ISERNIA — «La fiamma divampa. In Europa portiamo questo messaggio». Altro che smantellarla, archiviarla, sbianchettarla dal simbolo. Più gliela rinfacciano gli avversari (e in privato, con modi felpati, lo suggeriscono anche colleghi di partito più moderati, vedi Marcello Pera) più le Meloni s’impuntano. Arianna lo fa capire da Isernia, dov’è arrivata ieri sera per un comizio nel Molise. La sorella Giorgia è a Roma, indaffarata a Palazzo Chigi, l’unico comizio in calendario, per la premier, è quello finale: il primo giugno a Roma. E allora il tour elettorale per lo Stivale è affidato alla sorella, un po’ reggente del partito, un po’ supplente nelle piazze per la Meloni più nota. Arianna le sezioni le gira da trent’anni, certo, ma adesso ci sono i riflettori. E quando smette di parlare, accanto al bar centrale nel cuore della “città dei merletti”, non si nota quasi la differenza con la premier: nonostante l’acquazzone, parte una processione di notabili locali, ragazzini di Gioventù naz…
ISERNIA — «La fiamma divampa. In Europa portiamo questo messaggio». Altro che smantellarla, archiviarla, sbianchettarla dal simbolo. Più gliela rinfacciano gli avversari (e in privato, con modi felpati, lo suggeriscono anche colleghi di partito più moderati, vedi Marcello Pera) più le Meloni s’impuntano. Arianna lo fa capire da Isernia, dov’è arrivata ieri sera per un comizio nel Molise. La sorella Giorgia è a Roma, indaffarata a Palazzo Chigi, l’unico comizio in calendario, per la premier, è quello finale: il primo giugno a Roma. E allora il tour elettorale per lo Stivale è affidato alla sorella, un po’ reggente del partito, un po’ supplente nelle piazze per la Meloni più nota. Arianna le sezioni le gira da trent’anni, certo, ma adesso ci sono i riflettori. E quando smette di parlare, accanto al bar centrale nel cuore della “città dei merletti”, non si nota quasi la differenza con la premier: nonostante l’acquazzone, parte una processione di notabili locali, ragazzini di Gioventù nazionale, pensionati col vestito buono. Tutti in coda per un selfie (e poi, ça va sans dire, per il buffet, che straripa di cannoli ripieni di ricotta e supplì).
La responsabile della segreteria politica di FdI, terminata la batteria di foto scatti, prima di rimontare in macchina insieme al fidato Francesco Filini, deputato e responsabile del Programma di FdI, si ferma a parlare con Repubblica. Nel comizio ha scelto di battere sui chiodi classici, diciamo pure soft, la difesa del premierato, l’Europa da cambiare, la storia delle due sorelle venute dalla Garbatella. Zero accenni all’inchiesta che ha squassato la Liguria, col governatore Giovanni Toti finito ai domiciliari. E allora, tocca chiedere: la pensa come il ministro Guido Crosetto, c’è una parte della magistratura politicizzata che lavora per logorare il governo? «Il problema - risponde Arianna Meloni - non è il ministro Crosetto, semmai è la sinistra che spesso ha tifato per una “supplenza giudiziaria”. E questo ha contribuito a generare diffidenze reciproche».
Il primo comizio di Arianna Meloni: "Non sono qui per sostituire il premier, resto militante"
La politica romana, in queste ore, parla della visita della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nella Capitale. Visita tutta politica, non istituzionale. Pranzo con Tajani, alleato chiave con FI, ma niente stretta di mano con Meloni a Chigi. La “sorella d’Italia” come vede il bis di Ursula? Potranno allearsi i Conservatori europei capeggiati dalla premier con i Popolari? Per la reggente di via della Scrofa, nonostante le quotazioni di Ursula siano in ribasso, non è un’opzione da escludere: «L’unica cosa impossibile è che Fratelli d’Italia si allei con la sinistra». Che è una risposta anche al Pd, che coi Socialisti europei sta provando a chiudere il recinto dall’altro lato, mettendo il veto ai sovranisti in vista dell’accordo post-voto col Ppe.
Le parole scelte, i toni meno urlati, del comizio di Meloni senior (Arianna è due anni più grande di Giorgia) svelano che l’approccio dei Fratelli per queste Europee è un po’ diverso rispetto alle campagne degli anni passati. Raccontano un cambio di passo. Per dire, nel 2014, Meloni, nel senso di Giorgia, arringava i suoi così: «L’Italia deve uscire dall’euro». Invece oggi la narrazione di Arianna appare diversa, cucita su un partito che sì deve guardarsi dalla concorrenza a destra di Salvini, ma che aspira anche ad essere sul tavolo delle trattative continentali, nella famosa stanza dei bottoni. L’Ue appare meno matrigna. Riecco Arianna dal podio: «Dobbiamo riscoprire l’orgoglio di sentirci europei!». L’europeismo come valore di destra. E la tesi è: lo è stato da sempre, mica da ora. «Mentre qualcuno inneggiava ai carri armati sovietici, noi parlavamo di essere europei, dell’Europa dei popoli, che sia centrale in Occidente». Poi, alla fine, si torna sempre lì. Alla fiamma post missina. «È una parola che spesso è stata utilizzata da Giorgia - dice Arianna - la fiamma divampa. Portiamo questo messaggio in Europa». È il gran finale del comizio. Applausi. «E ora va bene, non vi voglio tediare ulteriormente. Ho visto che c’è anche un bel buffet».