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“Basta confondere l’identità dei bambini”. Al via la campagna di Pro Vita e Famiglia contro l’educazione sessuale nelle scuole

Comparsi lungo le strade di Roma i primi cartelloni. L’organizzazione all’attacco delle opposizioni: “Vergogna che strumentalizzino fatti di cronaca per certe iniziative”
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A soli pochi giorni dal caso di Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, a intervenire sulla questione è anche il comitato Pro Vita e Famiglia, vicino alla premier Meloni. “È vergognoso che politici come Zan, Cirinnà e Schlein cerchino di strumentalizzare i recenti fatti di cronaca per sponsorizzare l’educazione affettiva nelle scuole”, dichiara il loro comunicato. Alle parole l’organizzazione unisce anche una campagna di affissione, appena inaugurata, dal titolo “Basta confondere l'identità sessuale dei bambini nelle scuole. Stop gender e carriera alias”.

Presenti da oggi nelle strade di Roma, i cartelloni di Pro Vita e Famiglia saranno presto visibili in tutta la penisola. Una battaglia contro l’educazione sessuale nelle scuole, misura adottata già da 10 paesi su 25 dell’Unione Europea, che il comitato porta avanti da lungo tempo. Solo poche settimane fa, quando in Aula il leghista Rossano Sasso criticava la possibilità di insegnare l’affettività agli s…

A soli pochi giorni dal caso di Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, a intervenire sulla questione è anche il comitato Pro Vita e Famiglia, vicino alla premier Meloni. “È vergognoso che politici come Zan, Cirinnà e Schlein cerchino di strumentalizzare i recenti fatti di cronaca per sponsorizzare l’educazione affettiva nelle scuole”, dichiara il loro comunicato. Alle parole l’organizzazione unisce anche una campagna di affissione, appena inaugurata, dal titolo “Basta confondere l'identità sessuale dei bambini nelle scuole. Stop gender e carriera alias”.

Presenti da oggi nelle strade di Roma, i cartelloni di Pro Vita e Famiglia saranno presto visibili in tutta la penisola. Una battaglia contro l’educazione sessuale nelle scuole, misura adottata già da 10 paesi su 25 dell’Unione Europea, che il comitato porta avanti da lungo tempo. Solo poche settimane fa, quando in Aula il leghista Rossano Sasso criticava la possibilità di insegnare l’affettività agli studenti, l’organizzazione non tardò a dare il proprio supporto al deputato.

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Con il recente caso di Giulia Cecchettin, il tema dell’educazione sessuale è tornato alla ribalta come possibile argine alla violenza di genere. “Il cordoglio delle istituzioni non serve. Serve, da subito, il loro impegno per cambiare approccio all'educazione affettiva e al rispetto in tutte le scuole perché il modello attuale ha tragicamente fallito. Anche così Giulia e tutte le altre vittime potranno trovare giustizia”, scrive il responsabile Diritti del Partito Democratico Alessandro Zan.

“Pensano di prevenire la violenza di genere confondendo ancor di più bambine e bambini, ragazze e ragazzi sulla loro identità sessuale e sulla sana relazione tra uomini e donne, andando così ad aumentare proprio i problemi alla base di questi raccapriccianti fatti”, ribatte il comitato di Pro Vita e Famiglia. “L'educazione affettiva in salsa relativista e arcobaleno non solo non è la soluzione ma è parte del problema stesso. Un indottrinamento martellante che purtroppo trova conferme e terreno fertile in alcune amministrazioni locali, che spingono per introdurre la Carriera Alias e il gender nelle scuole”, conclude il comunicato.

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Al centro dell’invettiva, oltre la proposta scolastica, finiscono anche le amministrazioni locali. È al loro interno che, secondo il comitato, ha inizio la spinta a questi provvedimenti. A partire da Roma, dove appena eletto il sindaco Roberto Gualtieri ha inaugurato un ufficio per i diritti LGBT, colpevole, sempre secondo Pro Vita e Famiglia, di sostenere iniziative nelle scuole. E non può mancare il primo cittadino milanese Beppe Sala, reo di essere “sempre in prima fila ai gay pride”.

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