Salario minimo, il “pacchetto” Meloni. Il vertice col campo largo parte in salita
di Emanuele LauriaGiorgia Meloni
(ansa)ROMA - Il limite che può raggiungere, dice chi l’ha sentita in questi giorni quasi vacanzieri, è una controproposta che rafforzi la contrattazione sindacale. Non un rilancio ma un pacchetto di iniziative da consegnare alla valutazione dei suoi interlocutori. Di certo, all’incontro con l’opposizione, Giorgia Meloni andrà oggi pomeriggio alzando subito un argine per lei insuperabile: no all’introduzione del salario minimo per legge. Per la premier la proposta delle minoranze rischia di tramutarsi in boomerang: “Può danneggiare più lavoratori di quanti ne favorisca”, è la tesi che ha già esposto mercoledì negli “appunti di Giorgia”. Il confronto di mezz’agosto, a Palazzo Chigi, nasce tutto in salita, per usare un eufemismo. Di corposo, alla fine, rischiano di restare solo le delegazioni: con Meloni ci saranno i due vicepresidenti Tajani e Salvini e i sottosegretari Mantovano e Fazzolari. L’opposizione può riempire un minivan: Schlein e Guerra per il Pd, Conte e Catalfo per i 5Stelle, Cal…
ROMA - Il limite che può raggiungere, dice chi l’ha sentita in questi giorni quasi vacanzieri, è una controproposta che rafforzi la contrattazione sindacale. Non un rilancio ma un pacchetto di iniziative da consegnare alla valutazione dei suoi interlocutori. Di certo, all’incontro con l’opposizione, Giorgia Meloni andrà oggi pomeriggio alzando subito un argine per lei insuperabile: no all’introduzione del salario minimo per legge. Per la premier la proposta delle minoranze rischia di tramutarsi in boomerang: “Può danneggiare più lavoratori di quanti ne favorisca”, è la tesi che ha già esposto mercoledì negli “appunti di Giorgia”. Il confronto di mezz’agosto, a Palazzo Chigi, nasce tutto in salita, per usare un eufemismo. Di corposo, alla fine, rischiano di restare solo le delegazioni: con Meloni ci saranno i due vicepresidenti Tajani e Salvini e i sottosegretari Mantovano e Fazzolari. L’opposizione può riempire un minivan: Schlein e Guerra per il Pd, Conte e Catalfo per i 5Stelle, Calenda e Richetti per Azione, Magi e Della Vedova per +Europa, Fratoianni, Mari, Bonelli ed Evi per sinistra e Verdi. Mancherà solo Matteo Renzi che bordeggia fra le coalizioni.
Due folte rappresentanze che già alla vigilia si guardano con diffidenza. Ma Meloni ha voluto mantenere fino in fondo l’impegno al dialogo: è la prova, si fa notare, che non ha alcuna intenzione di fuggire dal confronto. Ma sul merito, anche dopo avere studiato a fondo il dossier, non ha cambiato idea. Ha messo il centrosinistra in guardia con un videomessaggio certo non conciliante (“Ho l’impressione che la questione del salario sia uno specchietto per le allodole”) e le sue perplessità sono aumentate dopo aver letto delle intenzioni della segretaria dem Elly Schlein - peraltro non condivise da Calenda - di allargare il perimetro della discussione al caso De Angelis e all’alluvione in Romagna. Però la presidente del Consiglio non ha intenzione di sottoporsi, senza reagire, al fuoco di fila di Pd, M5S e degli alleati. Dirà che il taglio del cuneo fiscale finirà per far crescere gli stipendi in alcuni settori bypassando il salario minimo. E offrirà delle misure alternative alla paga base di 9 euro l’ora: proposte che nelle ultime ore sono state condivise da due esponenti di Fdi e Lega, il presidente della commissione Lavoro della Camera Walter Rizzetto e il sottosegretario Claudio Durigon. Ed elaborate con la consulenza del presidente del Cnel, ed ex ministro del governo Draghi, Renato Brunetta.
Fra i punti che il governo caldeggia c’è l’estensione della contrattazione collettiva ai comparti (più o meno il cinque per cento dei lavoratori) per i quali in questo momento non è prevista. Poi un intervento per incentivare i rinnovi dei contratti, detassandoli. Quindi una modifica del codice degli appalti per far sì che nelle gare pubbliche il costo del personale venga scomputato dal principio del massimo ribasso. E allo studio c’è anche una norma contro i contratti pirata, da rafforzare con istituti come la quattordicesima. Soluzioni che Meloni è pronta a proporre alla valutazione dei leader dell’opposizione, come alternativa al salario minimo. “Io credo che la premier si dedicherà soprattutto all’ascolto dei suoi interlocutori - dice Rizzetto - ma queste proposte riguardano misure concrete che possono finire in un apposito disegno di legge collegato al dl Lavoro”.
Alla fine della riunione di oggi, se i toni non si accenderanno troppo, la premier lascerà il tavolo impegnandosi a fare una sintesi delle idee che il governo riterrà utile recepire. Prendendo tempo. Anche perché, come dice Rizzetto, “non c’è urgenza, visto che lo stesso ddl dell’opposizione entrerebbe in vigore dal novembre 2024”. L’obiettivo di Meloni è quello di smontare “gli slogan dell’opposizione”, cercando sponde nei moderati come Calenda, e allo stesso tempo non deludere quegli elettori del centrodestra che, confermano i sondaggi, chiedono un intervento contro le paghe troppo basse. Ma il confronto sotto il solleone si apre senza premesse incoraggianti.