Di Maio a Palazzo Chigi, una mattina da separato: “Il sì di Salvini alla Tav fuori linea”
Carmelo Lopapa , di DIEGO LONGHIN E CARMELO LOPAPAIl vicepremier grillino rifiuta di incontrare il capo del Carroccio ma apre alle imprese. E Appendino cerca "soccorso" a Roma
È una scena da separati in casa. Salvini che incontra il premier Conte, dimostra tutta la preoccupazione per quel che sta accadendo. Di Maio che si barrica nel suo ufficio e si rifiuta di raggiungerli. I rapporti tra i due che si fanno sempre più complicati. Un vertice convocato informalmente a Palazzo Chigi per metà mattinata dal capo del governo, intenzionato a bonificare il terreno dalle mine disseminate tra M5S e Lega nell'ultimo fine settimana ad alta tensione. Preoccupato dal crescendo tra la piazza affollata e trasversale della Torino pro Tav e lo scontro sottile consumato attorno all'assoluzione della sindaca Raggi a Roma. Assolta, "ma onestà non vuol dire necessariamente competenza", come ha rimarcato provocatoriamente il vicepremier del Carroccio.
Arriva in ritardo da Milano, Salvini, ed entra nella stanza del premier solo a mezzogiorno coi sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Edoardo Rixi. Il capo del Movimento Luigi Di Maio de…
Arriva in ritardo da Milano, Salvini, ed entra nella stanza del premier solo a mezzogiorno coi sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Edoardo Rixi. Il capo del Movimento Luigi Di Maio de…
È una scena da separati in casa. Salvini che incontra il premier Conte, dimostra tutta la preoccupazione per quel che sta accadendo. Di Maio che si barrica nel suo ufficio e si rifiuta di raggiungerli. I rapporti tra i due che si fanno sempre più complicati. Un vertice convocato informalmente a Palazzo Chigi per metà mattinata dal capo del governo, intenzionato a bonificare il terreno dalle mine disseminate tra M5S e Lega nell'ultimo fine settimana ad alta tensione. Preoccupato dal crescendo tra la piazza affollata e trasversale della Torino pro Tav e lo scontro sottile consumato attorno all'assoluzione della sindaca Raggi a Roma. Assolta, "ma onestà non vuol dire necessariamente competenza", come ha rimarcato provocatoriamente il vicepremier del Carroccio.
Arriva in ritardo da Milano, Salvini, ed entra nella stanza del premier solo a mezzogiorno coi sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Edoardo Rixi. Il capo del Movimento Luigi Di Maio decide a sorpresa di non scendere al primo piano, nello studio del professor Conte. Resta chiuso nella sua stanza al terzo piano con la sottosegretaria Laura Castelli e col portavoce Rocco Casalino. "Non vado, ho aspettato per un'ora, non possiamo fare sempre i comodi di Matteo", fa sapere al premier, imbarazzato e in procinto di partire per il vertice di Palermo. Alla notizia diffusa dalla Lega che è in corso una "riunione" col premier, segue nel giro di pochi minuti quella proveniente da fonti 5 stelle che fa sapere che no, non vi è alcuna riunione di governo. Strappi e dispetti, da avversari più che da alleati.
Il faccia a faccia tra i due leader avrebbe dovuto portare a un chiarimento soprattutto sull'affare Tav. Di Maio e Toninelli, stando a quanto trapela, sono nervosissimi. Accusano l'alleato di aver cavalcato la piazza di Torino a fini elettorali, di aver "tradito" il contratto che non prevede la realizzazione della grande opera se l'analisi costi benefici non ne confermerà l'utilità, di aver fatto filtrare invece ai media un messaggio opposto: "L'alta velocità Torino Lione alla fine si farà". Responso unilaterale e non concordato, protestano. Non ci sarà alcun via libera finché i 5 stelle saranno al governo, è la loro parola d'ordine.
Salvini rassegna al presidente del Consiglio tutta la preoccupazione per quanto sta accadendo. Chiama Conte a farsi garante, cerniera, ancor più di quanto il professore non abbia fatto finora. Gli confida la paura che l'alleato Di Maio non abbia più il pieno controllo del suo Movimento e che il ritorno in Italia di Alessandro Di Battista possa introdurre elementi di ulteriore squilibrio tra le loro file. E dunque, a cascata, sul governo.
Il vicepremier grillino invece non demorde. E sulla Tav tiene il punto. Viene raggiunto a Roma dalla sindaca di Torino Chiara Appendino alla fine della mattinata turbolenta. La prima cittadina si chiude nell'ufficio di Di Maio per un'ora e mezza. Nessuno mette in discussione la linea No Tav, ma la piazza gremita di sabato non si può ignorare. "Un segnale che non si può trascurare", dice la sindaca al capo politico. E tira fuori dalla cartella la lettera che le associazioni del mondo produttivo torinese hanno consegnato al prefetto con le loro richieste, tra le quali la nomina di un loro rappresentante nella commissione che analizza i costi-benefici della Tav.
La prima cittadina fa da postina e consegna i due fogli a Di Maio chiedendo di fare qualche cosa. Da sola non può reggere la pressione. A Torino, come è già successo per la mancata candidatura ai Giochi invernali del 2026 - sfumata a favore di Milano e Cortina - la maggioranza pentastellata non le sta dando una mano ad abbassare i toni. Cosa che la sindaca aveva già chiesto prima del sit-in. La soluzione per Appendino è scaricare nei fatti l'intero dossier su Palazzo Chigi, attenuando gli effetti in casa. Anzi, a Torino ha cercato un contatto con le sette promotrici della protesta. "Venite venerdì in Comune", ha scritto loro. Picche: "No, grazie. Prima vogliamo vedere il presidente della Repubblica Mattarella. Per noi è un garante", le hanno risposto.
Un brutto segnale per la sindaca, che lascia comunque la porta aperta, per usare l'espressione che ha usato dopo l'imprevista mobilitazione di popolo. Da Di Maio ottiene per ora la convocazione di una riunione col premier Conte e il ministro Toninelli con le associazioni di categoria del fronte Sì Tav. Un segnale minimo prima di tornare a casa, sperando che il clima si rassereni.
Arriva in ritardo da Milano, Salvini, ed entra nella stanza del premier solo a mezzogiorno coi sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Edoardo Rixi. Il capo del Movimento Luigi Di Maio decide a sorpresa di non scendere al primo piano, nello studio del professor Conte. Resta chiuso nella sua stanza al terzo piano con la sottosegretaria Laura Castelli e col portavoce Rocco Casalino. "Non vado, ho aspettato per un'ora, non possiamo fare sempre i comodi di Matteo", fa sapere al premier, imbarazzato e in procinto di partire per il vertice di Palermo. Alla notizia diffusa dalla Lega che è in corso una "riunione" col premier, segue nel giro di pochi minuti quella proveniente da fonti 5 stelle che fa sapere che no, non vi è alcuna riunione di governo. Strappi e dispetti, da avversari più che da alleati.
Il faccia a faccia tra i due leader avrebbe dovuto portare a un chiarimento soprattutto sull'affare Tav. Di Maio e Toninelli, stando a quanto trapela, sono nervosissimi. Accusano l'alleato di aver cavalcato la piazza di Torino a fini elettorali, di aver "tradito" il contratto che non prevede la realizzazione della grande opera se l'analisi costi benefici non ne confermerà l'utilità, di aver fatto filtrare invece ai media un messaggio opposto: "L'alta velocità Torino Lione alla fine si farà". Responso unilaterale e non concordato, protestano. Non ci sarà alcun via libera finché i 5 stelle saranno al governo, è la loro parola d'ordine.
Salvini rassegna al presidente del Consiglio tutta la preoccupazione per quanto sta accadendo. Chiama Conte a farsi garante, cerniera, ancor più di quanto il professore non abbia fatto finora. Gli confida la paura che l'alleato Di Maio non abbia più il pieno controllo del suo Movimento e che il ritorno in Italia di Alessandro Di Battista possa introdurre elementi di ulteriore squilibrio tra le loro file. E dunque, a cascata, sul governo.
Il vicepremier grillino invece non demorde. E sulla Tav tiene il punto. Viene raggiunto a Roma dalla sindaca di Torino Chiara Appendino alla fine della mattinata turbolenta. La prima cittadina si chiude nell'ufficio di Di Maio per un'ora e mezza. Nessuno mette in discussione la linea No Tav, ma la piazza gremita di sabato non si può ignorare. "Un segnale che non si può trascurare", dice la sindaca al capo politico. E tira fuori dalla cartella la lettera che le associazioni del mondo produttivo torinese hanno consegnato al prefetto con le loro richieste, tra le quali la nomina di un loro rappresentante nella commissione che analizza i costi-benefici della Tav.
La prima cittadina fa da postina e consegna i due fogli a Di Maio chiedendo di fare qualche cosa. Da sola non può reggere la pressione. A Torino, come è già successo per la mancata candidatura ai Giochi invernali del 2026 - sfumata a favore di Milano e Cortina - la maggioranza pentastellata non le sta dando una mano ad abbassare i toni. Cosa che la sindaca aveva già chiesto prima del sit-in. La soluzione per Appendino è scaricare nei fatti l'intero dossier su Palazzo Chigi, attenuando gli effetti in casa. Anzi, a Torino ha cercato un contatto con le sette promotrici della protesta. "Venite venerdì in Comune", ha scritto loro. Picche: "No, grazie. Prima vogliamo vedere il presidente della Repubblica Mattarella. Per noi è un garante", le hanno risposto.
Un brutto segnale per la sindaca, che lascia comunque la porta aperta, per usare l'espressione che ha usato dopo l'imprevista mobilitazione di popolo. Da Di Maio ottiene per ora la convocazione di una riunione col premier Conte e il ministro Toninelli con le associazioni di categoria del fronte Sì Tav. Un segnale minimo prima di tornare a casa, sperando che il clima si rassereni.