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Meloni commissaria la manovra

Una cabina di regia composta dai rappresentanti di ogni gruppo della maggioranza per cercare di sciogliere i nodi. A presiederla probabilmente Francesco Lollobrigida. Non senza malumori di Forza Italia
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ROMA - Davanti a una pioggia di emendamenti e alle pregiudiziali dei partiti (in primis quella di Silvio Berlusconi), il governo è costretto a ricorrere a una soluzione di emergenza: una "cabina di regia" composta dai rappresentanti di ogni gruppo della maggioranza per cercare di sciogliere i nodi della manovra.

La proposta, nel corso del vertice fra Giorgia Meloni e i leader della maggioranza, la mette sul tavolo il capodelegazione di Fratelli d'Italia Francesco Lollobrigida. E probabilmente sarà lui a presiedere il nuovo organismo. Non senza malumori espressi da Forza Italia: alcuni deputati fanno notare che il compito di coordinamento spetterebbe alla commissione Bilancio, presieduta proprio da un esponente azzurro, Giuseppe Mangialavori. Ma la premier non si fida. E prova a "commissariare" la Finanziaria. 

I vertici del centrodestra avevano fissato dei paletti alla coalizione, ribaditi ieri dal governo nel corso dell'incontro: o…

ROMA - Davanti a una pioggia di emendamenti e alle pregiudiziali dei partiti (in primis quella di Silvio Berlusconi), il governo è costretto a ricorrere a una soluzione di emergenza: una "cabina di regia" composta dai rappresentanti di ogni gruppo della maggioranza per cercare di sciogliere i nodi della manovra.

La proposta, nel corso del vertice fra Giorgia Meloni e i leader della maggioranza, la mette sul tavolo il capodelegazione di Fratelli d'Italia Francesco Lollobrigida. E probabilmente sarà lui a presiedere il nuovo organismo. Non senza malumori espressi da Forza Italia: alcuni deputati fanno notare che il compito di coordinamento spetterebbe alla commissione Bilancio, presieduta proprio da un esponente azzurro, Giuseppe Mangialavori. Ma la premier non si fida. E prova a "commissariare" la Finanziaria. 

I vertici del centrodestra avevano fissato dei paletti alla coalizione, ribaditi ieri dal governo nel corso dell'incontro: ogni singolo deputato, mediamente, potrà vedersi approvati al massimo due emendamenti. Ma quelli presentati, e su cui la commissione Bilancio deve fare una scrematura entro domenica, sono in abbondanza. Per intenderci, FdI può puntare al massimo a 236 emendamenti e ne ha depositati 285, Forza Italia ha una disponibilità di 88 norme aggiuntive e ne ha già trasmesse 135. Ma la scure, è probabile, andrà molto più in profondità. 

La coperta è corta, anche dal punto di vista finanziario: ci sono 400 milioni in tutto per gli emendamenti, 240 per l'opposizione e 160 per la maggioranza. C'è però pure un "tesoretto" da 300 milioni, nel budget dei ministeri, cui si può attingere con norme inter-gruppo, ad esempio su proposta di enti e associazioni. Sullo sfondo, rimangono le divergenze politiche: il braccio di ferro è soprattutto con Berlusconi, che insiste sulle pensioni minime da 600 euro e sulla decontribuzione delle assunzioni dei giovani. Il governo è disposto a passare da 6 a 8 mila euro di sgravi per ogni nuovo addetto, ma Berlusconi ha fatto sapere chiaramente ai suoi che la decontribuzione a favore del datore di lavoro deve essere totale. "Non voglio piantare una bandierina ma fare qualcosa che serve al Paese", è la tesi espressa dal Cavaliere. Con queste premesse si entra nella fase calda della manovra.