La gaffe dei 5S nella consultazione sul 2 per mille: nel quesito citata la legge sbagliata
di Conchita SanninoHanno votato per i fondi ai partiti o per partecipare ai bandi degli ingegneri ? Controindicazioni da democrazia diretta, nonostante le sue magnifiche sorti e progressive. Il Movimento Cinque Stelle vota sì, è stato sdoganato il 2 per mille, si era detto ieri. Invece, a rigor di testo, non sarebbe così. Qualcuno si accorge infatti, quando è ormai troppo tardi, che l’esito del voto espresso dai pentastellati è giusto, ma il quesito sbagliato.
Si tratta di un banale refuso evidentemente, il provvedimento citato nella domanda sottoposta all’universo pentastellato non è il Dl 149/2013 – e cioè quello relativo all’accesso ai finanziamenti per i partiti, promosso alla fine con 24mila Sì – ma il 143/2013 , che si riferisce a un ostico regolamento sui contratti pubblici relativi ai compensi per servizi nei settori di architettura e di ingegneria civile.
Hanno votato per i fondi ai partiti o per partecipare ai bandi degli ingegneri ? Controindicazioni da democrazia diretta, nonostante le sue magnifiche sorti e progressive. Il Movimento Cinque Stelle vota sì, è stato sdoganato il 2 per mille, si era detto ieri. Invece, a rigor di testo, non sarebbe così. Qualcuno si accorge infatti, quando è ormai troppo tardi, che l’esito del voto espresso dai pentastellati è giusto, ma il quesito sbagliato.
Si tratta di un banale refuso evidentemente, il provvedimento citato nella domanda sottoposta all’universo pentastellato non è il Dl 149/2013 – e cioè quello relativo all’accesso ai finanziamenti per i partiti, promosso alla fine con 24mila Sì – ma il 143/2013 , che si riferisce a un ostico regolamento sui contratti pubblici relativi ai compensi per servizi nei settori di architettura e di ingegneria civile.
Al voto via clic si erano affidati in 34mila, su ben 131mila e 760 iscritti “elettori”. I Sì alla fine sono stati 24mila e 360, i No 9mila e 531. E la base ha scelto anche a quali progetti di ricerca, onlus e associazioni per la promozione dei diritti vanno complessivamente i fondi delle cosiddette restituzioni: 4 milioni sono destinati così tra Cnr, Emergency e altre realtà si occupano di salvare vite; altri 3 , 5 milioni per iniziative politiche sui territori. Proprio dalla base Dai saliva l’istanza di attingere alle risorse dell’Irpef che, su indicazione dei cittadini, possono essere riservate al sostegno dei partiti.
Una “rivoluzione” che fa comunque rima con un’alta astensione? "Io rilevo che il 72 per cento è a favore del 2 x mille, la stragrande maggioranza. Se accettiamo il principio della democrazia diretta, è questo", ribatte Giuseppe Conte, che tira un sospiro di sollievo (errori di trascrizione a parte). La partecipazione ricalca infatti la media del nuovo corso: si pronunciarono in 30mila anche per eleggere come garanti Luigi Di Maio, Roberto Fico e Virginia Raggi (e Fraccaro, Berti e Dadone come probiviri). Numeri comunque distanti dal pieno mandato di quei 67mila voti che elessero l’ex premier come leader del nuovo Movimento.
Questa settimana era considerata cruciale per il voto sul 2 per mille. Ma il leader non fa in tempo a distendersi nel salotto di Floris, a La 7, che il primo a cinguettare sarcasmo è ovviamente uno della prima ondata di fuoriusciti, ormai sette anni fa, Walter Rizzetto, ex M5s e oggi Fdi, che pubblica la foto della “scheda” online di domanda con il riferimento errato. E scrive: “Il M5s vota a favore del 2xmille. Anzi no. Peccato che il dl 143/2013 non esiste. Chapeau”.
La forma imporrebbe una riflessione (quanto meno sulla concentrazione di chi, materialmente, ha avuto il compito di redigere il quesito). Nella sostanza, la materia del quesito appare esplicita. Difficile prevedere che qualcuno possa trarre da questa scivolata la richiesta di nullità del voto. Con le fibrillazioni in corso - fuori e soprattutto dentro le fila dei Cinque Stelle, dalle divisioni sulle nomine Rai alle manovre sulla legge di Bilancio, per non parlare della partita Quirinale - sarebbe una scossa ulteriore. Un effetto boomerang che colpirebbe tutto il Movimento, nemici di Conte compresi.