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Governo Conte, scaduto il tempo del rinvio

Dalle Autostrade all'Anac, dalla Privacy alle Comunicazioni, la politica non ha saputo fare il proprio lavoro
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Arriva sempre il momento in cui non è più possibile rinviare una decisione. Arriva per tutti. Espertissimo nella strategia del rinvio, il governo Conte bis si trova ora a dover affrontare esattamente quel momento. La vicenda delle Autostrade, per esempio, si è trascinata per due anni e due governi senza che si sia vista una mossa concreta per risolvere il problema della concessione. E adesso che il viadotto crollato è stato ricostruito, siamo al dunque.

Il tempo del rinvio sarebbe finito. Sarebbe, perché in questi due anni la tecnica del rinvio ha prodotto effetti sorprendenti. Ma oggi, martedì 14 luglio, giorno in cui è annunciata una decisione da parte del Consiglio dei ministri, c’è un altro tempo del rinvio che finisce. Quello dell’Autorità anticorruzione. Oggi, appunto, scade il mandato dei tre componenti rimasti, dopo che il 23 ottobre 2019 il presidente Raffaele Cantone ha lasciato l’incarico segu…
Arriva sempre il momento in cui non è più possibile rinviare una decisione. Arriva per tutti. Espertissimo nella strategia del rinvio, il governo Conte bis si trova ora a dover affrontare esattamente quel momento. La vicenda delle Autostrade, per esempio, si è trascinata per due anni e due governi senza che si sia vista una mossa concreta per risolvere il problema della concessione. E adesso che il viadotto crollato è stato ricostruito, siamo al dunque.

Il tempo del rinvio sarebbe finito. Sarebbe, perché in questi due anni la tecnica del rinvio ha prodotto effetti sorprendenti. Ma oggi, martedì 14 luglio, giorno in cui è annunciata una decisione da parte del Consiglio dei ministri, c’è un altro tempo del rinvio che finisce. Quello dell’Autorità anticorruzione. Oggi, appunto, scade il mandato dei tre componenti rimasti, dopo che il 23 ottobre 2019 il presidente Raffaele Cantone ha lasciato l’incarico seguito una settimana fa da Michele Corradino.

L’Anac è quindi da ora in poi nella condizione ancor più difficile di dover operare a ranghi ridotti, con tre componenti su cinque, in prorogatio, e con un presidente (Francesco Merloni, che comunque per nove mesi ne ha assicurato la continuità) facente funzioni. Per di più, in un periodo nel quale le incombenze di quella authority, considerato che si sta per aprire una fase assai discutibile di appalti senza gara, fanno tremare le vene ai polsi.

E questo perché la politica non è stata in grado di fare il proprio lavoro, proprio com’è già accaduto per le autorità della Privacy e il Garante delle comunicazioni, scaduti ormai da un anno e le cui nomine sono state in modo assolutamente irrituale rimandate chissà perché alla fine dello stato di emergenza. Lo ha riconosciuto implicitamente sabato scorso il responsabile giustizia del Partito democratico Walter Verini: “Il rinnovo dei vertici Anac costituisce la conferma di un presidio che non va in nessun modo indebolito e che non può essere rinviato ancora”.

Se queste parole hanno un senso, e non sono destinate a restare invece parole come purtroppo spesso accade, allora si deve verificare una cosa sola. Tanto più che chi le ha pronunciate non è un passante qualsiasi ma condivide la responsabilità della maggioranza di governo e ha un preciso incarico nel Pd per occuparsi della questione. Il suo partito assuma dunque l’iniziativa politica di sanare almeno questa anomalia. Più in fretta possibile. Sarebbe il segnale che il tempo del rinvio, per una volta tanto, finisce davvero.