Pregliasco: “Il candidato imposto da Roma vissuto come uno schiaffo dal territorio”
di Giovanna Casadio«Il formidabile testacoda della Sardegna è questo: il centrodestra come coalizione ha vinto ma il voto disgiunto, presumibilmente di parte degli elettori della Lega di Salvini e del Partito sardo d’azione di Christian Solinas, ha fatto perdere Paolo Truzzu». Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, ragiona sui risultati al fotofinish che hanno assegnato la vittoria ad Alessandra Todde, e sui probabili flussi.
Il voto disgiunto ha quindi pesato nella sconfitta di Truzzu?
«Certamente c’è stato. La conferma inoppugnabile deriva dal fatto che Truzzu ha preso meno voti assoluti del complesso delle liste che lo appoggiavano: circa 5 mila voti in meno. Alessandra Todde ha preso 40 mila voti in più delle “sue” liste».
È un dato molto rilevante?
«Sì, abbastanza. Significa che una buona quantità di elettori presumibilmente della Lega di Salvini o del Partito sardo d’azione di Solinas hanno votato per Renato Soru o per Todde come candidati presidenti».
Ma nelle regionali è frequente il cosidde…
«Il formidabile testacoda della Sardegna è questo: il centrodestra come coalizione ha vinto ma il voto disgiunto, presumibilmente di parte degli elettori della Lega di Salvini e del Partito sardo d’azione di Christian Solinas, ha fatto perdere Paolo Truzzu». Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, ragiona sui risultati al fotofinish che hanno assegnato la vittoria ad Alessandra Todde, e sui probabili flussi.
Il voto disgiunto ha quindi pesato nella sconfitta di Truzzu?
«Certamente c’è stato. La conferma inoppugnabile deriva dal fatto che Truzzu ha preso meno voti assoluti del complesso delle liste che lo appoggiavano: circa 5 mila voti in meno. Alessandra Todde ha preso 40 mila voti in più delle “sue” liste».
È un dato molto rilevante?
«Sì, abbastanza. Significa che una buona quantità di elettori presumibilmente della Lega di Salvini o del Partito sardo d’azione di Solinas hanno votato per Renato Soru o per Todde come candidati presidenti».
Ma nelle regionali è frequente il cosiddetto voto disgiunto?
«C’è, ma è in genere un fenomeno marginale. È soprattutto la differenza tra il voto alla lista e quello al candidato: si vota il candidato e non si vota la lista».
In Sardegna l’esatto contrario?
«Sì. A Truzzu sono andati 328 mila voti e alle liste del centrodestra 334 mila voti. Tant’è che il centrodestra come coalizione ha vinto con 40 mila voti in più rispetto al centrosinistra. Le liste del centrodestra hanno ottenuto 6 punti di vantaggio. L’handicap è stato rappresentato dal candidato, che ha avuto un voto contro».
Contro, perché il giudizio come sindaco di Cagliari non è stato positivo? O perché imposto a Salvini da Meloni?
«Abbiamo fatto sondaggi pre-elettorali riservati. Sono due i motivi che emergevano. Innanzitutto Truzzu risultava una figura poco popolare anche a Cagliari: questo ci colpiva. Nel confronto con Todde risultava impopolare. Un limite dovuto al suo profilo, e infatti il risultato nelle urne è stato che ha perduto 20 punti nella sua città».
C’è un altro aspetto più squisitamente politico?
«È quello che spiega perché c’è stato il voto disgiunto di una parte della Lega e del Partito sardo d’Azione che hanno evidentemente vissuto la candidatura di Truzzu come uno schiaffo. Se Truzzu avesse semplicemente confermato il voto delle sue liste senza prenderne uno in più, ma anche senza perderne, sarebbe oggi il presidente della Regione Sardegna».
Una lezione per altre regionali?
«La morale può essere che se imponi un nome da Roma devi aspettarti conseguenze negative sul territorio».
I voti a Soru e la partita dei centristi sono stati irrilevanti?
«Nei sondaggi pre elettorali era stimato anche al 15% potenziale. Una parte degli elettori centristi ha preferito nella realtà il voto utile e quindi di andare su Todde. Ha fatto la fine del vaso di coccio».