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La corsa per il Michigan: El-Sayed più forte anche dei tradimenti

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Il candidato della sinistra e il sogno di essere il primo musulmano alla Camera alta: “Dobbiamo dimostrare di potercela fare”
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DETROIT – Storico vantaggio negli exit polls prima, poi un +5% nello scrutinio che, a urne ancora da stimare in totale, appare incolmabile e per il candidato democratico Abdul El-Sayed si esulta al quartier generale per la vittoria sul repubblicano Mike Rogers e al diavolo ogni prudenza. El-Sayed, salvo sorprese dell’ultimo voto, è il primo musulmano al Congresso in 250 anni d’America, svolta storica per il Michigan nella notte blu dello tsunami Dem.

“I'm not afraid”, non ho paura, la voce suadente di Eminem, rapper bianco cresciuto al numero 19946 di Dresden Street, compagno delle strade operaie di Detroit con il mito del trailer park, quartiere di roulotte A&L Mobile, ha scandito da Instagram l’epilogo della campagna di Abdul El-Say…

DETROIT – Storico vantaggio negli exit polls prima, poi un +5% nello scrutinio che, a urne ancora da stimare in totale, appare incolmabile e per il candidato democratico Abdul El-Sayed si esulta al quartier generale per la vittoria sul repubblicano Mike Rogers e al diavolo ogni prudenza. El-Sayed, salvo sorprese dell’ultimo voto, è il primo musulmano al Congresso in 250 anni d’America, svolta storica per il Michigan nella notte blu dello tsunami Dem.

“I'm not afraid”, non ho paura, la voce suadente di Eminem, rapper bianco cresciuto al numero 19946 di Dresden Street, compagno delle strade operaie di Detroit con il mito del trailer park, quartiere di roulotte A&L Mobile, ha scandito da Instagram l’epilogo della campagna di Abdul El-Sayed. I 78 secondi sulle note di Not Afraid, alternano folle, comizi e attacchi al presidente Trump, “Michigan, è il momento. Tocca a noi mostrare al paese cosa è possibile. Il mondo ci guarda» scandiva El-Sayed. Per Rogers cantava, invano, Kid Rock, rocker Maga.

Nella città dei dischi Tamla Motown, Ford e General Motors, fabbriche chiuse per sempre, un seggio strategico decideva il controllo del Senato. El-Sayed, medico, figlio di immigrati egiziani, predica sanità universale, salari migliori, guerra ai miliardari. Oltre cento milioni di dollari di spot hanno incendiato la campagna, con i fondi di Elon Musk e il record raccolto di sottoscrizioni per El-Sayed: lo hanno premiato gli arabi, 2% degli elettori che nel 2024 punirono la Harris per il sostegno a Israele, gli operai bianchi, sindacati, neri di Detroit, araboamericani di Dearborn, ebrei, giovani universitari.

Il tradimento di Haley Stevens, deputata battuta da El-Sayed alle primarie, che ha annunciato il sostegno a domenica a Rogers, subito espulsa, non ha pesato “Per nulla, non siamo comparse!”, protestava Amie Osborn, elettrice di Northville, indignata perché Stevens usava gli afroamericani di Detroit claque. Lunedì sera, al Majestic Theatre, la senatrice liberal Elizabeth Warren prevedeva “Michigan! Siete il punto decisivo”, colonna sonora il rapper Common El-Sayed era commosso “Dicevano che con il mio nome non potevo vincere. Io scommetto sulla bontà del Michigan”, accanto la moglie Sarah. Invano Rogers ha puntato sui moderati spaventati dal comunismo, spettro evocato da Trump ancora ieri notte.

El-Sayed ha confermato il favore dei sondaggi, New York Times/Siena 53-42, Emerson 51-45, Trafalgar 47-46. Cook Political Report classifica il Michigan con vantaggio Dem, Polymarket assegnava al democratico circa il 78% di probabilità di vittoria. Il vecchio quotidiano Detroit Free Press sceglieva El-Sayed, il conservatore Detroit News pubblicava l’endorsement per Rogers. I repubblicani non vincevano il seggio dal 1994, Trump prevalse nel 2024, prima di inflazione, carobenzina, tagli alla sanità, guerra Iran, dazi scriteriati. Urne chiuse alle venti, code lunghe, per la Storia si può far tardi a cena.

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