MILANO — Deserto l’ufficio presidenziale al secondo piano di Largo Domodossola, curve liberty che si stagliano sullo skyline grattacielesco della nuova Milano. Afflosciata, in questo giorno di sole nelle strade e tempesta nelle stanze del potere, la sfilza di bandiere — da quella europea a quella lombarda — che vorrebbero trasmettere la solennità del luogo. E di pesante imbarazzo, con sprazzi di vendicativa soddisfazione, tra un silenzio che dice molto e un espresso al vicino Milennium Café, l’umore tra dipendenti e collaboratori della Fondazione Fiera Milano. Venerdì sera sono andati a casa salutando il presidente, dottor Enrico Pazzali; lunedì mattina erano qui a fare i conti con l’assenza tangibilissima dell’indagato Enrico Pazzali.
L’importanza della “reputazione”
C’è una parola che rimbalza dentro e fuori i muri dell’ente che controlla la Fiera, mentre si lotta perché Pazzali lasci il suo posto e si ottiene solo un passo di lato, ed è “reputazione”. Si teme per la reputazion…
MILANO — Deserto l’ufficio presidenziale al secondo piano di Largo Domodossola, curve liberty che si stagliano sullo skyline grattacielesco della nuova Milano. Afflosciata, in questo giorno di sole nelle strade e tempesta nelle stanze del potere, la sfilza di bandiere — da quella europea a quella lombarda — che vorrebbero trasmettere la solennità del luogo. E di pesante imbarazzo, con sprazzi di vendicativa soddisfazione, tra un silenzio che dice molto e un espresso al vicino Milennium Café, l’umore tra dipendenti e collaboratori della Fondazione Fiera Milano. Venerdì sera sono andati a casa salutando il presidente, dottor Enrico Pazzali; lunedì mattina erano qui a fare i conti con l’assenza tangibilissima dell’indagato Enrico Pazzali.
L’importanza della “reputazione”
C’è una parola che rimbalza dentro e fuori i muri dell’ente che controlla la Fiera, mentre si lotta perché Pazzali lasci il suo posto e si ottiene solo un passo di lato, ed è “reputazione”. Si teme per la reputazione della Fondazione nelle chat dei consiglieri — usate con ancora maggiori cautele che in passato — e nelle valutazioni politiche. E “reputazione” — ironia della sorte o supremo camuffamento — è anche una delle parole chiave sulla homepage della ormai radioattiva Equalize di Pazzali: la società, si spiega, «nasce dal concetto di legalità come valore etico primario e precondizione per la crescita e per lo sviluppo del business aziendale», ma soprattutto — sta scritto, con quello che appare un certo sprezzo del ridicolo e pure della grammatica — «la condotta delle nostre attività costituiscono le fondamenta della nostra stessa reputazione e integrità».
L’arrivo di Pazzali in Fiera
Parole vuote, a seguire la scia velenosa lasciata dal manager: per i tanti che giurano che era impensabile, che mai e poi mai avrebbero pensato, che proprio lui... se ne trovano altrettanti pronti a ricordare le mosse spregiudicate di un uomo ossessionato dal potere. Via così la figura del direttore generale della Fondazione appena arriva al vertici, fuori — quando lo stesso Pazzali era amministratore delegato della Fiera — otto manager, licenziati perché a lui non graditi; a latere, e fino a prova contraria non a lui attribuibile, una valanga di lettere anonime che infangavano sotto ogni profilo un nuovo ad, anch’esso inviso e sul quale Pazzali cercava di costruire dossier.
Gli eventi alla Fiera di Milano
Una reputazione in pezzi, che rischia di danneggiare anche la Fiera. Affare serio, allora, perché a Milano la Fiera, controllata proprio dalla Fondazione, non è solo un quartiere di capannoni ai margini della città, anche se gli spazi espositivi sono emigrati a Rho-Pero, ma un organismo vitale che pulsa al ritmo veloce della città. Il Salone del Mobile dei creativi e dei designer, il Micam dei pellettieri e delle calzature, l’Artigiano in Fiera, rito prenatalizio meneghino e plastica rappresentazione del potere economico della Compagnia delle Opere che lo organizza. Alberghi pieni in ogni periferia e taxi introvabili, ristoranti prenotati con settimane d’anticipo e milanesi che se le prendono con le «week», che ormai paiono molte più delle cinquantadue da calendario, ma anche e proprio per questo un fiume di soldi che uno studio di Kpmg ha quantificato in 8,1 miliardi di euro annui come contributo del “Sistema Fiera” e del suo indotto all’economia.
La Fiera, il cuore di Milano
È cuore che pompa denaro, ma anche polmone che dà respiro alla città: in senso proprio, come quando nel pieno dell’emergenza Covid, in quel quartiere ormai centrale di Milano, nato nel 1923 per ospitare la Fiera Campionaria, sorge in tempi record un ospedale da 150 posti in Rianimazione; o in senso figurato, quando Pazzali offre i padiglioni della “sua” Fiera per ospitare lo “Speed Skating”, specialità delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 che fatica a trovar casa.
La crescita della zona
Cuore, polmoni e anche mattoni, tantissimi mattoni che valgono milioni. Non è una rima sciocca, ma una constatazione. La vecchia Fiera quasi non esiste più, ma il patrimonio della Fondazione è salito a più di 750 milioni: mentre gli spazi espositivi traslocano fuori città, nel 2005, tutta l’area passa per 523 milioni di euro a una cordata guidata dalle Generali e nasce CityLife: palazzi disegnati da Zaha Hadid con ampie balconate — più adatte, dicono i maligni, al sole di Miami che alle nebbie milanesi, ma comunque popolati da manager e calciatori, stelline e vipperia assortita; giardini e grande centro commerciale, la gara vagamente priapica di grattacieli tra Generali, Allianz e Pwc, ciascuno in una delle tre Torri che adesso svettano sull’ufficio vuoto che fu di Pazzali.
Pazzali e la politica
La disavventura giudiziaria del manager che ha cavalcato la politica rischia adesso di contaminare tutto questo sistema e anche di allargarsi a macchia d’olio proprio verso la politica che gli fu propizia. C’è il governatore Attilio Fontana, certo, nel cui ufficio al trentacinquesimo piano di Palazzo Lombardia Pazzali era di casa, con la responsabile della sua segreteria Giulia Martinelli cooptata nel consiglio della Fondazione. Ma ieri, mentre nel gioco dello scaricabarile tanti ricordano che anche il sindaco Beppe Sala diede l’ok al ritorno di Pazzali in Fondazione, pure il centrosinistra vede allungarsi ombre sgradevoli. Tra gli indagati spunta Pierfrancesco Barletta, socio della primissima ora di Equalize, ma soprattutto oggi vicepresidente della controllata municipale Sea, la società di Linate e Malpensa, proprio su indicazione di Sala. Anche Barletta, da ieri sera, è autosospeso.