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M5S, l'ultimo tabù: si va verso la deroga al tetto dei due mandati. Ma solo dopo la partita Quirinale, per scongiurare il caos interno

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Superato il dogma del finanziamento pubblico, lo steccato da abbattere rimane il più sensibile perché tocca direttamente il futuro di centinaia di parlamentari: tra l'incognita del risultato elettorale e la riforma che taglia il numero dei seggi a Camera e Senato, i posti a disposizione si ridurranno notevolmente. I dubbi di Conte sui criteri da adottare
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Lo hanno detto il ministro Stefano Patuanelli e il vicepresidente del M5S Mario Turco: dopo la partita quirinalizia, i 5 Stelle prenderanno in mano il più delicato e scottante dei dossier, ovvero il superamento parziale del tetto ai due mandati elettivi per i portavoce del Movimento. A conti fatti è l'ultimissimo tabù da abbattere, il problema però è il come. Nel senso che non lo si cancellerà del tutto - Beppe Grillo in primis è contrario - ma verranno pensate delle deroghe da far poi votare agli iscritti. Già, ma quali deroghe? Ad personam? O ci saranno dei criteri generali? La sostanza però è che qualsiasi scelta verrà fatta scontenterà più di qualcuno. Aleggia un incubo specie tra i parlamentari al primo mandato, che sono la maggioranza (166 su 233): per loro rientrare in Parlamento sarà impossibile, o poco più. Fatto che ha, avrà, ripercussioni politiche sul breve t…

Lo hanno detto il ministro Stefano Patuanelli e il vicepresidente del M5S Mario Turco: dopo la partita quirinalizia, i 5 Stelle prenderanno in mano il più delicato e scottante dei dossier, ovvero il superamento parziale del tetto ai due mandati elettivi per i portavoce del Movimento. A conti fatti è l'ultimissimo tabù da abbattere, il problema però è il come. Nel senso che non lo si cancellerà del tutto - Beppe Grillo in primis è contrario - ma verranno pensate delle deroghe da far poi votare agli iscritti. Già, ma quali deroghe? Ad personam? O ci saranno dei criteri generali? La sostanza però è che qualsiasi scelta verrà fatta scontenterà più di qualcuno. Aleggia un incubo specie tra i parlamentari al primo mandato, che sono la maggioranza (166 su 233): per loro rientrare in Parlamento sarà impossibile, o poco più. Fatto che ha, avrà, ripercussioni politiche sul breve termine.

Ma andando con ordine. La prima premessa è che con ogni probabilità il 32 per cento preso dai 5 Stelle nel 2018 non sarà neanche lontanamente confermato quando si tornerà al voto. La seconda è che, per effetto della riforma voluta proprio dal Movimento, il prossimo Parlamento avrà un terzo dei seggi in meno. Calcoli spannometrici alla mano, ipotizzando un 15 per cento di voti, i 339 eletti delle scorse elezioni (tra espulsioni e addii ne sono rimasti 233) si ridurranno ad un ordine di grandezza di 70-90 parlamentari. Tra i futuri e possibili nuovi deputati e senatori ci saranno verosimilmente le vecchie glorie con le famose e ancora non chiare deroghe (da Luigi Di Maio a Roberto Fico, da Paola Taverna oggi vice di Conte a Vito Crimi); poi, com'è normale che sia, Conte pescherà nomi esterni nel mondo della cosiddetta società civile. Insomma anche qui, si fa presto a far di conto e di posti da giocarsi per tutti gli altri ne rimarranno pochini. Una trentina? Un po' di più o un po' di meno?

La questione delle deroghe è materia complessa e con mille variabili. Un orientamento possibile è quello che, sulla falsariga del mandato zero, si "abboni" un mandato in alternanza. Ne hai fatto uno da consigliere regionale e poi un altro da deputato? Deroga. Uno da deputato e in un altro hai fatto il ministro? Deroga. Però in questo modo resterebbe fuori, per fare un esempio, proprio Taverna, due volte senatrice. Si potrebbe valutare un sistema di meriti, o di esperienze da valorizzare: hai fatto il sottosegretario? Sei stato capogruppo? Il tuo contributo serve ancora. Al netto delle deroghe, non c'è solo il tema del se si verrà ricandidati, ma anche il dove. Secondo la vecchia regola interna al M5S, ci si presentava dove si era residenti. Un cittadino aspirante portavoce milanese non poteva essere piazzato nelle liste in Sicilia. Se questo criterio restasse valido, ad oggi ci sono regioni che esprimono ministri del Movimento dove ci sono buone possibilità di non eleggere neanche un parlamentare.

Dopodiché c'è da tener conto che le regole per le candidature future passeranno dal Comitato di garanzia. Un organo composto da Di Maio, Fico e Virginia Raggi. Tutti e tre, con le regole attuali, sarebbero al capolinea della propria carriera politica (a parte la ex sindaca, che ha altri cinque anni davanti da consigliera comunale di opposizione grazie al 'mandato zero'). Conte in teoria potrebbe avere pure tutto l'interesse a mantenere la regola aurea di Grillo e Casaleggio, non vale lo stesso però per la classe dirigente che conta nel Movimento, persone che nel bene e nel male ne hanno fatto la storia e che ormai sono diventati politici a tutto tondo.

Superato il dogma del finanziamento pubblico con il sì al 2 per 1000 - lunedì e martedì si vota online sul sito il sì definitivo, assieme ai cinque vicesegretari e ai membri dei vari comitati tecnici, quattro dei quali entreranno nel Consiglio nazionale, una sorta di segreteria - l'ultimo steccato da abbattere rimane quindi il più sensibile perché tocca direttamente il futuro di centinaia di parlamentari. Un deputato al primo mandato, ad esempio, cosciente di avere pochissime probabilità di rientrare in Parlamento, potrebbe davvero fare una scelta per il Quirinale, pure se caldeggiata dal leader del partito, che comporterebbe la fine anticipata della legislatura? E che interesse ha quello stesso parlamentare a finanziare con una quota della propria indennità la nuova struttura del M5S se è la stessa che di fatto non gli garantirà la rielezione? È anche così che si spiega il ritardo di numerosi parlamentari nel corrispondere i contributi all'associazione del M5S di cui si è lamentato nei giorni scorsi il tesoriere Claudio Cominardi.

Che questo argomento venga rimandato al dopo Quirinale è quindi ovvio: farlo prima garantirebbe il Vietnam interno, in una fase in cui invece c'è massimo bisogno di unità in aula. Ma al netto di quel che sarà, riflette un parlamentare, "ci scordiamo tutti che un segreto del successo del Movimento è stato quello di offrire la possibilità alle persone normali, attraverso la democrazia diretta, di diventare deputati, senatori, consiglieri regionali e comunali". C'è chi infatti con qualche decina di clic ha vinto un seggio, l'ingresso nei palazzi che contano: utopia (o distopia) arrivata al capolinea.