Caso Giannini, le scuse di Piantedosi per la notifica all’alba. Interrogazione di Azione per il governo
di Liana MilellaROMA - Alle quattro di notte, in un albergo di Milano, i poliziotti bussano alla porta di Massimo Giannini, editorialista di Repubblica. Per notificargli una querela. Non era mai accaduto. Giannini lo racconta a Otto e mezzo, ospite di Lilli Gruber. Mentre ha di fronte Italo Bocchino, il direttore del Secolo d’Italia. Che fa spallucce. Giannini non ha dubbi: «Siamo all’intimidazione».
Il fatto è così grave che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alle 18 telefona a Giannini. Repubblica ha già online l’interrogazione di Enrico Costa di Azione che chiama in causa Piantedosi e il Guardasigilli Nordio per un atto «incomprensibile e ingiustificabile, un’intimidazione in spregio alla presunzione di innocenza». E lo è al punto che Piantedosi «si scusa» con Giannini e ammette: «È un fatto oggettivamente molto grave, stiamo facendo accertamenti per capire cos’è successo. Penso sia stato un eccesso di solerzia». Poi il rammarico: «A nome mio e della polizia le rinnovo le nostre scuse». G…
ROMA - Alle quattro di notte, in un albergo di Milano, i poliziotti bussano alla porta di Massimo Giannini, editorialista di Repubblica. Per notificargli una querela. Non era mai accaduto. Giannini lo racconta a Otto e mezzo, ospite di Lilli Gruber. Mentre ha di fronte Italo Bocchino, il direttore del Secolo d’Italia. Che fa spallucce. Giannini non ha dubbi: «Siamo all’intimidazione».
Il fatto è così grave che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi alle 18 telefona a Giannini. Repubblica ha già online l’interrogazione di Enrico Costa di Azione che chiama in causa Piantedosi e il Guardasigilli Nordio per un atto «incomprensibile e ingiustificabile, un’intimidazione in spregio alla presunzione di innocenza». E lo è al punto che Piantedosi «si scusa» con Giannini e ammette: «È un fatto oggettivamente molto grave, stiamo facendo accertamenti per capire cos’è successo. Penso sia stato un eccesso di solerzia». Poi il rammarico: «A nome mio e della polizia le rinnovo le nostre scuse». Giannini lo ringrazia: «Il suo è stato un gesto doveroso ma non scontato, visto il clima politico nel quale viviamo e l’approccio arrogante e palesemente intimidatorio di governo e maggioranza verso la libera informazione».
Un fatto è certo. E lo scrive Costa: «Anche gli atti a sorpresa, come le perquisizioni, salvo ragioni specifiche, per legge non debbono essere eseguiti in ore notturne, ma tra le 7 e le 20». Figurarsi «una notifica burocratica come questa». Tant’è. I poliziotti, in divisa, si sono rivolti al portiere di notte che ha cercato di fermarli. «Il cliente parte alle 8, potete tornare a quell’ora». Gli hanno risposto: «No, dobbiamo farlo adesso». Giannini, in stanza dalle 21 e 30 dopo Che tempo che fa di Fabio Fazio dove aveva parlato della stretta sulla stampa, è sceso nella hall e ha chiesto conto dell’inusitata urgenza. Senza ottenere una congrua risposta.
Due avvocati che da sempre seguono i giornalisti come Paolo Mazzà per Repubblica e Katia Malavenda per il Corriere della Sera sono esterrefatti. Mazzà: «In 35 anni non mi è mai capitato che un giornalista ricevesse una notifica nella notte». Malavenda esclude «episodi del genere». E aggiunge: «Devo risalire ai tempi di Tangentopoli quando è accaduto che alcune perquisizioni avvenissero alle 5. Ma era un caso del tutto diverso da questo che non richiede alcuna urgenza». Per Nicola Fratoianni di Avs è «l’ulteriore e preoccupante conferma della deriva di settori degli apparati dello Stato che va subito corretta».
Molto duro il testo dell’interrogazione di Costa, depositata alle 16, nella quale, dopo aver riassunto i fatti resi noti ieri sera dallo stesso Giannini durante la puntata di Otto e mezzo in cui era ospite, spiega che un intervento di questo genere è del tutto contrario alle regole che invece parlano molto chiaro e lo vietano.
Giannini: "Siamo all'intimidazione della stampa: svegliato alle 4 di notte per una notifica di diffamazione"
Scrive Costa: “Quanto avvenuto è incomprensibile e ingiustificabile, ove addirittura atti “a sorpresa”, quali le perquisizioni, salvo ragioni specifiche, non debbono per legge essere eseguiti in ore notturne, ma tra le 7 e le 20”. Prosegue Costa: “Se questa è la disciplina per atti a sorpresa, è sorprendente che notifiche “burocratiche” come quella descritta, che non recano ragioni di urgenza, seguano una “prassi” opposta, trasformandosi in una forma di intimidazione in spregio alla presunzione di innocenza”.
E su questa lettura, che mette in rilievo un incontestabile dato tecnico, e cioè il divieto di seguire una prassi come quella che è stata messa in atto a Milano per la notifica, di certo non urgente, di una querela a Giannini, Costa solleva un caso politico in Parlamento. Toccherà adesso ai ministri Nordio e Piantedosi documentarsi sui fatti, capire le ragioni di un atto chiaramente intimidatorio nei confronti di Massimo Giannini, e assumersi la responsabilità, tutta politica, di rispondere in Parlamento, anche se con una replica scritta.
Costa vuole sapere anche se “l’autorità giudiziaria procedente ne fosse a conoscenza, e se sia realmente una prassi quella di presentarsi nottetempo con 4 agenti per analoghe notifiche”. E, naturalmente, se i due ministri non ritengano opportuno ”avanzare iniziative normative per delineare in modo più puntuale le modalità di esecuzione degli atti giudiziari”.
A questo punto la parola passa a Nordio e Piantedosi.