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Francia, gli studenti tornano in piazza: scontri a Parigi e Strasburgo. Trump: “Colpa dell’Islam”

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Nuove manifestazioni dopo quelle del fine settimana, degenerate in violenza. Mélenchon al corteo: “Quello che fate è incredibile”. Lecornu: “Sospese lezioni al liceo per organizzare momenti di democrazia interna”
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PARIGI — Centinaia di migliaia di studenti, insegnanti e genitori in piazza, cortei in una trentina di città. L’«Atto III» della protesta dei liceali francesi diventa la più grande giornata di mobilitazione dall’inizio del movimento, tre settimane fa. Nella capitale la presenza dei sindacati, arrivati anche con i propri servizi d’ordine, ha permesso al corteo di sfilare in modo pacifico fino al punto di arrivo. In coda alla manifestazione, però, si sono verificati diversi scontri tra agenti e piccoli gruppi di manifestanti, con diverse persone fermate. Al termine di questa nuova giornata, la crisi è arrivata all’Eliseo, dove Emmanuel Macron ha convocato d’urgenza il premier Sébastien Lecornu e diversi ministri per fare il punto. Il timore è che la protesta nata nei licei possa saldarsi con un malcontento sociale più ampio, a sei mesi dalle presidenziali, mentre l’esecutivo prepara una Finanziaria segnata dalla necessità di ridurre deficit e debito. Il margine per promettere nuovi mili…

PARIGI — Centinaia di migliaia di studenti, insegnanti e genitori in piazza, cortei in una trentina di città. L’«Atto III» della protesta dei liceali francesi diventa la più grande giornata di mobilitazione dall’inizio del movimento, tre settimane fa. Nella capitale la presenza dei sindacati, arrivati anche con i propri servizi d’ordine, ha permesso al corteo di sfilare in modo pacifico fino al punto di arrivo. In coda alla manifestazione, però, si sono verificati diversi scontri tra agenti e piccoli gruppi di manifestanti, con diverse persone fermate. Al termine di questa nuova giornata, la crisi è arrivata all’Eliseo, dove Emmanuel Macron ha convocato d’urgenza il premier Sébastien Lecornu e diversi ministri per fare il punto. Il timore è che la protesta nata nei licei possa saldarsi con un malcontento sociale più ampio, a sei mesi dalle presidenziali, mentre l’esecutivo prepara una Finanziaria segnata dalla necessità di ridurre deficit e debito. Il margine per promettere nuovi miliardi alla scuola è ristretto proprio mentre aumenta la pressione della piazza.

"Quello che state facendo è incredibile e non ve ne rendete conto", ha detto rivolgendosi ai giovani Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, presente al corteo di protesta degli studenti a Parigi. "E' il movimento giovanile più potente che si sia visto negli ultimi 50 anni e nessuno può dire che avete torto, perché avete ragione", ha spiegato, per poi aggiungere: "Siate prudenti".

(afp)

Trump soffia sul fuoco

E la protesta degli studenti francesi è diventata anche un caso internazionale. Donald Trump ha utilizzato le manifestazioni per attaccare la politica migratoria europea. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente americano ha sostenuto che quanto sta accadendo in Francia «non è altro» che il risultato di «un’immigrazione di massa fuori controllo». E ha aggiunto: «Non si tratta delle scuole, si tratta dell’Islam che vuole prendere il controllo di un Paese che un tempo era grande».

Le rivendicazioni avanzate dalle organizzazioni studentesche sono concentrate su insegnanti, risorse, condizioni degli edifici e diseguaglianze scolastiche. Secondo il ministero dell’Interno, nella nuova giornata di mobilitazione sono scese in strada 256mila persone in tutta la Francia, di cui 56mila a Parigi. Le organizzazioni studentesche forniscono cifre quasi doppie, fino 450 mila manifestanti a livello nazionale e 100mila nella capitale. Anche prendendo per buoni i dati ufficiali, quella di martedì è stata nettamente la più grande mobilitazione dall’inizio della protesta. A Parigi il corteo ha attraversato la capitale dietro striscioni che chiedevano più insegnanti, classi meno affollate, edifici dignitosi e maggiori finanziamenti alla scuola pubblica. Alle rivendicazioni iniziali si è ormai aggiunta la denuncia della gestione dell’ordine pubblico. Nei cortei si sono moltiplicati i cartelli contro le violenze della polizia. Incidenti sono stati registrati anche a Lione, dove undici persone sono rimaste ferite, tra cui nove poliziotti, oltre che a Strasburgo e Rennes. A Marsiglia e Nantes le manifestazioni si sono invece svolte in maniera più tranquilla.

(afp)

I numeri dei feriti

Lecornu ha annunciato all’Assemblée Nationale che dall’inizio del movimento sono rimasti feriti 215 studenti, «la maggior parte in seguito ad aggressioni», e 85 membri del personale scolastico, fra i quali 34 presidi e vicepresidi. «È il bilancio più grave da decenni nel settore dell’istruzione per numero di dipendenti pubblici feriti», ha sottolineato il capo del governo. A questi si aggiungono oltre 700 poliziotti e gendarmi feriti e più di 6.100 fermi, in grandissima parte di minorenni. In un nuovo tentativo di disinnescare la protesta, Lecornu ha annunciato che fino alla fine della settimana gli orari dei licei saranno resi completamente flessibili, in modo da «liberare tempo» per organizzare in ogni istituto un «momento di democrazia interna». Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha promesso una risposta «entro otto giorni» ai licei che soffrono maggiormente la carenza di insegnanti e supplenti. Da questa settimana è stata aperta anche sulla piattaforma governativa Agorà, una consultazione nazionale dal titolo «Liceali, avete la parola», attraverso la quale gli studenti possono segnalare in forma anonima le difficoltà incontrate nella vita scolastica.

La questione delle violenze da parte della polizia aumenta il timore che si ripeta la spirale già vista durante i gilet gialli. Nelle ultime ore è arrivata una svolta nel caso di Eden, il quattordicenne gravemente ferito davanti a un liceo di Saint-Ouen-l’Aumône, a nord di Parigi. L’agente che gli ha sparato una granata lacrimogena al volto da pochi metri di distanza è stato formalmente messo sotto accusa, sospeso dal servizio e posto sotto controllo giudiziario. Il ragazzo ha riportato una doppia frattura della mandibola e gravissime lesioni ai denti. Il tiro diretto con quel tipo di lanciagranate è vietato proprio per la sua pericolosità. A Lens, invece, un ragazzo di quindici anni ha perso una mano dopo l’esplosione di una granata impiegata dalle forze dell’ordine durante gli scontri davanti al suo liceo. Un’inchiesta dell’Igpn dovrà chiarire se il giovane abbia raccolto l’ordigno o sia stato direttamente raggiunto dall’esplosione.

Il ministro dell’Interno respinge le accuse di una repressione sproporzionata e difende l’impiego delle cosiddette armi di forza intermedia, dalle granate stordenti ai lacrimogeni e ai lanciatori di proiettili di gomma Lbd. «Dal momento in cui la situazione degenera in violenze urbane, non siamo più nel semplice mantenimento dell’ordine» risponde il ministro Laurent Nuñez. Sindacati, organizzazioni per i diritti umani e molti studenti denunciano invece un uso eccessivo della forza, soprattutto nei confronti di manifestanti minorenni. E nel clima già incandescente si è aggiunto ieri un episodio vicino Orléans, dove la procura ha aperto un’indagine preliminare per «apologia del terrorismo» dopo la diffusione di un video girato durante il blocco di un liceo. Nelle immagini alcuni giovani intonano un brano rap contenente riferimenti a Mohamed Merah, autore nel 2012 degli omicidi di tre militari e quattro persone, tra cui tre bambini davanti a una scuola ebraica di Tolosa, e a Salah Abdeslam, unico membro ancora in vita del commando jihadista degli attentati terroristi del 13 novembre 2015.

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