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Un pensiero su Farage e Brexit

(reuters)
E i pub più carini di Londra
3 minuti di lettura

Vorrei dedicare la prima parte di questa puntata a un tema che mi chiedete in tanti: “Se i sondaggi sostengono che oramai la stragrande maggioranza dei britannici è contro la Brexit, come mai il re dell’uscita dall’Ue, Nigel Farage, è in testa ai sondaggi con il suo partito Reform UK?”.

++++ FOTO FARAGE +++

(reuters)

Spero di sfatare una volta per tutte questa contraddizione. Che è una contraddizione solo in apparenza. Quindi vi prego di far girare questa spiegazione. Oppure lo rispiegherò volentieri ogni volta che me lo chiederete. :-)

Innanzitutto, i numeri. Farage e Reform UK sono in testa ai sondaggi (insieme al Labour del nuovo primo ministro Andy Burnham) oramai con una quota pari a 22-23% delle intenzioni di voto. Dico ormai perché prima veleggiavano intorno al 30%. Ma poi sono arrivati Burnham (che ruba i voti di una parte degli operai bianchi a Farage) e soprattutto una serie di scandali milionari per Reform UK che hanno allontanato soprattutto sugli elettori indecisi.

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Vorrei dedicare la prima parte di questa puntata a un tema che mi chiedete in tanti: “Se i sondaggi sostengono che oramai la stragrande maggioranza dei britannici è contro la Brexit, come mai il re dell’uscita dall’Ue, Nigel Farage, è in testa ai sondaggi con il suo partito Reform UK?”.

++++ FOTO FARAGE +++

(reuters)

Spero di sfatare una volta per tutte questa contraddizione. Che è una contraddizione solo in apparenza. Quindi vi prego di far girare questa spiegazione. Oppure lo rispiegherò volentieri ogni volta che me lo chiederete. :-)

Innanzitutto, i numeri. Farage e Reform UK sono in testa ai sondaggi (insieme al Labour del nuovo primo ministro Andy Burnham) oramai con una quota pari a 22-23% delle intenzioni di voto. Dico ormai perché prima veleggiavano intorno al 30%. Ma poi sono arrivati Burnham (che ruba i voti di una parte degli operai bianchi a Farage) e soprattutto una serie di scandali milionari per Reform UK che hanno allontanato soprattutto sugli elettori indecisi.

Andy Burnham (apn)

Il sistema elettorale britannico First Past the Post (qui trovate una mia ampia spiegazione) è un uninominale secco che, secondo i partiti più piccoli, distorce gravemente l’ecosistema politico britannico. L’esempio più recente è il “trionfo” elettorale di Keir Starmer nel 2024. In quella circostanza, il Labour ha ottenuto soltanto il 33,7% dei voti complessivi ma allo stesso tempo una maggioranza monstre, 411 seggi su 650. Perché? Perché ha vinto tantissimi seggi di misura, anche tra quelli più insperati o storicamente conservatori, perché Farage (che allora era intorno al 10% di media) ha rubato tantissimi voti ai tories, facendo arrivare primi, nei singoli seggi, una marea di candidati laburisti per pochi voti. Dunque, tutte le stelle si erano allineate per il Labour.

Keir Starmer (afp)

Farage, o lo stesso Labour, possono vincere le elezioni soltanto con il 23%? Le possibilità sono incredibilmente minime, anzi, è impossibile, visto che la percentuale più bassa di voti della storia britannica sufficiente per arrivare la governo è stata proprio quella di Starmer nel 2024 (33,7%). Qui si apre il capitolo possibili coalizioni, che affronteremo un’altra volta. Ma una cosa è certa: anche se Farage è “in testa” ai sondaggi, il 77% dei britannici non lo voterebbe. Anzi, se si approfondisce la questione, si scopre che il leader di Reform UK è il capo politico più disprezzato del Paese.

E se il 78% del Regno Unito non voterebbe Farage, allora stesso modo c’è un 65-70% che considera la Brexit un errore. Attenzione, altro caveat: non significa che tutta questa ampia fetta di popolazione voglia tornare in Ue, perché molti britannici sono pragmatici e sanno che ciò innescherebbe un’altra tempesta di instabilità politica. Altro paradosso: persino tra gli elettori di Farage, secondo questo sondaggio Yougov per esempio, circa il 14% vorrebbe tornare in Ue. E allora perché lo votano, chiederete voi? Perché Farage è l’unico di cui si fidano queste persone, e per loro le conseguenze dell’uscita dall’Ue sono il “male minore”.

Tutto questo per dire che bisogna andare oltre i titoli e approfondire, perché i dati raccontano una realtà molto più composita ed eterogenea. E soprattutto, spero di essere stato chiaro sul perché Farage può essere in testa ai sondaggi, e allo stesso tempo una grande maggioranza di britannici esecra la Brexit. Le due cose, nel particolare sistema politico britannico, non sono affatto in contraddizione.

Nel frattempo, restando nella politica, la settimana scorsa abbiamo parlato della grande sfida di Scozia, Galles e Irlanda del Nord a Londra (e Burnham) per l’indipendenza dopo le clamorose parole di Donald Trump, e qui ho parlato con il premier scozzese John Swinney che mi ha spiegato perché la Scozia vuole tornare in Unione Europea il prima possibile e perché “l’addio al Regno Unito è oramai inevitabile”, almeno secondo lui.

John Swinney (epa)

Ma è anche esplosa una clamorosa polemica tra il fratello di Lady Diana, il conte Spencer, e re Carlo III. Qui trovate tutte le accuse, mentre qui ho provato a spiegare i motivi (anche storici) di questo affondo eclatante - e la strana coincidenza del ritorno di Harry e Meghan in Inghilterra.

Infine, siete mai stati in questa vecchia metropolitana della posta a Londra? O avete mai visto questa curiosa cripta della St Pancras Church? E sapete pronunciare questi nomi di luoghi in inglese? E questi sono, a quanto pare, i pub più carini di Londra.

(wikipedia)

A proposito di pub, quello della settimana è lo Scottish Stores, quello meno conosciuto intorno a King’s Cross, soprattutto mentre aspettate un treno: buona scelta di birre (hanno anche la scozzese Tennent’s, il che è piuttosto raro), arredamento classico e ambiente accogliente.

Mentre il ristorante della settimana (ma è anche un pub) è il Grenadier, a Belgravia in centro a Londra, uno dei pub più storici e caratteristici di Londra, e con una Wellington Beef da paura.

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