La parola chiave è: legittimazione. Per Elly Schlein è il termine che riassume il risultato del Pd alle Europee. Legittimazione della sua leadership, messa in discussione dalle difficoltà del primo anno e mezzo da segretaria; legittimazione del Pd come prima forza dell’opposizione e perno di qualsiasi schieramento anti-Meloni; legittimazione della strategia unitaria nella costruzione dell’alternativa alle destre. «La proposta ha pagato più delle polemiche», è la frase non ufficiale che sintetizza il giudizio di Schlein e il riferimento è anche al magro risultato di tutte le forze, dal Movimento 5 Stelle fino a Italia viva e Azione, che sulla contrapposizione con il Pd hanno puntato prima e durante la campagna elettorale. È un fatto che, in prospettiva, nessuno di questi partiti abbia uno spazio politico contando solo sulle proprie forze, mentre la somma di tutte le sigle dell’opposizione si conferma più che competitiva rispetto al totale della maggioranza.
Basta? Evidentemen…
La parola chiave è: legittimazione. Per Elly Schlein è il termine che riassume il risultato del Pd alle Europee. Legittimazione della sua leadership, messa in discussione dalle difficoltà del primo anno e mezzo da segretaria; legittimazione del Pd come prima forza dell’opposizione e perno di qualsiasi schieramento anti-Meloni; legittimazione della strategia unitaria nella costruzione dell’alternativa alle destre. «La proposta ha pagato più delle polemiche», è la frase non ufficiale che sintetizza il giudizio di Schlein e il riferimento è anche al magro risultato di tutte le forze, dal Movimento 5 Stelle fino a Italia viva e Azione, che sulla contrapposizione con il Pd hanno puntato prima e durante la campagna elettorale. È un fatto che, in prospettiva, nessuno di questi partiti abbia uno spazio politico contando solo sulle proprie forze, mentre la somma di tutte le sigle dell’opposizione si conferma più che competitiva rispetto al totale della maggioranza.
Basta? Evidentemente no. Schlein ha scelto di candidarsi con l’obiettivo di ottenere come effetto collaterale di queste Europee un nuovo slancio alla sua leadership. Come fossero una specie di primarie bis. Ma proprio per questo ora l’errore da non commettere è quello di ripartire con timidezze o ambiguità. Essere arrivata a guidare un partito di cui fino a poche settimane prima non aveva nemmeno la tessera ha messo Schlein in una condizione non semplice: cambiare ma evitando crisi di rigetto, aggiustare la linea senza perdere per strada pezzi. Non sempre l’equilibrismo è riuscito e Schlein è apparsa tavolta bloccata, ingessata, come se dovesse mascherare mosse e dissimulare convinzioni. In politica, di solito, porta sfortuna parlare di fase due, ma di fatto è quello che accadrà nel Pd. A dispetto di chi crede che le Europee spingeranno Schlein a rispolverare pubblicamente uno spirito movimentista, quasi pre Pd, è probabile che accada il contrario e che, scongiurato alla sua destra il rischio di rigetto e alla sua sinistra quello di sconnessione sentimentale, ora Schlein possa sentirsi più serena nell’assumere un profilo che qualcuno potrebbe definire riformista, se anche questo termine non fosse screditato da anni di abusi e distorsioni.
Sono tante, del resto, le questioni che il buon esito del voto non può risolvere da sé. Come sommare i consensi di forze che hanno passato gli ultimi mesi a farsi la guerra? E ancora: come reagirà Conte alla scoppola? Lo spingerà a cercare un’intesa o potrebbe addirittura spingerlo su posizioni ancora più ostili? Schlein ritiene, e potrebbe avere ragione, che sia il rapporto di forza uscito dalle Europee a indicare una strada chiara a Conte: se la linea della guerriglia contro i dem seguita fin qui dall’ex presidente del Consiglio ha prodotto come esito un fossato così ampio tra Pd e 5S, non sono gli stessi elettori grillini ad averla bocciata? Tesi che ha una sua forza logica, ma non è detto che la logica sia un punto di forza quando si ragiona di relazioni politiche con il Movimento. Gli exit poll dai Comuni al voto ieri sono incoraggianti: sono una conferma parallela del fatto che coalizioni ben costruite raccolgono risultati sia dove il centrosinistra già governava, come Bari o Firenze, sia dove non governava, come a Perugia. Il disastro piemontese, ampiamente previsto, ricorda invece cosa accade quando si verifica il contrario.
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Al Pd si esulta per il balzo importante, ben sopra la soglia psicologica del 20 per cento. Non è ancora un risultato sufficiente a considerare il partito risanato e con la forza necessaria a guidare il Paese. Adesso l’obiettivo è consolidare la tendenza quando l’affluenza sarà più alta. Ma non è infondato ricordare, come fa Schlein, che il suo corso è cominciato quando, nelle settimane successive alle Politiche del 2022, tutti i sondaggi davano unanimemente i dem sotto il 15 per cento e sorpassati dal M5S. Le campagne elettorali sono un punto di forza di Schlein, soprattutto quelle a contatto con la gente, dove la leader è più spontanea e a suo agio che davanti alle telecamere.
La segretaria ha confidato a più persone la sua intenzione di usare la spinta delle Europee per accelerare il cambiamento del partito. Non parliamo qui di linea politica – la segretaria sa di dover tenere insieme responsabilmente più anime e non sono in vista strappi – quanto della trasformazione del corpaccione: la vita interna, l’apertura al territorio e ai giovani, la selezione dei dirigenti. Obiettivi sui cui l’entusiasmo degli esordi è scemato. Le spartizioni correntizie, i notabilati feudali, le inchieste giudiziarie hanno restituito spesso l’immagine di un partito con problemi che nessuna gestione politica è fin qui riuscita a scrostare.
Sarà interessante studiare i dati delle preferenze per capire anche come gli elettori hanno voluto consigliare la leadership: bisognerà valutare la performance della stessa Schlein, candidata nelle circorscizioni Centro e Isole, e raffontarla con i dati degli altri big (Stefano Bonaccini, Nicola Zingaretti, Antonio Decaro), valutare come sono andati i sindaci di vecchio conio dem (Dario Nardella, Giorgio Gori, Matteo Ricci) e come gli indipendenti scelti da Schlein per marcare il nuovo corso o allargare la platea elettorale, da Cecilia Strada a Lucia Annunziata e Marco Tarquinio.