BRUXELLES – La minaccia viene dalla Russia. O almeno, la testa operativa si trova a Mosca. Dopo l’ondata di falsi allarmi bomba che hanno scosso e allertato quasi tutti gli aeroporti europei, sono scattate immediatamente le indagini dei servizi di Intelligence europei. E stavolta sono intervenute anche le strutture della Nato per capire cosa stesse succedendo. In particolare il Nato StratCom Coe (Strategic Communications Centre of Excellence) che ha sede a Riga, in Lettonia, un osservatore privilegiato delle attività cyber della confinante Russia. Il risultato è esattamente quello sospettato: le operazioni che puntano ad una sorta di “strategia della tensione” fanno base a Mosca.
Le strutture dell’Alleanza atlantica in questi casi si attivano in automat…
BRUXELLES – La minaccia viene dalla Russia. O almeno, la testa operativa si trova a Mosca. Dopo l’ondata di falsi allarmi bomba che hanno scosso e allertato quasi tutti gli aeroporti europei, sono scattate immediatamente le indagini dei servizi di Intelligence europei. E stavolta sono intervenute anche le strutture della Nato per capire cosa stesse succedendo. In particolare il Nato StratCom Coe (Strategic Communications Centre of Excellence) che ha sede a Riga, in Lettonia, un osservatore privilegiato delle attività cyber della confinante Russia. Il risultato è esattamente quello sospettato: le operazioni che puntano ad una sorta di “strategia della tensione” fanno base a Mosca.
Le strutture dell’Alleanza atlantica in questi casi si attivano in automatico. Non hanno bisogno di un input “politico”. Il ruolo ostativo che a volte ha esercitato Donald Trump nella ridislocazione delle truppe in Europa, in questo caso non esiste. Non può impedire l’intervento dello StratCom Coe se non rivedendo gli accordi complessivi. Opzione a questo punto poco praticabile, peraltro, dopo i risultati delle elezioni di midterm che hanno assegnato il controllo della Camera e del Senato americano ai democratici. Una garanzia non da poco, in questi frangenti.
In ogni caso, bisogna partire da un dato statistico: rispetto allo scorso anno, gli episodi di guerra tecnologica in grado di provocare effetti concreti sono raddoppiati, superando la soglia psicologica dei mille incidenti. Segno che la guerra ibrida ha compiuto un salto di qualità nel 2026 e che probabilmente ne compirà un altro nei prossimi mesi. Ma il punto nevralgico risiede nella convinzione che tutto venga orchestrato dal Cremlino per destabilizzare l’Europa.
L’individuazione della fonte primaria non è però agevole. In base a quanto sta emergendo dalle indagini in corso, gli attacchi ibridi non vengono quasi mai avviati dal territorio russo, ma da Paesi confinanti dell’ex blocco sovietico, in particolare asiatici, e ancora di più dal Sud America. È sufficiente ingaggiare hacker compiacenti in quelle aree del mondo per scatenare la confusione. Le attenzioni si concentrano nello specifico in Colombia e in Bolivia. Le strutture amministrative di La Paz – secondo le analisi di diversi servizi segreti occidentali - sono state penetrate e infiltrate pesantemente dal Cremlino durante la presidenza di Evo Morales. Quindi fino al 2019. E quel retaggio resta ancora molto efficiente.
Ma appunto, non sarà facile accertare documentalmente le responsabilità anche se non ci sono dubbi sull’origine. Nelle rivendicazioni, il tentativo di confondere le acque è evidente: la minaccia inviata ad esempio giovedì scorso all’aeroporto di Fiumicino era stata attribuita al gruppo sciovinista russo Male State, il cui fondatore Vladislav Pozdnyakov ha però negato il coinvolgimento dell’organizzazione.
Gli investigatori non ritengono poi che i responsabili puntino a una minaccia reale per l’aviazione europea. O meglio, non credono che la Russia voglia provocare dei veri e proprio incidenti aerei. Almeno non volontariamente, in questa fase.
Gli allarmi bomba sugli aerei o gli attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati puntano soprattutto a creare caos e una condizione permanente di preoccupazione. Una “strategia della tensione” che mira a insinuare nelle opinioni dei cittadini l’idea che la responsabilità dei disagi ricada sulle classi dirigenti locali. Soprattutto in concomitanza dei turni elettorali che si susseguiranno nei prossimi mesi: Spagna, Francia, Italia, Grecia e Polonia. Il sospetto delle intelligence del Vecchio Continente, però, è che Mosca non voglia andare oltre, per evitare una reazione popolare e quindi anche elettorale contro i partiti europei filorussi. La guerra ibrida in Europa, quindi, non finirà presto.