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Vannacci a Pontida non accende i leghisti: “Il mio futuro è aperto”

Roberto Vannacci

 (ansa)

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L’eurodeputato mostra la maglia con Alberto da Giussano ma non scioglie i dubbi sul suo movimento: mai rimasto chiuso in un contenitore
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PONTIDA (BERGAMO) — Il generale da 500 e rotte mila preferenze un’Opa sulla Lega non vuole farla, assicura arrivando alla festa locale del partito a Pontida. Sarà sincero? A “scortare” Roberto Vannacci passo dopo passo c’è la prima linea della comunicazione di Matteo Salvini e un gruppetto di tre fedelissimi del segretario federale: Igor Iezzi, commissario della Lega Nord inteso come il vecchio partito rimasto entità giuridica e famoso per aver tentato di colpire in aula un parlamentare del M5S lo scorso giugno; Luca Toccalini, deputato alla guida della giovanile; ed Eugenio Zoffili. Prima di arrivare al salone della festa, lo avevano accompagnato a vedere il “sacro prato”, quello delle adunate tra settembre e ottobre, un po’ come si porta un ospite a visitare il giardino di casa propria.

PONTIDA (BERGAMO) — Il generale da 500 e rotte mila preferenze un’Opa sulla Lega non vuole farla, assicura arrivando alla festa locale del partito a Pontida. Sarà sincero? A “scortare” Roberto Vannacci passo dopo passo c’è la prima linea della comunicazione di Matteo Salvini e un gruppetto di tre fedelissimi del segretario federale: Igor Iezzi, commissario della Lega Nord inteso come il vecchio partito rimasto entità giuridica e famoso per aver tentato di colpire in aula un parlamentare del M5S lo scorso giugno; Luca Toccalini, deputato alla guida della giovanile; ed Eugenio Zoffili. Prima di arrivare al salone della festa, lo avevano accompagnato a vedere il “sacro prato”, quello delle adunate tra settembre e ottobre, un po’ come si porta un ospite a visitare il giardino di casa propria.

E la base leghista? Il tendone non è pieno, nonostante fosse l’ospite più atteso. Né c’è la fila di selfie a cui per anni si è sottoposto Salvini, lui sì poco meno che idolatrato per molto tempo. C’è qualche ex militare che si presenta col basco amaranto della Folgore, quelli che Vannacci chiama i “camerati”. Si salutano calorosamente, poi il solito gruppetto di commissariamento accompagna l’eurodeputato a fare il giro delle cucine, dove i volontari si sbattono, ieri per il federalismo e l’indipendenza, oggi chissà, l’Autonomia? Comunque accoglienza cordiale per l’eletto come “indipendente”, ma l’entusiasmo è un’altra cosa. Altro piccolo particolare: parlamentari e consiglieri regionali della zona non si fanno vedere. Gli organizzatori della festa di Isola e Valle San Martino, militanti sin dai tempi di Umberto Bossi, porgono la maglietta verde old style con l’Alberto da Giussano a Vannacci, photo opportunity e sorrisi, il generale sospeso resta comunque in camicia e con l’inseparabile zainetto, c’è un collegamento con Rete 4 da onorare.

Dopodiché quel che aleggia da tempo, e lo sanno anche i fornelli che scaldano l’acqua per i casoncelli bergamaschi, è che il generale lavori parallelamente a un soggetto politico tutto suo. Essere stato il secondo politico più votato dopo Giorgia Meloni alle scorse Europee è abbastanza per coltivare sogni di gloria senza bisogno di stare sotto padrone, politicamente parlando, cioè il vicepremier e leader della Lega.

Vannacci per ora fa buon viso a cattivo gioco ed esattamente come faceva quando non era certo che si candidasse — e a tutti però era chiaro che si sarebbe buttato — adesso smentisce lasciando spazio alle ambiguità. «Le Politiche del 2027? I generali sono abituati a guardare avanti, ma ora non posso dire di avere un piano», spiega. Che può voler dire tutto e il contrario di tutto: «Da bravo incursore mi lascio aperta qualsiasi strada, oggi comunque sono eletto nella Lega e i miei valori sono condivisi da questo partito, altrimenti non mi avrebbero candidato». Poi: «Non mi sono mai fatto tenere dentro un contenitore, non sono fluido ma solido, ho i miei valori che non cambiano».

Il resto è il solito repertorio vannacciano, a partire dallo sfacciato esibizionismo di ignoranza storica («La strage di piazzale Loreto? Non ne so nulla...») pur di non esprimersi sulle celebrazioni milanesi di ieri in memoria dei quindici partigiani trucidati dalle Brigate Nere di Ettore Muti. Ci tiene a far sapere alla platea di non avere nulla in comune con Ilaria Salis, anche se non è chiaro chi lo accosti all’eurodeputata eletta con Alleanza verdi sinistra. Definisce il Parlamento europeo dov’è stato appena eletto un «baraccone», ma ha un originale e articolato programma d’azione: «Sono lì per rendere migliore il futuro dei nostri figli», «bisogna essere influenti», «non serve l’assistenzialismo dell’Unione europea». Vannacci, bocciato come vicepresidente del gruppo della destra radicale dei Patrioti, si gioca il solito repertorio di linguaggio militaresco-sportivo: quindi «essere incursore», «sorprendere l’avversario», la «bussola per orientarmi sul campo». I contenuti latitano, ma probabilmente non interessa neanche troppo. Contano i voti e il generale li ha presi. Per la gioia di Salvini, o forse la condanna.

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