✕
(ansa)

Gli scambisti della crisi. Una poltrona vale l'altra: l’importante è il potere

Ascolta l'audio

Ciò che colpisce oggi è la mancanza di consapevolezza rispetto alla vita reale e l’effetto disastroso sulla credibilità della classe politica. C'è una voglia di posti e visibilità trasgressiva rispetto alle istituzioni. Ma non necessariamente gli scambi riescno. Parlarne però è utile per gli interessati
2 minuti di lettura
Allora, Tizio va al posto di Caio, che si prende la poltrona di Tizio; mentre Sempronia, che è pure una donna, la cede a quell’altra che non voleva altro, così tutti contenti e l’incastro viene perfetto.Come al solito, quando si comincia la spartizione del potere, la crisi di governo sprofonda sempre più in basso tanto nel decoro delle opere che nei riferimenti lessicali.

Così dopo la vana consultazione degli antichi dizionari della Prima Repubblica (il Di Capua, il Pallotta), e senza purtroppo aver tratto alcun soccorso da quelli già più scafatelli della Seconda (Stimolo-Fregonara, Novelli-Urbani e Dell’Anna-Lala), resta l’esigenza di definire questo nuovo inverecondo sudoku dei desideri incrociati; e in mancanza di un termine specifico, sia pure con qualche residuo scrupolo si prenderà qui la libertà di chiamare in causa lo “scambismo”.

Si tratta di un fenomeno che designa una particolare c…
Allora, Tizio va al posto di Caio, che si prende la poltrona di Tizio; mentre Sempronia, che è pure una donna, la cede a quell’altra che non voleva altro, così tutti contenti e l’incastro viene perfetto.Come al solito, quando si comincia la spartizione del potere, la crisi di governo sprofonda sempre più in basso tanto nel decoro delle opere che nei riferimenti lessicali.

Così dopo la vana consultazione degli antichi dizionari della Prima Repubblica (il Di Capua, il Pallotta), e senza purtroppo aver tratto alcun soccorso da quelli già più scafatelli della Seconda (Stimolo-Fregonara, Novelli-Urbani e Dell’Anna-Lala), resta l’esigenza di definire questo nuovo inverecondo sudoku dei desideri incrociati; e in mancanza di un termine specifico, sia pure con qualche residuo scrupolo si prenderà qui la libertà di chiamare in causa lo “scambismo”.

Si tratta di un fenomeno che designa una particolare classe di comportamenti sessuali che portano alcuni individui a scambiarsi appunto partner con altre coppie. Il ripudio della monogamia trova luogo di norma all’interno di universi chiusi: club privè, ville cosiddette dell’amore, villaggi vacanze, crociere, community on line. Ancorché piuttosto ardita, l’analogia che pretende di individuare la presenza di scambisti tra Palazzo Chigi, Montecitorio, Palazzo Madama e i vari ministeri in palio trova qualche riprova nello stato di crescente e inconfessabile occlusione entro cui si è cacciato il ceto politico di questa Terza Repubblica.

Divampata in piena emergenza sanitaria ed economica, se l’odierna crisi ne rappresenta la più evidente conferma, mai come oggi pare di scorgere una voluttà di potere così diffusa e trasgressiva rispetto alle istituzioni. E dunque si è letto che il presidente Fico, esploratore paciere, vorrebbe tanto fare il sindaco di Napoli, per cui lascerebbe la carica al ministro Franceschini, che già l’aveva puntata la scorsa legislatura, ma che in questa la utilizzerebbe come trampolino per il Quirinale.

Allo stesso modo, con la stessa disinvoltura, qualcuno deve aver pensato a uno scambio Conte-Gentiloni: il primo destinato a Bruxelles come premio di consolazione per aver liberato il governo; il secondo di ritorno a Roma, Palazzo Chigi, magari con lo stesso proposito attribuito a Franceschini.

Ora, non è detto che gli scambi abbiano poi luogo. Oltre che incerti, spesso sono solo frutto di chiacchiere, se non un puro prodotto dell’immaginazione. Dopo tutto, il toto-ministri è un gioco, a suo modo anche divertente (specie per come reagiscono protagonisti e comprimari).

E tuttavia chi ha vissuto quarant’anni nelle redazioni ha imparato che quel flusso incontrollabile di nomi e incarichi ora in salita e ora discesa, quell’indispensabile spargimento di appetiti, dinieghi, smanie e bruciature, finisce per delineare delle premesse e formare una opinione che finisce nelle chat, negli spifferi, quindi nell’agenda.
Per cui non è tanto importante che Gualtieri potrebbe fare il sindaco di Roma e Raggi togliere il disturbo entrando al governo; o che Delrio è lì lì per beccarsi le Infrastrutture e De Micheli lo va a sostituire alla guida dei deputati pd.

Baratti, permute e rotazioni di questo genere sono sempre accadute, tutto lascia pensare che siano inevitabili e che facciano parte del sistema. Quel che oggi colpisce e impressiona è piuttosto il grado di inconsapevolezza non solo rispetto alla vita delle persone sempre più lontane dal Palazzo, ma anche e soprattutto l’effetto disastroso che in questo particolare momento tali pratiche arrecano a una classe politica già molto fragile e tuttavia ostinata nel mostrare nei fatti che un incarico vale l’altro, la Sanità, l’Europa, il Recovery, il Parlamento, il municipio di questa o quella città: pur di restare al potere.

Alla lunga, gli scambisti non distinguono più, nemmeno l’oggetto dei loro scambi e se stessi. Nel frattempo il coronavirus ha imposto una ovvia e drastica riduzione del poliamore nei locali ad hoc. Anche alla politica farebbe bene, se non la castità, almeno un turno o due di profilassi obbligata.