✕

Israele, incarico ad Eisenkot: Netanyahu nell’angolo rilancia l’unità nazionale

Oggi l’investitura formale da parte del capo dello Stato Herzog. Poi 28 giorni di tempo per sciogliere il nodo dell’appoggio dei partiti arabi e degli ultraortodossi. La mossa del premier uscente rispedita al mittente
2 minuti di lettura

TEL AVIV – Gadi Eisenkot ha il mandato per formare il nuovo governo di Israele. Il presidente Isaac Herzog, al termine delle consultazioni e dopo due giorni di riflessioni, ha scelto lui. Domani alle 17 riceverà nella sua residenza di Gerusalemme il leader di Yashar e capofila del Blocco del cambiamento, per il conferimento dell’incarico. Da quel momento in poi, come stabilisce l’articolo 8 della Legge fondamentale sul governo, il candidato premier ha 28 giorni (con possibilità di proroga di altri 14) per presentare la squadra dei ministri.

Che fosse Eisenkot l’incaricato era prevedibile, essendo stato raccomandato, durante le consultazioni, dai rappresentanti di 67 deputati eletti, 21 in più rispetto a Benjamin Netanyahu. Tuttavia, si apre ora una fase dall’esito per nulla scontato. Dalle elezioni del 27 ottobre, infatti, non è uscita una maggioranza definita: l’eterogeneo Blocco, di cui l’ex generale 66enne è capofila, ha 48 seggi; la coalizione di destra di Netanyahu 53; le liste a…

TEL AVIV – Gadi Eisenkot ha il mandato per formare il nuovo governo di Israele. Il presidente Isaac Herzog, al termine delle consultazioni e dopo due giorni di riflessioni, ha scelto lui. Domani alle 17 riceverà nella sua residenza di Gerusalemme il leader di Yashar e capofila del Blocco del cambiamento, per il conferimento dell’incarico. Da quel momento in poi, come stabilisce l’articolo 8 della Legge fondamentale sul governo, il candidato premier ha 28 giorni (con possibilità di proroga di altri 14) per presentare la squadra dei ministri.

Che fosse Eisenkot l’incaricato era prevedibile, essendo stato raccomandato, durante le consultazioni, dai rappresentanti di 67 deputati eletti, 21 in più rispetto a Benjamin Netanyahu. Tuttavia, si apre ora una fase dall’esito per nulla scontato. Dalle elezioni del 27 ottobre, infatti, non è uscita una maggioranza definita: l’eterogeneo Blocco, di cui l’ex generale 66enne è capofila, ha 48 seggi; la coalizione di destra di Netanyahu 53; le liste arabe 19. Per avere la certezza della governabilità ne servono almeno 61, oppure c’è la possibilità del governo di minoranza, ma con garanzie di appoggio esterno dei partiti arabi.

Netanyahu, il più longevo primo ministro israeliano, è consapevole di quanto sia complicata, per lui, la situazione e infatti gioca l’ultima carta su un tavolo a lui sfavorevole. «Chiedo la formazione di un governo di unità nazionale che comprenda tutti i partiti del campo nazionale e tutte le forze politiche sioniste che vogliano proteggere il nostro Paese, l’unico Stato del popolo ebraico», dichiara in un videomessaggio, alludendo al fatto che dovrebbero farne parte anche le formazioni estremiste di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Aggiunge: «È necessario per eliminare definitivamente la minaccia nucleare iraniana».

Prima ancora che il Capo dello Stato chiamasse Eisenkot per comunicargli la sua scelta, da Yashar, il partito dell’ex generale, è arrivata la risposta all’invito di Netanyahu tramite un lungo post sui social. Prima la premessa, che è anche un’indicazione di quel che succederà nei prossimi giorni: «Il governo di emergenza che formerà Eisenkot includerà solo partiti e membri della Knesset che sostengono i quattro principi, tra cui il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica e l’impegno per la distruzione del suo potere militare e amministrativo. Netanyahu, che ha fallito in questo, certamente non predicherà tale impegno». Poi l’apertura, che assume però i toni di una proposta provocatoria che il premier uscente non può accettare: «Se il Likud e i suoi alleati vogliono improvvisamente l’unità, sono benvenuti a dichiarare lo scioglimento dell’alleanza con gli estremisti, l’accettazione dei quattro principi e la disponibilità a entrare in un governo sotto il primo ministro Eisenkot». Dunque non l’alternanza auspicata da Netanyahu, che gli permetterebbe di proteggersi dai processi per corruzione in cui è imputato e anche dalla giustizia internazionale.

Fino a quando non c’è il voto di fiducia, l’attuale governo resta in carica in modalità provvisoria, con l’autorità di fare una guerra. L’ordinamento israeliano prevede che il candidato, se non riesce entro il tempo previsto, informi il Capo dello Stato che il tentativo è fallito. Herzog, a quel punto, entro tre giorni dovrà decidere se affidare l’incarico a un altro o prendere atto che non c’è maggioranza possibile.

Leggi i commenti