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Scissione M5S, Manlio Di Stefano: "I 5S cercano nemici perché sono rimasti anti-sistema. Il viaggio in Russia? Non lo rifarei”

Il sottosegretario agli Esteri passato con Di Maio: "Con Conte i 5 Stelle si sono arroccati, cercano sempre nemici. Per chi è maturato serve un progetto politico nuovo. La trasferta a Mosca? Fui usato, ho sottovalutato l’uso propagandistico dell'evento"
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Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri e deputato di Insieme per il Futuro, fino a qualche tempo fa era considerato un 5 Stelle doc, un grillino puro: cosa l’ha portata alla scissione?
"Il malessere è di lunga data proprio perché il M5S ce l’ho nel sangue e negli ultimi mesi l’ho visto crollare senza poterci fare nulla, ero escluso da ogni scelta. La scissione invece è nata sull’imbarazzo di far parte di un gruppo che, nel bel mezzo di un conflitto in Europa, si è messo a fare distinguo sul sostegno all’Ucraina rispetto ai partner europei e atlantici, creando tensioni insensate all’interno del governo".

Cosa contestavate a Conte?
"Nulla di personale, ma dopo 15 anni di fatica per costruire un progetto politico, glielo abbiamo consegnato con la missione di rilanciarlo grazie all’esperienza che nel frattempo avevamo maturato, puntando quindi su una nuova visione più concreta e meno propa…

Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri e deputato di Insieme per il Futuro, fino a qualche tempo fa era considerato un 5 Stelle doc, un grillino puro: cosa l’ha portata alla scissione?
"Il malessere è di lunga data proprio perché il M5S ce l’ho nel sangue e negli ultimi mesi l’ho visto crollare senza poterci fare nulla, ero escluso da ogni scelta. La scissione invece è nata sull’imbarazzo di far parte di un gruppo che, nel bel mezzo di un conflitto in Europa, si è messo a fare distinguo sul sostegno all’Ucraina rispetto ai partner europei e atlantici, creando tensioni insensate all’interno del governo".

Cosa contestavate a Conte?
"Nulla di personale, ma dopo 15 anni di fatica per costruire un progetto politico, glielo abbiamo consegnato con la missione di rilanciarlo grazie all’esperienza che nel frattempo avevamo maturato, puntando quindi su una nuova visione più concreta e meno propagandistica. Invece la sensazione è che ci si sia arroccati su noi stessi ancora di più".

Quanti tra quelli che sono rimasti soffrono la leadership di Conte? 
"Sinceramente ho così tanto da fare al ministero che non passo le giornate a sondare gli umori dei colleghi, ma c’è tanto malcontento. Mi aspetto nuovi arrivi, anche dai territori".

Tra i più turbati c’è l’ex ministro Alfonso Bonafede, che ha pianto dopo la scissione...
"Alfonso è un amico, un volto storico del M5S e un compagno di mille successi e dolori. È normale che stia soffrendo, capisco il suo malessere. La politica però è interesse nazionale, occorre farsi forza e mettere l’emotività da parte".



Con Grillo quando si è sentito l’ultima volta?
"Circa un mese fa, ma abbiamo parlato di crisi energetica e della teoria dei flussi di Parag Khanna. È sempre bello confrontarsi con una grande mente come Beppe".

Il governo prepara il quarto decreto sulle armi a Kiev. Ha la sensazione che i suoi ex compagni 5 Stelle strapperanno su questo?
"Non posso saperlo, ma è chiaro che oggi più che mai cerchino una raison d’être e quindi tutto è possibile".

Lei è al secondo mandato. Si ricandiderà?
"Se avessi ragionato in questi termini sarei rimasto al mio posto e come faranno tanti avrei dato un prezzo alla mia fedeltà. Non mi interessa l’argomento per ora, c’è tanto da fare per creare un soggetto politico".

Con chi dialogate? I contatti con Sala sono noti. Con Renzi può esserci un’intesa?
"Ognuno nel suo campo farà la sua parte per far conoscere il progetto che stiamo creando. Più che ai nomi di vertice, di cui abbiamo sentito persino troppo, ci stiamo interessando al tessuto locale, al mondo economico. Io per esempio lavoro da anni al rapporto pubblico-privato per quanto riguarda le imprese esportatrici e grazie a loro ho contribuito alla scrittura del Patto per l’Export".

Si ha la sensazione che un pezzo di M5S sia rimasto quello delle origini, anti-atlantista, anti-sistema. E che un altro pezzo, quello passato con Di Maio, abbia sposato la cultura di governo. È così?
"Ha centrato il punto, ma c’è una sfumatura ancora più sottile. Ci accusano di aver cambiato idea su tante cose, ma farlo, dal mio punto di vista è sinonimo di maturità e coraggio. Ciò su cui non si deve cambiare idea sono invece i valori fondanti, l’etica della politica, la legalità".

Conte fuori da Palazzo Chigi usa toni più barricaderi. Ma ha la postura per fare l’anti-sistema?
"Torno a quanto detto prima, è naturale che un partito nato antisistema debba avere sempre un nemico per trovare consenso, ed è innegabile che questo sia stato il problema negli anni di governo. Ma come ha detto Di Maio chi oggi pensa di lasciare il governo sta di fatto abbandonando il Paese".

Molti le rinfacciano il suo famoso viaggio a Mosca al convegno di Russia Unita. Lo rifarebbe?
"Non lo rifarei. Ciò che avevo sottovalutato era l’utilizzo propagandistico che la Russia fa di qualsiasi evento possa incrinare la solidità del fronte occidentale. Fui usato e ne ho pagato le conseguenze sulla mia pelle".