Giustizia, bavaglio oggi in Cdm. Ma Meloni ammorbidisce la stretta sulle pubblicazioni: via le multe
di Gabriella CeramiNon ci saranno sanzioni ma il bavaglio, seppur in formato ridotto, rimane. Il decreto legislativo che approda in Consiglio dei ministri imporrà il divieto, per i giornali, di pubblicare gli atti di custodia cautelare, almeno finché non siano concluse le indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Si potranno diffondere soltanto i contenuti, senza riportare le parole precise tra virgolette, mentre solo il capo di imputazione potrà essere trascritto fedelmente. Al contrario di ciò che avrebbe voluto Forza Italia, il provvedimento non riguarderà i sequestri e le interdittive. Perché negli ultimi giorni il governo, finito sotto il fuoco di fila delle proteste, ha deciso di ridimensionare la stretta escludendo anche le multe.
Pertanto se un giornal…
Non ci saranno sanzioni ma il bavaglio, seppur in formato ridotto, rimane. Il decreto legislativo che approda in Consiglio dei ministri imporrà il divieto, per i giornali, di pubblicare gli atti di custodia cautelare, almeno finché non siano concluse le indagini preliminari o fino al termine dell’udienza preliminare. Si potranno diffondere soltanto i contenuti, senza riportare le parole precise tra virgolette, mentre solo il capo di imputazione potrà essere trascritto fedelmente. Al contrario di ciò che avrebbe voluto Forza Italia, il provvedimento non riguarderà i sequestri e le interdittive. Perché negli ultimi giorni il governo, finito sotto il fuoco di fila delle proteste, ha deciso di ridimensionare la stretta escludendo anche le multe.
Pertanto se un giornalista decide di pubblicare ugualmente pezzi di ordinanza, non limitandosi a riportare letteralmente solo le accuse e a raccontare il contenuto dell’ordinanza, non sarà sanzionato. E neanche l’editore sarà multato. Questa decisione è stata sollecitata dagli uffici legislativi, convinti che prevedere anche delle sanzioni avrebbe portato il governo ad andare fuori delega. Con il rischio di rilievi del Colle.
La confusione è stata tale che l’intero provvedimento stava per saltare e non approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri. Poi una serie di colloqui formali e informali, anche tra la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, hanno sbloccato l’impasse. Ma soprattutto a fare la voce grossa è stato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che a nome degli azzurri non poteva accettare un passo indietro dopo aver da tempo sbandierato il bavaglio.
Del divieto di pubblicare gli atti di custodia cautelare si parla da mesi, da quando il deputato di Forza Italia Enrico Costa, ai tempi in Azione, ha depositato un emendamento in tal senso. A settembre il decreto legislativo è stato esaminato dal Consiglio dei ministri e poi sottoposto alle due commissioni Giustizia di Camera e Senato che hanno redatto i loro pareri non vincolanti. Proprio le indicazioni arrivate dalle commissioni puntano a stringere le maglie: la maggioranza, insieme a Italia viva, chiede di estendere il divieto di pubblicazione a tutte le altre ordinanze prevedendo inoltre multe per i giornalisti e non solo agli editori fino a 500mila euro. Le sanzioni, per adesso, non sono previste ma non è escluso che vengano inserite nel disegno di legge sulla diffamazione fermo al Senato.
Di certo il decreto legislativo stravolge quanto stabilito dalla riforma del 2017 dell’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando, secondo cui le ordinanze erano pubblicabili.