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L’Unione europea lancia l’allerta: “Prepariamoci alla guerra”

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La commissaria alle crisi Lahbib: “La fantascienza è realtà, bisogna essere pronti al peggio, anche a un conflitto in Europa”
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Approvvigionamento alimentare sotto stress, allarmi bomba sugli aerei, kit di sopravvivenza. L’Unione europea è sotto attacco. La guerra ibrida messa in atto dalla Russia dipana i suoi effetti anche su nuovi obiettivi e Bruxelles tenta di correre ai ripari. Mettendo nel conto il peggio. Non solo contrastare il cyber-conflitto ma anche prepararsi ad una vera e propria belligeranza.

«Le crisi — ha detto ieri la commissaria Ue, Hadja Lahbib — ci hanno impartito una dura lezione: dobbiamo essere pronti al peggio, incluso un conflitto armato qui in Europa». L’esponente dell’esecutivo europeo con la delega proprio alla Gestione delle crisi, è convinta che gli ultimi anni «hanno trasformato il nostro modo di operare: i devastanti incendi in Portogallo nel 2017, la pandemia di Covid-19 e la guerra della Russia contro l’Ucraina». Da quel momento l’Europa si è dovuta dunque organizzare per affrontare le nuove difficoltà. A partire dagli attacchi hacker che «prendono di mira ospedali, sistemi di…

Approvvigionamento alimentare sotto stress, allarmi bomba sugli aerei, kit di sopravvivenza. L’Unione europea è sotto attacco. La guerra ibrida messa in atto dalla Russia dipana i suoi effetti anche su nuovi obiettivi e Bruxelles tenta di correre ai ripari. Mettendo nel conto il peggio. Non solo contrastare il cyber-conflitto ma anche prepararsi ad una vera e propria belligeranza.

«Le crisi — ha detto ieri la commissaria Ue, Hadja Lahbib — ci hanno impartito una dura lezione: dobbiamo essere pronti al peggio, incluso un conflitto armato qui in Europa». L’esponente dell’esecutivo europeo con la delega proprio alla Gestione delle crisi, è convinta che gli ultimi anni «hanno trasformato il nostro modo di operare: i devastanti incendi in Portogallo nel 2017, la pandemia di Covid-19 e la guerra della Russia contro l’Ucraina». Da quel momento l’Europa si è dovuta dunque organizzare per affrontare le nuove difficoltà. A partire dagli attacchi hacker che «prendono di mira ospedali, sistemi di comunicazione o processi elettorali, e proprio ieri hanno colpito i nostri supermercati». Si tratta di una «zona grigia» che ci fa capire che «non siamo in guerra ma nemmeno in pace». Per la Commissaria europea è una situazione che solo pochi anni fa sarebbe stata definita «fantascienza» ma che ci colloca su un crinale molto scivoloso: «Basta poco per cadere nell’allarme rosso. La guerra è tornata nel nostro continente. Quest’estate, all’aeroporto di Lipsia, è stato rinvenuto un drone che trasportava esplosivi».

Per tentare di sterilizzare il sabotaggio tecnologico nei confronti dei supermercati e quindi delle catene di rifornimento alimentare, Palazzo Berlaymont ha convocato ieri due riunioni di coordinamento «in contatto diretto con gli Stati membri e con le autorità nazionali competenti, che stanno attualmente conducendo le indagini». La prima è stata organizzata con la Task force interistituzionale dell’Ue, l’agenzia europea per la cybersicurezza Enisa, Europol e i servizi competenti della Commissione. La seconda con Eu-Cyclone, la rete europea di collegamento delle organizzazioni per le crisi informatiche.

Non solo. L’esecutivo comunitario ha diramato ieri le nuove indicazioni per prepararsi alle emergenze. Soprattutto su come affrontare le prime 72 ore. Il concetto di base si fonda sull’autosufficienza per almeno tre giorni. Tutto contenuto in una sorta di kit di sopravvivenza. La commissaria Lahbib suggerisce di tenere pronto anche uno zainetto per l’evacuazione rapida con acqua potabile, cibo, medicinali e altri articoli di prima necessità.

Proprio ieri l’apprensione è cresciuta perché mentre gli attacchi ai supermercati proseguivano in Germania, sui cieli d’Europa sono scattati ben sette allarmi bomba su altrettanti aerei di linea. Fortunatamente rivelatesi falsi ma che hanno coinvolto anche due voli Ryanair diretti in Italia. Velivoli partiti dal Portogallo e dall’Irlanda. Sono addirittura intervenuti due caccia militari per scortare uno dei due aerei. Medesima preoccupazione anche in Polonia, Bulgaria, Spagna e Inghilterra. Con il sospetto sempre più fondato che anche queste segnalazioni rientrano in una sorte di “strategia della tensione” condotta da Mosca.

Un’ansia che rischia di crescere nei prossimi mesi quando diversi Paesi dell’Unione europea saranno chiamati al voto. Dall’Italia alla Francia, dalla Spagna alla Polonia. E colpisce che nel programma di lavoro per il prossimo anno che sarà presentato oggi dalla Commissione europea, venga messa nero su bianco il dubbio che il progetto per una prima forma di esercito comune entro il 2030 possa davvero realizzarsi. «Nonostante decisioni e finanziamenti senza precedenti — si legge — l’obiettivo di prontezza della difesa per il 2030 è a rischio». «Dobbiamo pertanto fare di più — prosegue il documento — per conseguire tali obiettivi e per rafforzare la nostra resilienza, preparazione e capacità di rispondere rapidamente alle crisi, o a situazioni ancora peggiori».

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