✕
La nuova Rinascente di via del Tritone 

Lite sulla Rinascente, il ministro Savona in causa col suo governo

Ascolta l'audio

Il contenzioso oppone il titolare degli Affari europei e altri residenti di un palazzo del centro di Roma al ministero dei Beni culturali
2 minuti di lettura
Un giorno terribile, per Paolo Savona, quel 28 maggio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena dato l’incarico di formare il governo a Carlo Cottarelli. Il che significava la fine di ogni prospettiva di diventare ministro. Di più: proprio lui era la causa del fallimento del primo tentativo di governo Lega-Movimento 5 stelle, visto che il capo dello Stato si era rifiutato di nominarlo all’Economia e che la nascente maggioranza si era mostrata irremovibile sul suo nome. Dunque mai e poi mai, lunedì 28 maggio, l’ottantunenne economista sardo avrebbe immaginato che soltanto tre giorni più tardi avrebbe varcato il portone del Quirinale per andare a giurare come ministro degli Affari europei. Trovandosi di conseguenza nella singolare situazione di essere in causa contro il governo del quale adesso fa parte.
Paolo Savona 

Perché que…
Un giorno terribile, per Paolo Savona, quel 28 maggio. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva appena dato l’incarico di formare il governo a Carlo Cottarelli. Il che significava la fine di ogni prospettiva di diventare ministro. Di più: proprio lui era la causa del fallimento del primo tentativo di governo Lega-Movimento 5 stelle, visto che il capo dello Stato si era rifiutato di nominarlo all’Economia e che la nascente maggioranza si era mostrata irremovibile sul suo nome. Dunque mai e poi mai, lunedì 28 maggio, l’ottantunenne economista sardo avrebbe immaginato che soltanto tre giorni più tardi avrebbe varcato il portone del Quirinale per andare a giurare come ministro degli Affari europei. Trovandosi di conseguenza nella singolare situazione di essere in causa contro il governo del quale adesso fa parte.
Paolo Savona 

Perché questa è la conseguenza dell’iniziativa che il 28 maggio Savona ha preso insieme ad altri inquilini dello stabile romano di via Due Macelli, a due passi da palazzo Chigi, dove ha un appartamento: quella di fare ricorso al Tar del Lazio contro le decisioni del ministero dei Beni Culturali e del Comune di Roma. Ai lettori di Repubblica la vicenda è nota. Si tratta del contenzioso che va avanti ormai da cinque anni fra la Rinascente e i proprietari di alcuni appartamenti attigui i quali hanno intentato causa lamentando presunti abusi. La storia è complicata, non fosse altro per gli 8 (otto) giudizi che in vari gradi non sono riusciti a dirimere una controversia che oppone la Rinascente, il Campidoglio e il ministero dei Beni culturali attraverso la propria Soprintendenza, a un gruppo di inquilini che oltre al ministro comprende anche l’ex giudice della Corte dei conti Franco Mencarelli. L’ultimo risale a qualche mese fa, quando il Consiglio di Stato ha accolto in parte il loro ultimo ricorso annullando il permesso di costruire che il Comune aveva concesso per la ristrutturazione dell’immobile destinato a ospitare la nuova Rinascente, giudicando non sufficientemente motivato il parere della Soprintendenza sulla regolarità dell’operazione. In seguito a quella sentenza il ministero dei Beni culturali aveva provveduto a colmare le lacune evidenziate dai consiglieri di Stato e il Campidoglio aveva a sua volta rilasciato un nuovo permesso. Ma questo non è evidentemente bastato, ed ecco alla fine di maggio un nuovo ricorso che tira in ballo Roma Capitale, il ministero dei Beni culturali, le due Soprintendenze statali per la capitale, nonché la Sovrintendenza (quella con la “v” anziché la “p”) comunale, oltre alla Rinascente, alla Prelios, alla Rina Estate e al costruttore Cmb. Nell’atto si giudicano “illegittimi” gli “interventi delle amministrazioni statale e comunale” perché sono stati presi “senza assicurare la partecipazione al procedimento degli attuali ricorrenti”.
La nuova Rinascente 
L’ennesima puntata è appena cominciata. Quello che sta accadendo a Roma fra via Due Macelli e via del Tritone però non sarebbe molto diverso dai tanti bisticci condominiali che allagano le nostre aule di giustizia se non fosse, appunto, per quel dettaglio. Un ministro in causa con un collega di governo (nella fattispecie il responsabile dei Beni culturali Alberto Bonisoli) per la questione di una sua privata proprietà. E nel cui staff agli Affari europei figurano incidentalmente due esponenti, beninteso fuori ruolo, della magistratura chiamata a giudicare: il capo dell’ufficio legislativo Alessandro Tomassetti, consigliere del Tar del Lazio, e il capo di gabinetto Carlo Deodato, consigliere di Stato...