Charles Michel: “Siamo più uniti, pronte nuove sanzioni. Putin sta già perdendo”
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - “Vladimir Putin pensava di dividerci, e invece ci ha unito ancora di più”. Per Charles Michel la guerra in Ucraina ha costretto l'Europa a infrangere vecchi tabù e lanciare una “rivoluzione copernicana” sulla Difesa comune, trasformando l'Ue in una “potenza al servizio della pace e della sicurezza”. Il presidente del Consiglio Ue è reduce dal vertice di Versailles. Michel ammette discussioni animate tra i 27 capi di Stato e di governo ma indica le basi di una svolta. “Posso garantirvi che c'è una nuova consapevolezza e un cambio di mentalità tra i leader. Abbiamo deciso che questioni nazionali come energia e Difesa saranno trattate con uno spirito di sovranità europea”.
Dove si trovano i soldi? Attraverso un nuovo Recovery Fund, come chiedono Francia e Italia?
“Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Cominciamo dagli obiettivi comuni e poi valuteremo quali strume…
PARIGI - “Vladimir Putin pensava di dividerci, e invece ci ha unito ancora di più”. Per Charles Michel la guerra in Ucraina ha costretto l'Europa a infrangere vecchi tabù e lanciare una “rivoluzione copernicana” sulla Difesa comune, trasformando l'Ue in una “potenza al servizio della pace e della sicurezza”. Il presidente del Consiglio Ue è reduce dal vertice di Versailles. Michel ammette discussioni animate tra i 27 capi di Stato e di governo ma indica le basi di una svolta. “Posso garantirvi che c'è una nuova consapevolezza e un cambio di mentalità tra i leader. Abbiamo deciso che questioni nazionali come energia e Difesa saranno trattate con uno spirito di sovranità europea”.
Dove si trovano i soldi? Attraverso un nuovo Recovery Fund, come chiedono Francia e Italia?
“Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Cominciamo dagli obiettivi comuni e poi valuteremo quali strumenti utilizzare. Vogliamo rafforzarci sull'indipendenza energetica, come già avevamo iniziato a fare. Anche sulla Difesa europea c'erano progressi in corso, ma adesso è stata lanciata una rivoluzione copernicana. Ovviamente la Nato resta un pilastro ma tutti i leader Ue hanno capito che aumentare le nostre capacità militari significa rafforzare l'Alleanza. La Germania ha deciso uno stanziamento per spese militari mai visto. La Finlandia e la Svezia s'interrogano sull'adesione alla Nato. La Danimarca valuta l'uscita dall'opt-out in materia di Difesa. In pochi giorni l'Ue ha raddoppiato fino a un miliardo di euro il fondo di aiuti militari all'Ucraina. E' Putin che ha involontariamente contribuito a questa accelerazione”.
Ma come farà l'Europa a finanziare gli investimenti nella Difesa?
“L'Ue è una potenza economica. Abbiamo la capacità finanziaria, com'è stato dimostrato durante la crisi di Covid. Non tutti gli stati membri sono nella stessa situazione di debito pubblico, ma l'Ue è un progetto di convergenza”.
Sarà necessario un secondo prestito comune?
“In questa fase mobilitiamo risorse già disponibili. Possiamo esaminare come adattare e perfezionare il bilancio europeo e il Recovery Fund per farlo coincidere al meglio con i nostri obiettivi. Sull'ipotesi di impiegare ulteriori risorse pubbliche e private, e in che modo, sono state espresse diverse opinioni intorno al tavolo. La Commissione avrà un ruolo nella presentazione diverse opzioni. Personalmente sono favorevole anche a progressi sull'unione bancaria e sul mercato dei capitali per indirizzare fondi privati verso investimenti strategici”.
La situazione in Ucraina è sempre più drammatica. L'Europa fa abbastanza?
“Sono in contatto quotidiano con il presidente ucraino e il suo team. Zelensky sa quali sono i suoi amici più sinceri e abbiamo risposto sostenendolo il più possibile, anche rompendo i nostri tabù. Quando la guerra è scoppiata nella notte tra il 23 e 24 febbraio ho riunito tutti i capi di Stato e di governo europei. Zelensky aveva capito che la Nato non avrebbe dato armi e ci ha chiesto aiuto. È stata attivata una clausola mai usata prima per l'invio di attrezzature militari anche letali. In meno di due giorni avevamo già cominciato a fare spedizioni di armi. La resistenza ucraina è possibile grazie al coraggio del presidente Zelensky e del suo popolo, ma anche perché siamo riusciti a portare attrezzature utili per resistere”.
Le consegne di armi non rischiamo di trascinare i paesi europei nel ruolo di co-belligeranti?
“Senza rivelare tutti i dettagli, non è l'interpretazione che ne viene fatta per il momento. L'Ue non è in guerra con la Russia. E quando l'aggressore ha il pulsante nucleare, c'è una dimensione del tutto diversa da tenere presente. Non possiamo rischiare di precipitare nella terza guerra mondiale. Noi sosteniamo l'Ucraina al livello umanitario, finanziario e militare. E con mezzi diplomatici. Tutto quello che facciamo è per portare la Russia a negoziare una soluzione diplomatica. Putin sta già perdendo la battaglia della comunicazione. Non sono passate le sue bugie e favole a proposito della cosiddetta "operazione militare speciale”. Si dice spesso che le democrazie sono deboli di fronte alla propaganda dei regimi più autoritari. E' avvenuto il contrario”.
L'Ue è divisa sull'adesione dell'Ucraina? I leader prendono tempo.
“La procedura è stata avviata in pochi giorni mentre di solito ci vogliono otto mesi. Abbiamo chiesto alla Commissione un parere ufficiale e abbiamo detto con forza che sosterremo con varie iniziative il cammino europeo dell'Ucraina. Sono consapevole del simbolo della domanda fatta da Kiev. È proprio quello che fa paura a Putin. Vede la democrazia come una pandemia e ne teme il contagio su popolazioni russofone”.
Bisogna aumentare la pressione su Mosca, con l'embargo su gas e petrolio russo?
“Abbiamo calibrato le prime sanzioni in modo che fossero il più dolorose per il regime e il meno impattanti per noi. Un primo effetto c'è al livello diplomatico. Ci sono canali di negoziati tra Ucraina e Russia anche se non è sufficiente e ci sono dubbi sulla sincerità dei russi visto che i bombardamenti continuano. Dobbiamo continuare la nostra pressione per cambiare i rapporti di forza. Abbiamo in riserva altre possibili sanzioni aggiuntive”.
Quali?
“Non lo dirò. Finora abbiamo colto di sorpresa il regime di Mosca e intendiamo continuare. Putin pensava di dividere gli europei. Prima della guerra aveva fatto un meticoloso lavoro preparatorio di influenza, scommettendo su alcuni leader, cercando di sabotare la fiducia tra partner Ue, utilizzando azioni ibride. Dopo due settimane di guerra siamo più uniti che mai, abbiamo adottato sanzioni incisive e stiamo dando un aiuto molto concreto all'Ucraina. Zelensky sa che può contare su di noi. Mi ha chiamato anche nella notte in cui c'era l'attacco in corso sulla più grande centrale nucleare d'Europa”.
Sulle centrali nucleari ci sono ancora timori?
“Siamo ancora preoccupati, naturalmente. Tuttavia insieme all'Aiea discutiamo con l'Ucraina e la Russia di soluzioni tecniche per prevenire qualsiasi rischio. Ci sono quattro centrali nucleari in Ucraina, e due sono controllate dai russi. Esistono problemi con la fornitura di acqua e cibo per il personale ucraino che fa la manutenzione. È anche su questo dobbiamo avere un dialogo operativo con Mosca. Sono per il pragmatismo. Se vogliamo limitare i rischi sulle centrali nucleari, portare aiuti ai civili e infine aprire una strada alla diplomazia dobbiamo confrontarci con chi oggi è seduto nella poltrona del Cremlino. Quale sarà la situazione a Mosca più avanti, nessuno lo sa”.