5S, lo strappo di Di Battista: "Il patto col Pd è la Morte Nera". I big: subito il vertice collegiale
Annalisa Cuzzocrea , di ANNALISA CUZZOCREASi apre anche il fronte Rousseau: gran parte dei parlamentari vorrebbe rimuovere dallo statuto ogni legame con la piattaforma di Casaleggio
ROMA - I vertici del Movimento 5 stelle accelerano. E Alessandro Di Battista passa all’attacco. Luigi Di Maio, Paola Taverna, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli, vorrebbero subito una votazione on line per far nascere l’organo collegiale che dovrà sostituire il capo politico. Prima che sia troppo tardi. Prima che una discussione estenuante metta a rischio la tenuta della maggioranza e del governo. I dirigenti grillini non vogliono ancora dirlo chiaramente, anche perché la maggior parte dei parlamentari aveva scelto una strada ben più lunga, ma il reggente Vito Crimi non è tenuto a rispettare alcuna indicazione: sceglierà da sé ed è probabile che scelga, ancora una volta, quello che il resto del “caminetto” M5S gli suggerirà.
Anche per questo, Di Battista - silente dal giorno in cui è salito su un palco in Puglia contro la rielezione di Michele Emiliano - è passato all’attacco ieri co…
Anche per questo, Di Battista - silente dal giorno in cui è salito su un palco in Puglia contro la rielezione di Michele Emiliano - è passato all’attacco ieri co…
ROMA - I vertici del Movimento 5 stelle accelerano. E Alessandro Di Battista passa all’attacco. Luigi Di Maio, Paola Taverna, Alfonso Bonafede, Stefano Patuanelli, vorrebbero subito una votazione on line per far nascere l’organo collegiale che dovrà sostituire il capo politico. Prima che sia troppo tardi. Prima che una discussione estenuante metta a rischio la tenuta della maggioranza e del governo. I dirigenti grillini non vogliono ancora dirlo chiaramente, anche perché la maggior parte dei parlamentari aveva scelto una strada ben più lunga, ma il reggente Vito Crimi non è tenuto a rispettare alcuna indicazione: sceglierà da sé ed è probabile che scelga, ancora una volta, quello che il resto del “caminetto” M5S gli suggerirà.
Anche per questo, Di Battista - silente dal giorno in cui è salito su un palco in Puglia contro la rielezione di Michele Emiliano - è passato all’attacco ieri con un’intervista a Piazzapulita in cui ha definito l’alleanza organica Pd-M5S "la morte nera del Movimento». Nicola Zingaretti come Darth Fener, insomma. L’intesa con i dem, considerata alla stregua di una malefica e distruttrice luna artificiale. Sostiene Dibba che continuando così la forza politica per la quale ha lottato diventerà "come l’Udeur, buona a spartirsi le poltrone". "Se volessi fare politica a tutti i costi - spiega l’ex deputato - mi allineerei, e invece voglio continuare a dire la mia".
Invoca battaglie contro il conflitto di interessi, per l’intervento dello Stato in economia, per l’acqua pubblica, la sanità pubblica, insomma molte delle cose che ha detto anche Roberto Fico, ma come fosse l’unico a rivendicarle ancora. Soprattutto dice: "La verità è che molti di quelli che ora chiedono una guida collegiale in passato non lo hanno mai voluto e adesso hanno cambiato idea per paura che il capo politico diventi io". Il riferimento a Luigi Di Maio è puramente voluto. L’asse con Davide Casaleggio, sempre più saldo. I due si sono incontrati a Roma ancora due giorni fa, ma non è la prima volta e non sarà l’ultima.
Per questo, mai come adesso, l’ipotesi che i 5 stelle possano spaccarsi in due è diventata concreta.
Ieri mattina i deputati del Movimento si sono visti in una videocall per decidere un cambio dello statuto del gruppo parlamentare. Modifica principale: togliere qualsiasi riferimento alla piattaforma Rousseau come organo decisore o di comunicazione. Schermaglie, avvertimenti. A cambiare - perché tutto cambi davvero - deve essere infatti lo statuto del Movimento. Quello che - nel fondare la nuova associazione - proprio Davide Casaleggio e Luigi Di Maio avevano affidato, quando andavano d’accordo, allo studio dell’ex presidente Acea Luca Lanzalone. È in quel documento, che c’è un legame indissolubile con la piattaforma Rousseau.
Adesso i parlamentari 5 stelle, praticamente tutti, vorrebbero rimuoverlo. Ma prima, bisogna venire a patti col figlio del cofondatore. Che ha le chiavi del M5S, i soldi degli eletti che permettono la gestione del blog. Soprattutto, l’elenco degli iscritti. Quell’"assemblea" virtuale che - ricorda sempre Di Battista - "è l’unica ad avere il diritto di prendere decisioni sulla vita del Movimento". Così, seppure Crimi, Di Maio e tutti gli altri dirigenti M5S viaggino ormai in direzione ostinata e contraria a Casaleggio e Di Battista, la loro via resta sbarrata da un algoritmo. Per eleggere l’organo collegiale - fatto di big - che andrà a trattare proprio la separazione da Rousseau, hanno bisogno di Rousseau e di un voto sul blog che legittimi la nuova guida.
Un comma 22 da cui non sanno come uscire e che rende l’offensiva di Di Battista più pericolosa di quanto non vogliano ammettere, proprio per via della sua intesa con il manager. C’è solo una persona, che potrebbe sbloccare l’impasse: Beppe Grillo. Peccato abbia fatto sapere a tutti, finora, di non averne alcuna intenzione. A muoverlo potrebbe essere solo un allarme che suoni alto da Palazzo Chigi. Ma da quando ha ricevuto Casaleggio nella sede del governo, Conte agisce come se il caos nato dalla guerra interna non lo riguardasse. Eppure, non è così.
Lo dimostrano le minacce piovute sul cambio dei decreti Salvini: il nuovo decreto immigrazione va in Consiglio dei ministri lunedì. Crimi ieri diceva che bisognerà verificare ci siano le ragioni di necessità e urgenza. Il Pd fa sapere che andrà avanti comunque, che a questo punto il testo non si può cambiare e che per nessuna ragione al mondo diventerà un disegno di legge, allungando ancora i tempi. Ma mentre Di Maio rassicura Zingaretti, parte del Pd e degli stessi 5 stelle indicano proprio l’ex capo politico come ispiratore della nuova frenata.
Anche per questo, Di Battista - silente dal giorno in cui è salito su un palco in Puglia contro la rielezione di Michele Emiliano - è passato all’attacco ieri con un’intervista a Piazzapulita in cui ha definito l’alleanza organica Pd-M5S "la morte nera del Movimento». Nicola Zingaretti come Darth Fener, insomma. L’intesa con i dem, considerata alla stregua di una malefica e distruttrice luna artificiale. Sostiene Dibba che continuando così la forza politica per la quale ha lottato diventerà "come l’Udeur, buona a spartirsi le poltrone". "Se volessi fare politica a tutti i costi - spiega l’ex deputato - mi allineerei, e invece voglio continuare a dire la mia".
Invoca battaglie contro il conflitto di interessi, per l’intervento dello Stato in economia, per l’acqua pubblica, la sanità pubblica, insomma molte delle cose che ha detto anche Roberto Fico, ma come fosse l’unico a rivendicarle ancora. Soprattutto dice: "La verità è che molti di quelli che ora chiedono una guida collegiale in passato non lo hanno mai voluto e adesso hanno cambiato idea per paura che il capo politico diventi io". Il riferimento a Luigi Di Maio è puramente voluto. L’asse con Davide Casaleggio, sempre più saldo. I due si sono incontrati a Roma ancora due giorni fa, ma non è la prima volta e non sarà l’ultima.
Per questo, mai come adesso, l’ipotesi che i 5 stelle possano spaccarsi in due è diventata concreta.
Ieri mattina i deputati del Movimento si sono visti in una videocall per decidere un cambio dello statuto del gruppo parlamentare. Modifica principale: togliere qualsiasi riferimento alla piattaforma Rousseau come organo decisore o di comunicazione. Schermaglie, avvertimenti. A cambiare - perché tutto cambi davvero - deve essere infatti lo statuto del Movimento. Quello che - nel fondare la nuova associazione - proprio Davide Casaleggio e Luigi Di Maio avevano affidato, quando andavano d’accordo, allo studio dell’ex presidente Acea Luca Lanzalone. È in quel documento, che c’è un legame indissolubile con la piattaforma Rousseau.
Adesso i parlamentari 5 stelle, praticamente tutti, vorrebbero rimuoverlo. Ma prima, bisogna venire a patti col figlio del cofondatore. Che ha le chiavi del M5S, i soldi degli eletti che permettono la gestione del blog. Soprattutto, l’elenco degli iscritti. Quell’"assemblea" virtuale che - ricorda sempre Di Battista - "è l’unica ad avere il diritto di prendere decisioni sulla vita del Movimento". Così, seppure Crimi, Di Maio e tutti gli altri dirigenti M5S viaggino ormai in direzione ostinata e contraria a Casaleggio e Di Battista, la loro via resta sbarrata da un algoritmo. Per eleggere l’organo collegiale - fatto di big - che andrà a trattare proprio la separazione da Rousseau, hanno bisogno di Rousseau e di un voto sul blog che legittimi la nuova guida.
Un comma 22 da cui non sanno come uscire e che rende l’offensiva di Di Battista più pericolosa di quanto non vogliano ammettere, proprio per via della sua intesa con il manager. C’è solo una persona, che potrebbe sbloccare l’impasse: Beppe Grillo. Peccato abbia fatto sapere a tutti, finora, di non averne alcuna intenzione. A muoverlo potrebbe essere solo un allarme che suoni alto da Palazzo Chigi. Ma da quando ha ricevuto Casaleggio nella sede del governo, Conte agisce come se il caos nato dalla guerra interna non lo riguardasse. Eppure, non è così.
Lo dimostrano le minacce piovute sul cambio dei decreti Salvini: il nuovo decreto immigrazione va in Consiglio dei ministri lunedì. Crimi ieri diceva che bisognerà verificare ci siano le ragioni di necessità e urgenza. Il Pd fa sapere che andrà avanti comunque, che a questo punto il testo non si può cambiare e che per nessuna ragione al mondo diventerà un disegno di legge, allungando ancora i tempi. Ma mentre Di Maio rassicura Zingaretti, parte del Pd e degli stessi 5 stelle indicano proprio l’ex capo politico come ispiratore della nuova frenata.