La fuga notturna di Bolsonaro tra i depistaggi di Rubio e Milei
dal nostro inviato Paolo BreraSAN PAOLO – Alle 10,23 di questa mattina, fuso di Brasilia, il presidente mancato Flávio Bolsonaro atterra in Florida, nell’aeroporto executive di Miami-Opa Locka. È scappato usando il passaporto italiano per entrare in Argentina: il giornalista Pablo Duggan ha fotografato il piano di volo del Gulfstream G400 che l’ha prelevato la notte prima a Puerto Iguazù, un lembo di Argentina a una manciata di chilometri da Brasile e Paraguay. Il passeggero “Flávio Nantes Bolsonaro, cittadinanza italiana, passaporto numero YC332...”, è registrato insieme a moglie e figlie, che hanno usato il passaporto brasiliano. Flávio non può: è sospeso dalla Corte suprema che gli ha vietato l’espatrio; ma se la cava con quello ottenuto nel 2023 a Roma, durante il governo Meloni, quando è stato riconosciuto italiano.
SAN PAOLO – Alle 10,23 di questa mattina, fuso di Brasilia, il presidente mancato Flávio Bolsonaro atterra in Florida, nell’aeroporto executive di Miami-Opa Locka. È scappato usando il passaporto italiano per entrare in Argentina: il giornalista Pablo Duggan ha fotografato il piano di volo del Gulfstream G400 che l’ha prelevato la notte prima a Puerto Iguazù, un lembo di Argentina a una manciata di chilometri da Brasile e Paraguay. Il passeggero “Flávio Nantes Bolsonaro, cittadinanza italiana, passaporto numero YC332...”, è registrato insieme a moglie e figlie, che hanno usato il passaporto brasiliano. Flávio non può: è sospeso dalla Corte suprema che gli ha vietato l’espatrio; ma se la cava con quello ottenuto nel 2023 a Roma, durante il governo Meloni, quando è stato riconosciuto italiano.
A Miami, grandi ombrelli fanno da scudo ai fotografi. Flávio e famiglia vengono scortati fuori dall’area controlli dove li aspetta un’auto. Lui non dice una parola. Il presidente Trump gli ha concesso il visto, e ha annunciato disponibilità all’asilo politico. Qualche ora più tardi, Flávio ringrazia Trump e Milei per averlo aiutato a lasciare il Brasile, e si autoproclama «presidente eletto» per lettera aperta al popolo che ha abbandonato: «I criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione che ha instaurato una tirannia». Non dà prove di brogli: Lula lo ha battuto di 4,5 milioni di voti, solo 35mila nelle due ore di proroga del voto. La grande fuga finisce qui, con dietro le macerie di un Brasile lacerato.
Martedì pomeriggio amici e alleati di Flávio mentivano coscientemente quando raccontavano ai giornalisti che era già al sicuro negli Stati Uniti: era nascosto in Brasile, invece, in attesa di attraversare la frontiera. Depistaggio e fuga sono stati un’opera orchestrale dell’internazionale sovranista. Alle 17,30 di ieri (le 21,30 in Italia) fonti vicine all’amministrazione Trump assicuravano a Cnn che il senatore sconfitto fosse già in America con moglie e figlie. Altri alleati giuravano avesse abbracciato il fratello Eduardo in Florida. Ore dopo, invece, alle 22,50 Flávio stava attraversando il ponte Tancredo Neves, tra Foz do Iguaçu e Puerto Iguazú, diretto nell’Argentina di Javier Milei. È un varco scelto con cura: via terra, i controlli brasiliani in uscita sono rari. Lo sbarramento viene dopo, alla frontiera argentina. Ma lì Flávio sa già che andrà tutto liscio. Dall’altra parte del ponte c’è Santiago Caputo, lo stratega politico di Javier Milei. È l’uomo della diplomazia parallela e dei rapporti con Washington, e secondo il Clarin ha seguito personalmente la fuga dall’inizio.
Alle due di notte la direzione migrazioni argentina conferma che Flávio, Fernanda e le figlie avevano attraversato la frontiera «alle 22,50» con «documenti di viaggio validi». Quaranta minuti dopo erano già all’aeroporto internazionale argentino Cataratas del Iguazú, pronti a imbarcarsi sul Gulfstream G400 della Baires Fly che li aspettava da quasi 24 ore. È stato Caputo a tenere i contatti diretti con la compagnia aerea argentina, la stessa che trasportò Milei a New York e Washington nel primo viaggio internazionale dopo l’elezione. La Nación e La Política Online hanno scoperto che durante l’operazione era a Puerto Iguazú. Il Clarín ha visto i furgoni con targa brasiliana e vetri oscurati, appartenenti alla Dallas Turismo, arrivare scortati da una pattuglia della polizia aeroportuale. Su un sedile posteriore hanno intravisto un uomo con il cappellino. Sulla pista li aspettava il Gulfstream. Secondo il Clarín, il charter lo avevano prenotato società private che lavorano abitualmente con il governo americano.
L’aereo decolla poco dopo mezzanotte, due ore prima che l’Argentina informasse ufficialmente dell’ingresso di Bolsonaro nel Paese. Il tempo necessario a lasciarne lo spazio aereo con destinazione Guayaquil, in Ecuador. La rotta attraversa Paraguay, Bolivia e Perù evitando lo spazio aereo brasiliano. Breve rifornimento e si riparte per la Florida, dove ad attendere Flávio c’è la rete che fa capo al fratello Eduardo. Vive lì dall’anno scorso: condannato in Brasile a più di 4 anni di carcere, è latitante e lobbista nel mondo Maga, con legami stretti nell’entourage del segretario di Stato Marco Rubio. Secondo diverse ricostruzioni è stato proprio Rubio a organizzare la fuga. Caputo su X si diverte a sfottere la stampa: «Non so chi vi abbia portato a spasso, ma ha tutta la mia ammirazione». Trump, intanto, li aspettava a braccia aperte: «Penso siano brave persone».