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Manovra, il “tesoretto” delle opposizioni contro la violenza sulle donne

(ansa)
Un emendamento unitario della minoranza alla manovra stanzia 40 milioni in aiuti alle vittime. In arrivo altre modifiche alla legge di bilancio
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ROMA - È l’emendamento rosso. Per Giulia Cecchettin e per tutte le donne vittime di violenza. Quaranta milioni della legge di bilancio che le opposizioni, unite, decidono di destinare ad altre donne. Quelle che vivono una situazione di pericolo, in casa. E quelle che hanno subito una doppia violenza: non solo fisica o psicologica, ma anche economica perché si ritrovano in una condizione di povertà.

L’emendamento unitario alla manovra, dunque. Sarà sottoscritto da Pd, M5S, Italia Viva, Azione e Avs. Che già per conto proprio avevano presentato alcune proposte sulla violenza di genere, confluite nel pacchetto degli oltre duemila emendamenti all’esame della commissione Bilancio del Senato. E che ora hanno deciso di riversare in un solo intervento, da finanziare con tutto l’importo che il governo ha riservato alle minoranze per le modifiche parlamentari alla legge di bilancio.

Quaranta milioni, appunto. L’intesa sarà suggellata da una conferenza stampa in programma lunedì prossimo, quando…

ROMA - È l’emendamento rosso. Per Giulia Cecchettin e per tutte le donne vittime di violenza. Quaranta milioni della legge di bilancio che le opposizioni, unite, decidono di destinare ad altre donne. Quelle che vivono una situazione di pericolo, in casa. E quelle che hanno subito una doppia violenza: non solo fisica o psicologica, ma anche economica perché si ritrovano in una condizione di povertà.

L’emendamento unitario alla manovra, dunque. Sarà sottoscritto da Pd, M5S, Italia Viva, Azione e Avs. Che già per conto proprio avevano presentato alcune proposte sulla violenza di genere, confluite nel pacchetto degli oltre duemila emendamenti all’esame della commissione Bilancio del Senato. E che ora hanno deciso di riversare in un solo intervento, da finanziare con tutto l’importo che il governo ha riservato alle minoranze per le modifiche parlamentari alla legge di bilancio.

Quaranta milioni, appunto. L’intesa sarà suggellata da una conferenza stampa in programma lunedì prossimo, quando i giochi in commissione saranno più chiari. Ma c’è già un primo schema sull’utilizzo delle risorse.

Prevede un aumento, da 4 a 10 milioni per i prossimi tre anni, del fondo per il reddito di libertà. Introdotto nel 2020 dal governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte, il contributo di 400 euro mensili, per massimo un anno, aiuta le donne vittime di violenza a sostenere le spese per la casa e per la scuola dei figli minori, più in generale a favorire percorsi di autonomia e di emancipazione attraverso l’indipendenza economica.

Con lo stanziamento aggiuntivo si punta ad incrementare l’assegno fino a un massimo di mille euro per ogni beneficiaria. Sette milioni vanno al potenziamento dei centri antiviolenza, due alla formazione degli operatori. A completare il pacchetto 20 milioni per gli immobili da adibire a case rifugio.

“Sono misure concrete ed immediate che rispondono all’urgenza di far fronte al fenomeno della violenza di genere e domestica”, commenta la senatrice Raffaella Paita (Iv), che ha lavorato alla proposta unitaria.

L’iniziativa è nata da Mariastella Gelmini (Azione), che aveva depositato alcune proposte in commissione (5 milioni per i centri antiviolenza e le case rifugio). Da lì si è partiti per arrivare alla definizione dell’emendamento condiviso. Che tale è diventato dopo un lungo confronto. E che, al termine, ha lasciato anche uno strascico velenoso perché tutti i gruppi, sottovoce, hanno rivendicato la paternità dell’emendamento rosso. Diventato anche un guanto di sfida alla maggioranza.

“Per noi il contrasto alla violenza delle donne è una priorità, se lo è anche per la destra, la maggioranza faccia la stessa scelta e usi le risorse del fondo che ha a disposizione per finanziare queste misure”, recita il messaggio recapitato dal presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia insieme alla portavoce delle donne dem Cecilia D’Elia e al capogruppo in commissione Bilancio Daniele Manca.

Il riferimento è all’altro “pezzo” del tesoretto - 60 milioni - che i tre relatori di maggioranza hanno deciso di utilizzare in altro modo, finanziando misure a favore degli investimenti, ma anche micro-norme per andare incontro alle richieste di Fratelli d’Italia, FI e Lega. Ma ieri sera, a Palazzo Madama, la maggioranza non era intenzionata a snellire la propria dote. “Noi abbiamo dato un segnale con il fondo per Alzheimer”, ha replicato Dario Damiani per Forza Italia. Anche se l’idea è di Beatrice Lorenzin (Pd).

A proposito di micro-norme. Ne arriveranno altre, domenica pomeriggio. In aggiunta, quindi, a quelle che saranno coperte con il “tesoretto” da 100 milioni.

Il governo attingerà dalle cosiddette tabelle ministeriali, quindi risorse già a bilancio, per allargare il perimetro delle modifiche dei senatori, sostituendo alcune voci o specificando la destinazione di quei fondi che attualmente hanno un’assegnazione generica. Modifiche a saldi invariati. Garantite a tutti, maggioranza e opposizioni.

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