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Sulla delega fiscale avanti anche senza intesa. Draghi valuta la fiducia

Mario Draghi 

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Veleni fra i partiti sulla norma che il 9 maggio va in Aula. Manca l'accordo sul catasto
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Manca poco, pochissimo. Solo un tassello, la riformulazione di una norma nella riforma del catasto. Ma non ci sono molti altri margini per trattare, non c'è più spazio per rinvii. Se il centrodestra continuerà a respingere l'accordo, la delega fiscale il 9 maggio andrà in Aula senza votazioni in commissione. E a quel punto nulla è escluso, neanche la fiducia. Mario Draghi ha provato a evitarla, ma ha sempre indicato l'obiettivo: approvare le riforme, il fisco e gli appalti alla Camera, il Csm e la concorrenza al Senato. Ora è giunto il momento di tirare le somme. Intesa o rottura: a giorni il verdetto sulla riforma delle tasse. Da Lega e Fi professano cauto ottimismo. Nel Pd e nel M5S si respira un certo pessimismo. L'imminente campagna elettorale per le amministrative non aiuta a svelenire il clima. Il premier, però, non è più disposto a tergiversare. Si andrà avanti, in nome delle riforme, anche se…

Manca poco, pochissimo. Solo un tassello, la riformulazione di una norma nella riforma del catasto. Ma non ci sono molti altri margini per trattare, non c'è più spazio per rinvii. Se il centrodestra continuerà a respingere l'accordo, la delega fiscale il 9 maggio andrà in Aula senza votazioni in commissione. E a quel punto nulla è escluso, neanche la fiducia. Mario Draghi ha provato a evitarla, ma ha sempre indicato l'obiettivo: approvare le riforme, il fisco e gli appalti alla Camera, il Csm e la concorrenza al Senato. Ora è giunto il momento di tirare le somme. Intesa o rottura: a giorni il verdetto sulla riforma delle tasse. Da Lega e Fi professano cauto ottimismo. Nel Pd e nel M5S si respira un certo pessimismo. L'imminente campagna elettorale per le amministrative non aiuta a svelenire il clima. Il premier, però, non è più disposto a tergiversare. Si andrà avanti, in nome delle riforme, anche senza accordo.

Dopo l'incontro prima di Pasqua di Draghi con Matteo Salvini e Antonio Tajani, si è mediato. Nell'ultima settimana Palazzo Chigi, con il sottosegretario Roberto Garofoli e il capo di gabinetto Antonio Funiciello, ha trattato con i partiti. Tutti, non solo il centrodestra. Salvini e Silvio Berlusconi, che lamentavano il rischio di aumenti della cedolare sugli affitti e della tassa sui Btp, hanno ottenuto di cambiare la norma sui capitali mobiliari e immobiliari: la delega non indicherà più l'approdo a un'aliquota unica (due in fase transitoria), ma farà riferimento a un prelievo proporzionale e alla possibilità di regimi cedolari. Il Pd ha chiesto e incassato che l'Irpef si abbassi "a partire dai redditi medio-bassi". Il M5S ha voluto che il riordino di deduzioni e detrazioni abbia "particolare riguardo alla tutela del bene casa".

Manca così solo il tassello più difficile. Il catasto, su cui la maggioranza si è già spaccata in commissione. Il governo, dopo aver precisato anche per iscritto che le tasse sulla casa non aumenteranno, ha concesso a Lega e FI di eliminare dal testo, tra i criteri della nuova mappatura degli immobili, il riferimento a valori di mercato. Li sostituirà con un richiamo alle quotazioni immobiliari Omi, che sono stime relative al valore commerciale e alla rendita di case e terreni. Su questo, il governo non transige. Ma per FI e Lega vorrebbe dire far rientrare dalla finestra quel che è uscito dalla porta: chiedono che i valori Omi siano citati in un generico incrocio di banche dati. Qui rischia d'incagliarsi tutto.

Da FI e dalla Lega ostentano "cauto ottimismo" su un "pieno, ragionevole e soddisfacente accordo". Ma vanificare la riforma del catasto non si può: Draghi l'ha detto dall'inizio. Il governo nasce per fare le riforme, realizzare il Pnrr. Senza, è persuaso, non avrebbe ragion d'essere. Ecco perché non si vuol più rinviare, la pazienza sembra esaurirsi. Se il centrodestra non darà il via libera all'accordo, la riforma tornerà in commissione solo per certificare che non c'è intesa, poi si andrà in Aula il 9 maggio senza mandato al relatore. E il governo valuterà la fiducia. Ma che farebbero Fi e Lega? Potrebbero votare sì o uscire dall'Aula. Anche se nel governo c'è chi teme che il leader leghista, in affanno per il sorpasso di Meloni nei sondaggi, possa farsi tentare dallo strappo, in nome della difesa della casa. I segnali di nervosismo sono del resto evidenti, viaggiano sulla direttrice gialloverde. Si veda la nuova sortita contro le armi pesanti all'Ucraina di Giuseppe Conte, che nei giorni scorsi avrebbe avuto contatti con Draghi. Le sue accuse di una linea troppo guerrafondaia sono respinte a Chigi: nel solco del mandato parlamentare si stanno inviando agli ucraini le armi necessarie a difendersi.