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La lettera al Papa degli sposini dello Ior: “Vogliono licenziarci, salvi la nostra famiglia”

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Per evitare conflitti di interesse, la banca del Vaticano ha stabilito che in caso di nozze tra due suoi dipendenti uno deve licenziarsi. Ma la coppia di funzionari si appella a Bergoglio: “Tuteli il matrimonio e i nostri posti di lavoro”
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Roma — L’appello è accorato: «Siamo disperati, Papa Francesco salvi la nostra famiglia». Lo scrive in una lunga lettera inviata al Pontefice la coppia di colleghi dello Ior, la banca vaticana, che si è sposata lo scorso 31 agosto e rischia di essere licenziata. Una legge contro l’amore, come è stata ribattezzata, vieta dal maggio scorso il matrimonio tra dipendenti dello Ior ma anche di altri istituti vaticani. Pena, il licenziamento di entrambi entro 30 giorni dalle nozze se uno dei due non si dimette volontariamente per salvare il posto di lavoro dell’altro. Un paradosso nello Stato vaticano e che contrasta con le stesse parole di Papa Francesco che ha sempre incoraggiato i giovani a sposarsi. Adesso il suo intervento può essere salvifico per la coppia, mancano tre settimane alla dead line sul licenziamento.

La lettera al Papa

Repubblica ha potuto conoscere il contenuto della lettera al Papa attraverso una fonte qualificata e il tenore è quello di due innamorati che scrivono in pr…

Roma — L’appello è accorato: «Siamo disperati, Papa Francesco salvi la nostra famiglia». Lo scrive in una lunga lettera inviata al Pontefice la coppia di colleghi dello Ior, la banca vaticana, che si è sposata lo scorso 31 agosto e rischia di essere licenziata. Una legge contro l’amore, come è stata ribattezzata, vieta dal maggio scorso il matrimonio tra dipendenti dello Ior ma anche di altri istituti vaticani. Pena, il licenziamento di entrambi entro 30 giorni dalle nozze se uno dei due non si dimette volontariamente per salvare il posto di lavoro dell’altro. Un paradosso nello Stato vaticano e che contrasta con le stesse parole di Papa Francesco che ha sempre incoraggiato i giovani a sposarsi. Adesso il suo intervento può essere salvifico per la coppia, mancano tre settimane alla dead line sul licenziamento.

La lettera al Papa

Repubblica ha potuto conoscere il contenuto della lettera al Papa attraverso una fonte qualificata e il tenore è quello di due innamorati che scrivono in preda al panico perché il loro futuro sembra inevitabilmente compromesso. I due colleghi, quarantenni romani e entrambi funzionari, raccontano nella missiva la loro storia d’amore. Che è nata proprio sul posto di lavoro anni fa. All’inizio del 2024 la decisione di sposarsi e subito dopo la comunicazione della data alla direzione dello Ior quando ancora non era in vigore il nuovo regolamento. Davanti a quella che viene letta come un’ingiustizia, oltre a una legge decisamente anacronistica, i due fidanzati hanno deciso di sposarsi anche dopo che lo Ior ha comunicato loro di non avere più i requisiti per essere dipendenti. Nella lettera al Papa la coppia punta l’accento proprio sul sacramento del matrimonio: «Ci rivolgiamo a lei che ha sempre parlato di tutela del matrimonio canonico, salvi i nostri posti di lavoro. La famiglia è sostentamento». Pochi giorni prima delle nozze a Fregene un’altra batosta: la notizia finisce sui giornali, la direzione notifica cinque giorni di sospensione e la decurtazione di un terzo dello stipendio ai due innamorati. Perché i primi contro cui si punta il dito sono loro, che avrebbero violato un’altra regola: il divieto di comunicazione all’esterno. E all’altare i due sposini sono arrivati con sorrisi tirati. Adesso sono in viaggio di nozze.

La norma contro l’amore

Il regolamento è chiaro e, a quanto pare, anche retroattivo per evitare «conflitti d’interesse di tipo professionale tra gli aspiranti coniugi interessati, sia l’insorgere di possibili dubbi di gestione familistica tra la propria clientela o il grande pubblico». Ma ecco cosa dice la norma: «È vietata l’assunzione di coniugi, consanguinei fino al quarto grado e di affini in primo e secondo grado, secondo il computo canonico, di persone e amministratori all’interno dell’Istituto». Per rispettare questo comma scaturisce la legge contro l’amore: «La celebrazione del matrimonio canonico tra un dipendente dell’istituto e un altro dipendente dell’Istituto, o di altre amministrazioni dello Stato della Città del Vaticano, costituisce causa di perdita dei requisiti di assunzione». Che si supera solo se «l’altro coniuge cessi il proprio rapporto lavorativo con l’istituto nel termine di 30 giorni dalla celebrazione del matrimonio». In caso contrario, come ha deciso la coppia romana, «l’Istituto ha il diritto di recedere dal rapporto di lavoro». La vicenda è arrivata all’Ulsa, il tribunale del lavoro d’Oltretevere, che non si è ancora espresso.

La protesta dei colleghi

L’Adlv, l’associazione dei lavoratori laici, il 25 settembre ha indetto un’assemblea in cui si discuterà del caso. Nei giorni scorsi ha inviato una lettera alla direzione per cercare una soluzione. Da quanto racconta la fonte, il clima dentro lo Ior è di terrore. E la preoccupazione è che le notizie sui giornali possano danneggiare la coppia, vista la solerzia nel prendere provvedimenti interni. Che è di certo maggiore di quella nel rispondere ai giornalisti. A Repubblica, che ieri ha inviato alcune domande, è stato chiarito: «Risponderemo lunedì».

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