Su Nordio e Pinelli l’Anm si spacca, Magistratura indipendente non vota il documento comune
di Liana MilellaUna notte di riflessione…E poi Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe italiane, se ne va per conto suo e rompe l’unità dell’Associazione nazionale magistrati. Che invece sembrava ben salda fino a 24 ore prima. E invece ecco che su ben due documenti - il primo critico sulle dichiarazioni del Guardasigilli Carlo Nordio in Parlamento e il secondo sul caso Pinelli - i giudici conservatori decidono di dare un segnale di opposizione. Il loro leader in Anm, il segretario generale Salvatore Casciaro - tutto vestito di scuro, con maglione girocollo sotto la giacca - sostiene che “parti del nostro documento sono state inserite anche nel testo che le altre correnti sostengono, e quindi non c’è opposizione”. Ma invece la differenza c’è, non solo nel tono complessivo sulle riforme della maggioranza di centrodestra, ma soprattutto su quelle che riguardano il vice presidente del Csm Fabio Pinelli e la sua uscita, su un Consiglio che non può essere una “terza Camera”, su cui ha …
Una notte di riflessione…E poi Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe italiane, se ne va per conto suo e rompe l’unità dell’Associazione nazionale magistrati. Che invece sembrava ben salda fino a 24 ore prima. E invece ecco che su ben due documenti - il primo critico sulle dichiarazioni del Guardasigilli Carlo Nordio in Parlamento e il secondo sul caso Pinelli - i giudici conservatori decidono di dare un segnale di opposizione. Il loro leader in Anm, il segretario generale Salvatore Casciaro - tutto vestito di scuro, con maglione girocollo sotto la giacca - sostiene che “parti del nostro documento sono state inserite anche nel testo che le altre correnti sostengono, e quindi non c’è opposizione”. Ma invece la differenza c’è, non solo nel tono complessivo sulle riforme della maggioranza di centrodestra, ma soprattutto su quelle che riguardano il vice presidente del Csm Fabio Pinelli e la sua uscita, su un Consiglio che non può essere una “terza Camera”, su cui ha dovuto poi fare marcia indietro.
Ai voti, il documento su Nordio - intitolato “Una relazione problematica” - è stato votato da Area, Md, Unicost, Articoli 101, Autonomia e indipendenza, ed è passato con 21 voti. Contro il gruppo di Mi con 7 voti. Invece il documento su Pinelli ha ottenuto 17 voti, a favore Area, Md, Unicost, Autonomia e indipendenza, mentre gli 11 voti contro sono stati di Mi e Articolo 101.
Intercettazioni e abuso d’ufficio
Ma vediamo qual è il tono dei due documenti che hanno ottenuto la maggioranza. Innanzitutto ecco la critica al Guardasigilli quando esprime “timore per il preteso eccessivo potere degli uffici di procura e per i pretesi abusi delle intercettazioni o di altri strumenti di ricerca della prova” che invece vengono considerati “essenziali nel contrasto delle forme di criminalità organizzata o di gravi delitti contro l’economia e la pubblica amministrazione”. Sulle intercettazioni in particolare c’è il richiamo “alle decisioni delle corti nazionali e sovranazionali” sull’uso del materiale raccolto con gli ascolti. Che porta a dire come vada “riaffermata la necessaria difesa e salvaguardia dello strumento delle intercettazioni”.
Estremamente deciso il giudizio su Nordio quando conferma la volontà di eliminare l’abuso d’ufficio. Qui vengono messe in luce “le gravi criticità” in quanto questa abrogazione “rischia di rendere priva di sanzione la violazione degli obblighi di astensione, la dolosa alterazione di concorsi pubblici, l’assegnazione di appalti, lavori o servizi pubblici, in assenza di procedure di evidenza pubblica: una fascia di impunità che non appare in linea con le esigenze, riconosciute dallo stesso Guardasigilli nella sua relazione alle Camere, di serio ed effettivo contrasto ai fenomeni corruttivi”.
Il Csm e l’uscita di Pinelli
E siamo al Csm e all’uscita di Pinelli su cui il documento della maggioranza esprime un giudizio molto critico perché il vice presidente ha pronunciato giudizi che sembrano “svalutativi delle sue funzioni”, confinandolo ad organo che dovrebbe limitarsi solo a compiti di “alta amministrazione".
Al Csm invece, secondo la maggioranza dell’Anm, spetta esprimere “un vero e proprio indirizzo politico in materia giudiziaria”. Né c’è quel “deragliamento” di cui ha parlato Pinelli che viene bocciato così: “Dichiarazioni “straordinarie anche nella più benevola lettura”, dimenticando che “gli ordini del giorno del Csm sono firmati dal presidente della Repubblica, circostanza che chi svolge il ruolo di vicepresidente da oltre un anno conosce bene”.
E qui il documento affronta un’altra questione molto dibattuta al Csm, il voto di astensione espresso dai laici del centrodestra su alcune nomine non condivise. Ad esempio la conferma di Laura Pedio a procuratore aggiunto di Milano, e ancora un’altra conferma, quella di Luca Tescaroli a procuratore aggiunto di Firenze, e quella di Lucio Aschettino come presidente del tribunale di Cassino. Una “prassi”, si può leggere nel documento, che “pur avendo avuto meno risonanza mediatica, desta forte preoccupazione” perché l’astensione non verrebbe accompagnata da “un’esplicita motivazione, il che contribuisce a svilire il ruolo assegnato dalla Costituzione al Consiglio, tentando di mutarne la fisionomia”.
L’ipotesi di un richiamo “dall’esterno”
Rispetto a questi testi quello di Magistratura indipendente usa formule più soft, soprattutto sul Csm, quando a Pinelli dice che “sulle questioni istituzionali è opportuno che i toni e i contenuti siano ispirati a ponderazione ed equilibrio”. E ancora, rispetto al Csm guidato da David Ermini, su cui Pinelli è stato durissimo, consiglia di tener conto “delle difficili condizioni in cui esso ha operato e degli apprezzabili risultati ciò nonostante raggiunti”. La frase finale - “Il prestigio e la centralità dell’organo di autogoverno, il suo ruolo nella cornice istituzionale, si difendono dimostrando che, nelle scelte concrete, l’unico criterio guida è l’interesse delle istituzioni e della giurisdizione” - suona a favore di un Csm che mantenga le attuali attribuzioni.
Insomma, anche dopo l’intervento di Casciaro di 24 prima, che assomigliava molto a quello del presidente Giuseppe Santalucia, le toghe di Mi avrebbero anche potuto votare i documenti delle altre correnti. La scelta contraria fa venire in mente un richiamo “dall’esterno” che potrebbe anche essere giunto dall’attuale nuovo segretario di Mi, Claudio Galoppi, che non solo è stato il consigliere giuridico della ex presidente del Senato Elisabetta Casellati, ma anche il presidente della commissione incaricata da Nordio di rivedere la riforma Cartabia, soprattutto quella dei decreti sull’ordinamento giudiziario che in questa settimana sarà al voto della commissione Giustizia del Senato, e in cui dentro c’è il ben noto “fascicolo del magistrato”, su cui si è scatenata l’ira di Enrico Costa di Azione che ne giudica troppo favorevole ai giudici la versione definitiva.