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Il libro

Il futuro non si aspetta, si costruisce: 24 storie che raccontano l’Italia della rigenerazione

La scrittrice Letizia Palmisano
La scrittrice Letizia Palmisano 

Nel libro di Letizia Palmisano il racconto segue le ore della giornata. Madre e figlio si muovono in una città dove incontrano uomini e donne: mostrano come l’economia circolare possa trasformare il nostro modo di vivere. In meglio

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“Le sette del mattino. Il profumo del caffè si diffonde per la casa, mescolandosi a quello della spremuta appena preparata. Sul tavolo di cucina, Laura osserva gli scarti della colazione: i fondi della moka, le bucce d’arancia, qualche briciola di una fetta di pane e il filtro del tè. ‘Guarda qui, Alex’ dice, indicando il piattino dove ha raccolto tutto. ‘Secondo te, dove finisce questa roba?’. Alex, con la sicurezza di un adolescente che ha sempre visto fare in casa la raccolta differenziata, risponde: ‘Nel bidone dell’umido, no?”. Laura e Alex, madre e figlio, sono i protagonisti dell’ultimo libro della scrittrice e giornalista ambientale Letizia Palmisano dal titolo Il futuro non aspetta si costruisce. Una giornata all’insegna dell’economia circolare” (edizioni Città Nuova, 2026).

“Un po’ saggio, un po’ romanzo”, lo definisce la scrittrice che per raccontare storie di economie circolare ha utilizzato una struttura narrativa particolare. Invece di dividere a capitoli il suo libro, fa attraversare ai suoi protagonisti, che si aggirano per il loro quartiere, una giornata ideale scandita da 24 storie, una per ogni ora. Così ci si ritrova a scoprire persone e realtà che dimostrano come l’economia circolare possa trovare applicazione in contesti diversi creando anche una svolta lavorativa.

24 ore per raccontare il cambiamento

“Sì perché si tratta di storie vere che nella realtà sono sparse in tutta Italia, ma nel mio romanzo le immagino nello stesso quartiere, la città ideale”, spiega Letizia Palmisano che tiene a sottolineare di aver fatto molta fatica a selezionare le 24 storie. “Ne ho raccolte talmente tante, di grande professionalità e di impegno personale, che è stato difficile scegliere, mi sarebbe piaciuto poterle raccontare tutte”. Il risultato è un affresco di chi in Italia ha già iniziato a trasformare le difficoltà dovute alla crisi del clima in occasioni di innovazione e sviluppo.

Riparare, condividere, rigenerare

Così alle 7 del mattino quando Alex e Laura si svegliano e vedendo gli scarti della colazione, si domandano come fare a non gettare tutto nella pattumiera? A quel punto si ricordano di aver conosciuto Laura Gallo, presidente della cooperativa sociale Il Giardinone che da oltre dieci anni, trasforma i fondi di caffè in oggetti di uso comune, come tazzine e piattini. Coinvolgendo il Dipartimento di chimica del Politecnico di Milano per la ricerca sul materiale e lo studio di design per la forma.

Ma la giornata ideale di Laura e Alex (i loro nomi sono un omaggio a Alexander Langer il padre dell’ecologia moderna e Laura Conti fondatrice di Lega per l’ambiente) continua e alle 8 incontrano Serena Spadafina, “la Maga dei Mobili”. Laura l’ha conosciuta navigando sui social iscrivendosi al gruppo “Te lo regalo se vieni a prenderlo” della sua città. A lei vuole portare una vecchia libreria per darle una nuova vita. Classe 1989, Serena Spadafina ha trasformato una passione per il fai da te in una professione. “Ha imparato l’arte del restyling, prima rivendendo pezzi trasformati e poi lavorando su commissione. Oggi è un’artigiana che dà una seconda esistenza a mobili destinati alla discarica”.

Oltre il modello dell’usa-e getta

La giornata continua girovagando in questo quartiere ideale della sostenibilità, con una riflessione sul modello usa-e-getta. “Dopo pranzo, Laura ispeziona la vecchia panca di legno sul balcone. Le intemperie l’hanno rovinata. ‘Avrebbe bisogno di una bella levigata. Ci serve una levigatrice’. Alex, pratico, ha già il cellulare in mano. ‘La compriamo online o facciamo un salto al negozio di bricolage?’. La madre sorride. ‘Quante volte pensi che la useremo in un anno? Forse una? Due?’. Apre il computer e navigando trova Leila, l’oggettoteca che, da poche settimane, ha aperto una sede anche nel loro quartiere”. Funziona come una biblioteca, ma, al posto dei libri, si possono prendere in prestito attrezzi, piccoli elettrodomestici, attrezzature sportive o per le feste. Spiega Palmisano: “È l’ora di chiedersi: perché possedere un oggetto che usiamo raramente, quando possiamo usarlo e restituirlo?” Ed è così che madre e figlio alle 13 incontrano Antonio Beraldi, cofondatore di Leila − la biblioteca degli oggetti, una delle prime in Italia- che ha trasformato un progetto locale in un modello di business e in una rete nazionale, diventando un “abilitatore” che aiuta aziende, università, scuole ed enti a creare i propri punti di condivisione.

Poi incontrano Fabio Aiello, ingegnere e “custode” dell’Antico Mulino delle Fate, un impianto del Settecento ora restaurato e diventato un centro culturale in Calabria. E alle 14 Manuela Marini, artigiana creativa e founder di The Messy Gallery con cui ha trasformato l’hobby per il cucito in una missione: crea abbigliamento e accessori partendo da stoffe dimenticate e capi usati. Non solo. Tramite workshop e lezioni, insegna a chiunque a usare ago e filo.

La giornata scorre via via fino a mezzanotte quando madre e figlio tornando a casa vedono che sulla loro strada c’è un set cinematografico. Ed è così che incontrano Ludovica Chairini Ceo di EcoMuvixon che lavora per diminuire l’impatto ambientale delle produzioni cinematografiche e i set. Infine all’una di notte quando madre e figlio rincasano, ricordano Andrea Zenari, founder della Fattoria del Legno, un artigiano che ha trasformato un bosco di famiglia in Veneto in un progetto di vita concreto che unisce vivaismo circolare e alta carpenteria recuperando il legno.

"La città circolare nasce dai territori”

"Immaginare un quartiere circolare significa pensare a luoghi in cui servizi, attività produttive, laboratori, spazi di condivisione e iniziative sociali possano collaborare. Le città possono diventare laboratorio di questo cambiamento” spiega l’autrice di Il futuro non si aspetta si costruisce.

“Quelli che ho raccontato nel mio libro sono esempi di vita concreta di chi ha saputo riconoscere un valore dove altri vedevano solo un costo o un rifiuto”, continua Letizia Palmisano che con il suo romanzo non vuole solo raccontare storie per specialisti o appassionati onati “voglio regalare una sorta di manuale a chi dice ‘ma io cosa posso fare per tutelare l’ambiente?’ oppure ‘come posso trasformare la mia passione per l’ambientalismo e l’ecologia in un lavoro? I 24 protagonisti del mio libro dicono che non solo è possibile, ma economicamente utile”.