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Socialisti, religiosi e pacifisti: la carica dei millennials dem nella corsa alla Casa Bianca

Alexandria Ocasio-Cortez 

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Nella sinistra americana inizia la sfida per la scelta del candidato presidenziale 2028. E ai nomi già noti di Ocasio-Cortez e Kamala Harris si affianca una nuova generazione
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DETROIT. Il guardiano del vecchio Fischer Theater, al 3011 del Grand Boulevard che anima la metropoli del Michigan, ha le lacrime agli occhi: “Il teatro è nato nel 1928, amico mio, l’anno dopo cade Wall Street, nel 1932 c’è la carica di Roosevelt. Mai avrei immaginato di vedere i nostri in testa al Sud, Kansas e Texas”, e addenta un muffin alle zucchine, immangiabile. Alla farmacia Grand Value, al supermarket People’s Food Coop, dal meccanico Motown di Woodward Avenue, vi sentite negli studios tv Cnn o Fox, fra i commenti allo storico scacco inflitto al presidente Trump.

Nell’ondata blu Dem, non ha prevalso il felpato partito di Obama, Biden, Harris, ma un originale cartellone di star, socialisti, religiosi, un’ex ammiraglia e i pacifisti, moderati e progressisti, un pastore protestante, una pediatra, un asso paralimpico, repubblicani transfughi in vista Casa Bianca 2028. “Siete voi la mia fionda”, predica James Talarico in Texas, Davide contro Golia Paxton, cocco di Trump. Seminarist…

DETROIT. Il guardiano del vecchio Fischer Theater, al 3011 del Grand Boulevard che anima la metropoli del Michigan, ha le lacrime agli occhi: “Il teatro è nato nel 1928, amico mio, l’anno dopo cade Wall Street, nel 1932 c’è la carica di Roosevelt. Mai avrei immaginato di vedere i nostri in testa al Sud, Kansas e Texas”, e addenta un muffin alle zucchine, immangiabile. Alla farmacia Grand Value, al supermarket People’s Food Coop, dal meccanico Motown di Woodward Avenue, vi sentite negli studios tv Cnn o Fox, fra i commenti allo storico scacco inflitto al presidente Trump.

Nell’ondata blu Dem, non ha prevalso il felpato partito di Obama, Biden, Harris, ma un originale cartellone di star, socialisti, religiosi, un’ex ammiraglia e i pacifisti, moderati e progressisti, un pastore protestante, una pediatra, un asso paralimpico, repubblicani transfughi in vista Casa Bianca 2028. “Siete voi la mia fionda”, predica James Talarico in Texas, Davide contro Golia Paxton, cocco di Trump. Seminarista ed ex insegnante, 37 anni, Talarico prevale malgrado i 158 milioni di dollari sprecati contro di lui dal patron di Tesla Elon Musk. A Washington andrà con la Bibbia di famiglia e la voglia di convertire con un sermone anche i Maga.

In Kansas Adam Hamilton, 62 anni, pastore di una sterminata congregazione metodista, repubblicano fino a pochi mesi fa, quindi disgustato da Trump, è il primo democratico senatore nello Stato dal 1932. “Lavorerò con i repubblicani”, assicura e siederà accanto ad Abdul El-Sayed, 42 anni, medico, già responsabile della sanità di Detroit, primo musulmano al Senato, eletto qui in Michigan contro l’establishment, anche grazie ai fondi della deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez, perché “il denaro non può comprare il popolo”. In Tennessee e Kentucky un elettore repubblicano su 5 cambia campo, mentre El-Sayed viene scelto dal 60% degli elettori ebrei. È presto per individuare chi avrà la nomination 2028, ma certo sarà un campione di questo parterre, personalità autentiche ma capaci di ascoltare le comunità su prezzi, salari, sanità, dazi, Iran e Putin, corruzione.

Abdul El-Sayed 

La dottoressa Annie Andrews, 46 anni, pediatra in South Carolina, era sconvolta dalle follie del ministro Robert Kennedy Jr. su vaccini e epidemie, parlando del tema alle famiglie impaurite, mentre Chris Pappas, 46 anni, deputato in New Hampshire, sarà il primo senatore a dichiararsi gay: “Da ragazzo non ci avrei mai creduto”.

Josh Turek, Iowa, due ori paralimpici nel basket in carrozzina, votava per G. W. Bush, lo hanno dissuaso dazi e tagli al welfare: “Sono famiglie normali come la mia a pagare gli eccessi di Trump”.

Midterm, oltre la fine dell’utopia Maga, inaugura un partito democratico anti mainstream, con la radicalità di Kennedy 1960 e Johnson 1964. Gina Hinojosa, 52 anni, deputata cattolica, strappa il Texas all’onnipotente Greg Abbott, attaccando i data center AI, raccontando della propria gravidanza a rischio e definendosi, un po’ alla Giorgia Meloni: “Sono mamma, texana, governatrice”. Keisha Lance Bottoms, 56 anni, ex sindaca di Atlanta, è in Georgia prima governatrice nera nella storia Usa, azzittendo i parrucconi Dem che davano per spacciata. In Ohio Amy Acton, 60 anni, umilia il pasticcione trumpiano Vivek Ramaswamy, raccontando senza imbarazzi l’infanzia traumatica pur di ridare “speranza agli infelici”. In Iowa Rob Sand, 44 anni, revisore dei conti dello Stato, promette: “Non rossi o blu con i colori dei partiti, ma migliori e sinceri”. Le debolezze, disprezzate dai machisti Trump, Vance, Hegseth, attraggono giovani e soggetti resi fragili da social ed economia AI. Alla Camera debuttano Rebecca Bennett, ex pilota della Marina, Melat Kiros, 29 anni, socialista del Colorado, prima donna Generation Z al Congresso, Bobby Pulido, cantante texano con due Latin Grammy, campagna elettorale suonando gratis a matrimoni e feste di teenager: immaginate Biden al suo posto?

Obama evoca la “prossima generazione di leader”, ma non si esporrà troppo, geloso dell’icona Super Partes. Il newyorkese Chuck Schumer tornerà a capo della maggioranza al Senato, ma i giovani, agguerriti nei caucus, commissioni parlamentari, lo contrasteranno con durezza. Non archiviate dunque martedì solo da castigo all’anatra zoppa Trump. È la rifondazione democratica, da sinistra alla fede religiosa, dal pragmatismo, al carisma di Jon Ossoff, senatore della Giorgia su cui Polymarket scommette alla Casa Bianca, ai popolari governatori Newsom e Pritzker. I dem hanno messo ko Trump, la strada per la presidenza, fra guerre, crisi, rabbia sociale, è scoscesa ma ieri, finalmente, i militanti del Fischer Theater celebravano postando su Instagram le foto di Minneapolis, i ragazzi ad appiccicare lo sticker I Voted, Ho Votato, sul sacrario di Renee Good e Alex Pretti, trucidati dalla milizia Ice. “Alla luce dell’alba”, come canta Bruce Springsteen sui versi dell’inno nazionale Usa.

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