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Giustizia, bagarre sui tabulati telefonici. Azione chiede subito una legge

Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione 
Dopo la sentenza della Corte del Lussemburgo del 2 marzo, che imponeva il via libera del gip alla richiesta del pm, ancora aperta la questione dell'utilizzo, mentre magistrati e giuristi si dividono. Enrico Costa chiede al governo di provvedere
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ROMA - Sono passati sei mesi, ma la questione dei tabulati telefonici e del loro utilizzo "libero" da parte dei pm è ancora lì, irrisolta. E mentre le toghe e i giuristi si dividono con dotte e lunghe disquisizioni che hanno attraversato l'estate, l'incertezza regna sovrana. Perché il problema è semplice: viene commesso un delitto, il pubblico ministero chiede di ottenere i tabulati dei possibili indiziati. Oggi può ottenerli senza problemi, ma la Corte di giustizia del Lussemburgo, il 2 marzo, ha messo un paletto, scrivendo (su un caso dell'Estonia) che serve anche il parere del gip poiché si tratta di dati sensibili. La sentenza è rimasta lì, foriera di un grande dibattito giuridico, ma irrisolta dal punto di vista concreto. In Italia la legge che consente il libero accesso dei pm ai tabulati è sempre la stessa. E la Cassazione, a fine luglio, con una sentenza ha ufficializzato la sua posizione scri…

ROMA - Sono passati sei mesi, ma la questione dei tabulati telefonici e del loro utilizzo "libero" da parte dei pm è ancora lì, irrisolta. E mentre le toghe e i giuristi si dividono con dotte e lunghe disquisizioni che hanno attraversato l'estate, l'incertezza regna sovrana. Perché il problema è semplice: viene commesso un delitto, il pubblico ministero chiede di ottenere i tabulati dei possibili indiziati. Oggi può ottenerli senza problemi, ma la Corte di giustizia del Lussemburgo, il 2 marzo, ha messo un paletto, scrivendo (su un caso dell'Estonia) che serve anche il parere del gip poiché si tratta di dati sensibili. La sentenza è rimasta lì, foriera di un grande dibattito giuridico, ma irrisolta dal punto di vista concreto. In Italia la legge che consente il libero accesso dei pm ai tabulati è sempre la stessa. E la Cassazione, a fine luglio, con una sentenza ha ufficializzato la sua posizione scrivendo che le indicazioni Ue sono troppo generiche, e quindi così su due piedi, senza una legge italiana specifica, non possono essere applicate. Proprio come hanno fatto, fino a oggi, molti gip in Italia. Ma dalle parole della Suprema corte, come da quelle dei gip, si deduce che una legge serve, e anche il prima possibile. Perché altrimenti il rischio è che le stesse autorizzazioni concesse possano essere eccepite di fatto bloccando un'indagine.

E qui - politicamente - è già pronto Enrico Costa a intervenire. Il responsabile Giustizia di Azione, vecchio "nemico" delle intercettazioni sin da quando era in Forza Italia, è stato il primo, a fine marzo, a sollevare la questione della sentenza Ue. Nessuno, fino a quel momento, ci aveva riflettuto. Ma lui, con un ordine del giorno alla legge di delegazione europea, ha chiesto espressamente al governo di provvedere con una legge specifica per mettere ordine nella faccenda. E adesso Costa, non appena la Camera riparte il 7 settembre, è pronto a ripartire con la sua battaglia garantista.

La prima mossa sarà quella di presentare un'interpellanza - che è già pronta e che Repubblica anticipa - per chiedere al governo "quali iniziative intenda porre in essere, e, considerate le urgenze evidenziate in premessa, in quali tempi, al fine di adeguare la normativa italiana a quella europea". Costa chiede una legge e ne spiega le ragioni: "Il tabulato telefonico contiene una notevole quantità di informazioni molto sensibili: di fatto traccia la vita di ciascuno di noi, dalle nostre relazioni ai nostri spostamenti, dalle abitudini ai collegamenti informatici. E l'accesso a questi dati, incrociati e sapientemente correlati, risulta talvolta più invasivo delle intercettazioni telefoniche o ambientali perché svela la posizione nello spazio e nel tempo di una persona e la sua cerchia di relazioni sociali, con chi parla, a che ora parla, per quanto tempo parla, dove si trova quando parla, con quale frequenza lo fa, chi chiama dopo aver sentito una persona e così via". Costa cita anche dei dati, dice che "nel 2014 solo la compagnia telefonica Vodafone dichiarò di essere destinataria di oltre 600mila richieste di tabulati". E conclude: "La Corte Ue dice che ci vuole l'autorizzazione del giudice e che vanno individuati i reati gravi per i quali l'accesso ai tabulati è possibile. Quindi, a questo punto, è fondamentale intervenire rapidamente anche per non compromettere le indagini e rischiare di invalidare gli atti già acquisiti".

Ed è proprio questa la preoccupazione del procuratore aggiunto di Torino Cesare Parodi, che ha scritto più di una riflessione sulle intercettazioni. E adesso a Repubblica dice: "Le indicazioni europee rendono verosimilmente necessario che la decisione sui tabulati e i file di log sia di competenza del giudice e non più del pm. Al contrario, e ferma restando le necessità di precise motivazioni, ogni forma di limitazione correlata al titolo di reato potrebbe determinare una ingiustificata perdita di efficacia del sistema. Si dimentica spesso che dai tabulati possono derivare elementi funzionali alle esigenze non solo delle persone offese, quanto degli stessi indagati". Dunque, anche per Parodi, una legge a questo punto è inevitabile perché altrimenti si rischia una sorta di giungla in cui i pm continuano a chiedere i tabulati, i giudici delle indagini preliminari si comportano secondo la loro singola interpretazione, ci sarà chi dice sì, chi dice no, chi chiede a sua volta di rivolgersi alla Corte di giustizia. Insomma, il caos. 

Del resto la stessa Cassazione, che a fine luglio ha depositato una sua sentenza sul punto, conferma l'esigenza di una legge quando scrive che "la pronuncia europea sembra incapace di produrre effetti applicativi immediati e diretti a causa dell'indeterminatezza delle espressioni utilizzate al fine di legittimare l'ingerenza dell'autorità pubblica nella vita privata dei cittadini". In quella sentenza della Corte di giustizia del Lussemburgo si ipotizzava un via libera ai tabulati per i reati gravi e per "prevenire gravi minacce alla sicurezza pubblica". Ma, a questo punto, non è solo sulla base di quelle parole che può funzionare in Italia un meccanismo delicato come quello della richiesta dei tabulati. Serve, come scrive la Cassazione, una legge per individuare, sulla base di criteri oggettivi, come ha chiesto la stessa Corte Ue, le categorie di reati per i quali sarà legittimo chiedere i dati del traffico telefonico o telematico. È esattamente la stessa linea che, nel frattempo, hanno seguito molti gip in Italia che, come nel caso di Roma e Tivoli, hanno chiesto una legge che disciplini al più presto la materia. 

Costa la sua proposta di legge l'ha già presentata. Dice semplicemente che per i tabulati vanno seguite le stesse regole delle intercettazioni. Sì per i reati che superano i cinque anni di pena. Via libera naturalmente per tutti i reati più gravi. Ma di sicuro questa è un'asticella che potrebbe anche essere troppo bassa per individuare i responsabili di molti crimini.