✕

Twiga, Agenzia delle Entrate, Invitalia. I tre conflitti di interesse di Daniela Santanchè

Daniela Santanchè

 
La ministra del Turismo ha delle posizioni di forza in queste tre trattative che vedono coinvolti rami dello Stato se non direttamente il governo
2 minuti di lettura

Il rinnovo delle concessioni balneari, con uno degli stabilimenti che fattura di più in Italia e nel quale ha ceduto le azioni, sì, ma al compagno e al suo grande amico che vorrebbe nominare all’Enit. La trattativa con l’Agenzia delle entrate per i debiti fiscali di una società in liquidazione della quale è lei ancora principale azionista. I prestiti con Invitalia per far fronte all’emergenza Covid.

Sono i tre conflitti di interesse della ministra del Turismo Daniela Santanchè che, sedendo a Palazzo Chigi in Consiglio dei ministri, ha delle posizioni evidentemente di forza in queste tre trattative che vedono coinvolti rami dello Stato se non direttamente il governo.

Al di là delle indagini della procura di Milano sulla società Visibilia, dei concordati richiesti per evitare il fallimento di alcune sue aziende e delle cause in sede civile e del giudice del lavoro tra piccoli azionisti che hanno perso i loro investimenti ed ex dipendenti che attendono ancora il tfr o sarebbero stati al …

Il rinnovo delle concessioni balneari, con uno degli stabilimenti che fattura di più in Italia e nel quale ha ceduto le azioni, sì, ma al compagno e al suo grande amico che vorrebbe nominare all’Enit. La trattativa con l’Agenzia delle entrate per i debiti fiscali di una società in liquidazione della quale è lei ancora principale azionista. I prestiti con Invitalia per far fronte all’emergenza Covid.

Sono i tre conflitti di interesse della ministra del Turismo Daniela Santanchè che, sedendo a Palazzo Chigi in Consiglio dei ministri, ha delle posizioni evidentemente di forza in queste tre trattative che vedono coinvolti rami dello Stato se non direttamente il governo.

Al di là delle indagini della procura di Milano sulla società Visibilia, dei concordati richiesti per evitare il fallimento di alcune sue aziende e delle cause in sede civile e del giudice del lavoro tra piccoli azionisti che hanno perso i loro investimenti ed ex dipendenti che attendono ancora il tfr o sarebbero stati al lavoro mentre l’azienda incassava la cassa integrazione per covid, in questo momento sono tre le questioni quanto meno di “opportunità” sul suo ruolo nel governo guidato da Giorgia Meloni.

Il rinnovo delle concessioni balneari

Una delle questioni più delicate per il governo Meloni è quella del rinnovo delle concessioni balneari, che secondo la direttiva dell’Unione europea mai applicata dall’Italia andrebbero messe subito a gara. Il governo Meloni ha preso tempo per avviare una sorta di monitoraggio, ma come indicato da alcune sentenze dei giudici amministrativi, la direttiva va applicata e spetta adesso al governo stabilire come e quando e, soprattutto, con quali criteri dovranno essere messe a gara le concessioni e per quale corrispettivo: oggi i canoni sono irrisori, a partire proprio da quelli che paga il Twiga.

La ministra del Turismo lo scorso 22 novembre davanti alla notaia Paola Casali ha venduto le sue quote nello stabilimento balneare di Forte dei Marmi: quote vendute una parte, per 1,3 milioni di euro, a Dimitri Kunz, il suo compagno; una seconda parte per 1,4 milioni al suo amico e socio Flavio Briatore, che sarebbe stato proposto dalla ministra anche per la guida dell’Enit.

Insomma, lei non è più socia ma lo sono il suo compagno e uno dei suoi migliori amici: nella stessa giornata è stato cambiato anche lo Statuto della società inserendo una clausola che prevede la possibilità se uno dei soci vende che a vendere contestualmente siano anche gli altri. Insomma, si va insieme o si molla insieme.

Twiga nell’ultimo bilancio, come si legge nella relazione allegata, ha registrato “un risultato sorprendente rispetto al precedente esercizio: il fatturato è arrivato a 8,2 milioni, più 39 per cento rispetto all’anno precedente”. Affari d’oro a fronte di una costo della concessione di appena 19 mila euro all’anno: “Twiga ha dato più soldi a Fratelli d’Italia, quasi 26 mila euro, che allo Stato per un luogo che rende milioni di euro”, dice Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e sinistra.

L’accordo Visibilia – Agenzie delle Entrate

Ma se la Santanchè potrebbe occuparsi in Consiglio dei ministri delle concessioni, dei rinnovi e degli aumenti dei canoni, di certo la sua società, Visibilia srl in liquidazione, sta cercando un accordo con l’Agenzia delle entrate che dipende dal suo vicino di sedia in Cdm Giancarlo Giorgetti. La ministra si è impegnata a pagare il debito con il Fisco da 1,2 milioni di euro per evitare che la procura chieda il fallimento della società, aprendo poi a scenari di indagine anche per bancarotta. Lo scorso 28 marzo i legali della ministra hanno proposto una “transazione fiscale” per spalmare il debito in dieci anni, appellandosi a una norma approvata dal governo Conte in epoca Covid: adesso la pratica è sul tavolo dei dirigenti dell’Agenzia delle entrate che dovranno prendere una decisione. Nel frattempo l’istanza fallimentare è sospesa.

Il prestito di Invitalia

La ministra potrebbe bussare anche alla porta di Invitalia, altro ramo controllato dal ministero guidato da Giorgetti. Una delle sue ex società, Ki Group, “risulta essere stata destinataria di un prestito pari a 2,7 milioni di euro, da parte del Fondo patrimonio piccole imprese gestito da Invitalia”, come si legge in una interrogazione del Partito democratico. Prestito non restituito e che Invitalia potrebbe chiedere indietro in diversi modi più o meno forti. Ecco, che strada utilizzerà per la ex azienda della ministra, che ne detiene comunque un 5 per cento ancora?

Leggi i commenti