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Una bandiera dell'Europa viene bruciata durante una manifestazione (Matthew Chattle/ Alamy) 

L'Europa brucia perché è spenta

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Sul Venerdì del 24 aprile 2020
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Le stelle stanno a guardare: nel senso che paiono insensibili a quanto da giorni subisce la bandiera blu su cui sono impresse nel segno dell'Europa. L'altra settimana si è visto l'onorevole Rampelli, Fdi, che con garbata solennità ha tolto il vessillo europeo dal suo ufficio alla Camera; già più appariscente, in altra clip, un bersagliere in mimetica l'ha gettato giù da un tetto, al suono della fanfara. C'entra la mancata solidarietà di alcuni Paesi della Ue nei confronti dell'Italia, di cui non si fidano, un discorso lungo. Per tagliar corto, certo sovranismo ha lanciato sui social la campagna combustibile #BruciaUnoStraccioBlu; donde un seriale dispiegarsi di accendini e inquadrature a scottadito, caminetti e bracieri, talvolta sottogli occhi innocenti dei bambini ai quali il rito sembra un gioco per ingannare il tempo.

La raccomandazione degli infuocati anti-europei è di procedere con modelli rigorosamente ca…
Le stelle stanno a guardare: nel senso che paiono insensibili a quanto da giorni subisce la bandiera blu su cui sono impresse nel segno dell'Europa. L'altra settimana si è visto l'onorevole Rampelli, Fdi, che con garbata solennità ha tolto il vessillo europeo dal suo ufficio alla Camera; già più appariscente, in altra clip, un bersagliere in mimetica l'ha gettato giù da un tetto, al suono della fanfara. C'entra la mancata solidarietà di alcuni Paesi della Ue nei confronti dell'Italia, di cui non si fidano, un discorso lungo. Per tagliar corto, certo sovranismo ha lanciato sui social la campagna combustibile #BruciaUnoStraccioBlu; donde un seriale dispiegarsi di accendini e inquadrature a scottadito, caminetti e bracieri, talvolta sottogli occhi innocenti dei bambini ai quali il rito sembra un gioco per ingannare il tempo.

La raccomandazione degli infuocati anti-europei è di procedere con modelli rigorosamente cartacei, per via del recente video-incidente occorso ad alcuni goffi militanti biellesi di Forza Nuova che invano hanno cercato di bruciare una vera bandiera europea, ignorando che se ne producono di regolamentare tessuto ignifugo. Ma al di là della performance fantozziana, a partire dal sofisticato composto di materiali bromurati antifiamme (Bfr), quasi a tradimento si è colti da una suggestione: non sarà quella bandiera mai veramente sentita e amata lo specchio dell'asettica, inorganica e siderale freddezza dell'Idea europea? La conferma del deficit di sensi ed emozioni che l'ispira, dell'estraneità che purtroppo diffonde?

Incerta, occorre dire, è la sua paternità; poco conosciuta e ancor meno vissuta la sua storia. Scartate all'inizio degli anni Cinquanta la croce rossa proposta dal conte Kalergi, la grande "E" verde dei federalisti e una composizione di anelli che ricordavano un vecchio telefono, fra estenuanti commissioni, sotto-commissioni e comitati consultivi, cioè senza slanci si arrivò alle stelle dorate. Ma quante e disposte come? Quindici o quattordici, come le nazioni impegnate, non si poteva perché c'erano ancora in piedi contenziosi tra Francia e Germania (a proposito della Saar); il numero tredici d'altra parte portava iella; mentre una sola stella assomigliava troppo alla bandiera del Congo.

Alla fine, dicembre 1955, su indicazione del genealogista e esperto araldico irlandese Gerard Slevin, se ne scelsero 12, come i segni dello zodiaco nel cielo, e disposte come le ore dell'orologio - anche se poi il francese Arsène Heitz, che materialmente la disegnò, confidò di essersi ispirato alla Donna dell'Apocalisse (capitolo XII).  Ed eccoci qui. Costretti a sperare che i roghi e gli insulti riescano a dare a quel simbolo la vita, l'anima, la potenza, la verità e la passione di cui purtroppo finora l'Europa ha fatto a meno.