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Caso Albania, la protesta dell’Anm: “Troppe aggressioni, clima insostenibile”

Assemblea pubblica di Ges (Giunta esecutiva sezionale) Anm Emilia-Romagna "Un giudice, tutti i giudici!" a sostegno di Marco Gattuso

 

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Assemblea in solidarietà a Gattuso, bersaglio del governo. Presenti anche i magistrati della destra
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Bologna — Giudici, avvocati civilisti e penalisti, semplici cittadini si alzano e con un lunghissimo applauso abbracciano idealmente Marco Gattuso, il presidente della sezione immigrazione del Tribunale di Bologna che ha rinviato il decreto legge sui “Paesi sicuri” alla Corte di giustizia europea per chiedere quali siano i parametri per definirli tali.

Gattuso ha scelto di non partecipare all’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati dell’Emilia Romagna per evitare «personalismi» perché «in questione non c’è la vicenda che mi ha riguardato ma il diritto che ogni persona ha di avere un giudice imparziale e libero da ogni condizionamento». Parole che vengono lette dai colleghi nella sala delle Colonne del tribunale civile di Bologna, dove tutto ha avuto inizio e dove ieri è stata rivendicata la volontà di lavorare senza che le vite private siano sbattute in prima pagina. Come successo a Gattuso, bersaglio del governo e del quotidiano La Verità anche per essersi espresso a favor…

Bologna — Giudici, avvocati civilisti e penalisti, semplici cittadini si alzano e con un lunghissimo applauso abbracciano idealmente Marco Gattuso, il presidente della sezione immigrazione del Tribunale di Bologna che ha rinviato il decreto legge sui “Paesi sicuri” alla Corte di giustizia europea per chiedere quali siano i parametri per definirli tali.

Gattuso ha scelto di non partecipare all’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati dell’Emilia Romagna per evitare «personalismi» perché «in questione non c’è la vicenda che mi ha riguardato ma il diritto che ogni persona ha di avere un giudice imparziale e libero da ogni condizionamento». Parole che vengono lette dai colleghi nella sala delle Colonne del tribunale civile di Bologna, dove tutto ha avuto inizio e dove ieri è stata rivendicata la volontà di lavorare senza che le vite private siano sbattute in prima pagina. Come successo a Gattuso, bersaglio del governo e del quotidiano La Verità anche per essersi espresso a favore della gestazione per altri.

La sala è stracolma, lo sono anche i corridoi, in tanti sono costretti ad ascoltare da lontano. Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia è arrivato da Roma per partecipare a questo incontro, in segno di vicinanza e di compattezza della magistratura in un momento in cui il potere giudiziario è sotto accusa e si teme che dalle parole e dalle intimidazioni si possa passare alla violenza. «Quando lo scontro si fa pesante — dice il numero uno dell’associazione — e volano parole forti sui magistrati nemici del popolo, può darsi che qualcuno prenda sul serio queste parole». E ricorda il caso di Silvia Albano, tra i giudici del tribunale di Roma che hanno negato il trattenimento dei migranti in Albania e per questo ha ricevuto minacce di morte via mail e social, e adesso le è stata assegnata una protezione. «Qui non si tratta di cercare lo scontro con la politica — aggiunge Santalucia — ma di difendere i magistrati da aggressioni che potrebbero creare un clima in cui esercitare la giurisdizione diventa più difficile. E le maggiori difficoltà si scontano poi sulla pelle dei cittadini». Perfino Magistratura indipendente, corrente di destra, è presente in assemblea: «Come delegata tengo a ribadire che si respira un’aria pesante. Tutti chiediamo la difesa di ogni magistrato».

In gioco, per i giudici, c’è molto di più. Non vogliono sottostare alla solita litania: «Non siamo tutti comunisti, ma siamo tutti costituzionalmente elleni», quindi democratici in senso ateniese. Prende la parola un esponente di Magistratura democratica «gruppo particolarmente massacrato dalle iniziative di questi ultimi tempi. Quello che è successo ci riguarda tutti. Salvini ci ha invitato ad andare a lavorare, è quello che noi vorremmo fare. Non era mai accaduto che venisse colpita al cuore l’attività interpretativa delle leggi». E Stefano Celli del comitato direttivo centrale insiste dicendo che bisogna «spiegare con una ragionevolezza ostinata che spetta all’ordine giudiziario applicare la legge». Non solo Anm, anche Palazzo Bachelet ribolle perché anche da qui passa lo scontro tra politica e toghe, con queste ultime che chiedono l’apertura di una pratica all’interno del Csm a tutela dei giudici di Bologna. Il documento stigmatizza le «dichiarazioni fortemente polemiche di titolari di altissime cariche istituzionali» che hanno come «obiettivo di condizionamento dei giudici». Il documento porta la firma di tutti i giudici laici e togati tranne tre su sette di Magistratura indipendente. Venti firme che pesano.

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