi fondi per la Difesa mai realizzati. Ma sul lungo termine, devo dire, si tratta di un’operazione molto, molto pericolosa».

Perché?

«Perché questo è un vero golpe di partito. Nel Labour lo stanno mascherando con parole innocenti come “transizione ordinata”. Certo, non è un colpo di stato militare di un Paese di qualche altro continente, ma comunque è stato estromesso un leader legittimamente eletto come Starmer. Noi britannici non dovremmo fare queste cose... E poi, non sappiamo molto di Burnham, che ora si appresta a fare il primo ministro. Per esempio, il suo curriculum quando era ministro per il governo Brown, quando era molto giovane, è minimo. Mentre quello da sindaco di Manchester è decente, ma tutti sanno che ha raggiunto quei risultati per le decisioni dei suoi predecessori e altri interpreti intorno a lui. Starmer è stato un pessimo primo ministro. Ma presto potremmo pentirci di Burnham, appena si sgaserà la sua popolarità».

Ma lei cosa si aspetta da Burnham?

«Credo che sarà leggermente più di sinistra. Ma in passato, Burnham ha dichiarato cose molto diverse, anche contraddittorie. Prima diceva di voler ribaltare la Brexit e tornare in Ue, ora ha fatto marcia indietro. Ha modificato anche la sua posizione sui mercati (in passato aveva sostenuto che non avrebbero dovuto essere ascoltati, ndr). E cosa farà per la Difesa, se allo stesso tempo vuole aumentare il welfare? Riuscirà a soddisfare i deputati del Nord dell’Inghilterra che ora lo acclamano? Riuscirà a far crescere di nuovo questo Paese a livelli sostenibili? E soprattutto riuscirà a sconfiggere Farage e le destre in tutto il Paese, e non solo a Makerfield, dove ha conquistato il seggio per arrivare a Westminster e spodestare Starmer? Insomma, che priorità e qualità ha davvero il “re del Nord”, a parte quella di essere un sagace comunicatore? Ecco perché nutro molti dubbi su Andy Burnham».

Burnham non le ricorda un po’ Matteo Renzi in Italia? Entrambi sindaci ambiziosi che vogliono esportare il loro modello, eccellenti comunicatori e con tanta hubris.

«Ha ragione, è un paragone azzeccatissimo. Ma Renzi alla fine non è riuscito nel suo intento. Vedremo Burnham…».

La Russia esulta per la caduta di Starmer, molto attivo e rispettato in Europa e da Zelensky per il suo impegno su Ucraina, Difesa comune e coalizione dei Volenterosi. È un brutto colpo anche per gli alleati occidentali?

«Su questo sono scettico. Finché rimarrà Jonathan Powell come “national security advisor” britannico, la linea di Londra non cambierà. E sarei molto, molto sorpreso se Burnham non proseguisse nel solco già tracciato. Il problema sarà vedere se il nuovo primo ministro si impegnerà davvero per la Difesa, come sarebbe necessario».

Però l’Europa ha deciso di annullare il prossimo vertice con il Regno Unito, il 22 luglio, per il “reset” voluto da Starmer, ossia il forte riavvicinamento di Londra all’Ue post Brexit.

«Questo è un grosso problema. In verità, credo che il “reset” sia piuttosto gonfiato: è un processo incrementale, e non mosso da una decisa virata verso l’Europa. In ogni caso, credo che Burnham adotterà la stessa linea di Starmer. Sarei stupito del contrario. Ma il grosso problema è la nostra instabilità».

E gli alleati europei che ora considerano il Regno Unito inaffidabile, visto che ormai cambia leader ogni anno.

«Esatto, ne scriverò proprio nelle prossime ore. È un enorme problema. L’altroieri l’ex capo di gabinetto, Simon Case, parlava proprio di questo e delle disfunzioni che provoca un cambio di leader. Senza contare che ora Starmer rimarrà comunque al potere per un altro paio di mesi, senza alcuna autorità. Avremo un governo zombie, mentre Burnham si metterà a studiare come uno scolaro prima della maturità per essere pronto per Downing Street».

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