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Meloni al Campidoglio, oggi vedrà Trump. Confronto sui dazi

(ansa)

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La premier italiana a Capitol Hill per il giuramento avrà un rapido contatto con il tycoon. Prima di partire ha sentito von der Leyen. Timore per le prime mosse degli Us
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Washington — Tre finestre possibili. La più probabile è a margine della cerimonia di oggi al Campidoglio: prima della formula di rito che lo incoronerà presidente degli Stati Uniti, Donald Trump dovrebbe conversare per qualche minuto con Giorgia Meloni. Pochi attimi, ma necessari per trasformare il viaggio in qualcosa di più di un omaggio inusuale, al limite dell’azzardo. Meglio ancora sarebbe ritrovarsi con il tycoon dopo il giuramento alla festa della Capitol Arena (ma sono attesi migliaia di ospiti, il caos non si sposa con l’obiettivo) o quando il leader firmerà i primi ordini esecutivi alla Casa Bianca. Fonti americane dicono che Elon Musk potrebbe fare il miracolo, ma i tempi sembrano strettissimi, i margini ridotti. Si era ipotizzata anche una presenza della premier al ballo della vigilia, quello della notte già trascorsa: il suo atterraggio era inizialmente previsto alle 21 di Washington, le tre del mattino in Italia, ma il volo ha toccato il suolo americano quasi tre ore dopo…

Washington — Tre finestre possibili. La più probabile è a margine della cerimonia di oggi al Campidoglio: prima della formula di rito che lo incoronerà presidente degli Stati Uniti, Donald Trump dovrebbe conversare per qualche minuto con Giorgia Meloni. Pochi attimi, ma necessari per trasformare il viaggio in qualcosa di più di un omaggio inusuale, al limite dell’azzardo. Meglio ancora sarebbe ritrovarsi con il tycoon dopo il giuramento alla festa della Capitol Arena (ma sono attesi migliaia di ospiti, il caos non si sposa con l’obiettivo) o quando il leader firmerà i primi ordini esecutivi alla Casa Bianca. Fonti americane dicono che Elon Musk potrebbe fare il miracolo, ma i tempi sembrano strettissimi, i margini ridotti. Si era ipotizzata anche una presenza della premier al ballo della vigilia, quello della notte già trascorsa: il suo atterraggio era inizialmente previsto alle 21 di Washington, le tre del mattino in Italia, ma il volo ha toccato il suolo americano quasi tre ore dopo.

Le prime due ipotesi restano dunque le vere incognite del viaggio. La distanza che separa un semplice atto di presenza — sia pure politicamente rilevante — da un successo diplomatico. Servirebbe però un vero bilaterale, il primo concesso a un big europeo. Ufficialmente, comunque, viene diffusa a piene mani sobrietà: il segnale è già condensato nella missione lampo, altro non occorre.

Sul treno tra New York e Washington tutto parla di American First. Un ventenne alto con gli occhialini da Harry Potter sprofonda nel cappotto di Trump e accarezza la cravatta “rosso tycoon” mentre gesticola come il suo mito: l’effetto è buffo, infatti ride l’amico di Milwaukee che onora i caduti della guerra civile con un bomberino. Meno divertente è la neve fitta che accoglie il giuramento. È il viaggio più freddo per Meloni, dopo la Lapponia.

Della missione la leader ha discusso con Ursula von der Leyen al telefono, nei giorni scorsi. Non per chiedere il “permesso”, visto che si tratta di una legittima visita istituzionale da presidente del Consiglio. Semmai per evitare frizioni o incomprensioni: è cosa nota che a Bruxelles la mossa ha spiazzato. Il confronto è servito anche a condividere una preoccupazione, forse la principale in queste ore: i dazi.

È l’incognita che tiene tutti con il fiato sospeso. È in allerta anche la premier. Il timore è che Trump firmi nelle ore o nei giorni immediatamente successivi un ordine esecutivo per imporre ai partner dell’Unione una pesante tassazione sulle esportazioni. Sarebbe fastidioso, per Meloni. Seduta lì in platea, senza poter reagire a un colpo durissimo per le imprese italiane ed europee. «Non accadrà», prevede il deputato di FdI Andrea Di Giuseppe, trumpiano di ferro. Ma con il magnate, mai dare nulla per scontato.

Non è altro che il buio informativo che manda in tilt l’Europa intera. Non si sa neanche se la battaglia commerciale americana sarà contro i Ventisette o soltanto contro qualcuno. La Germania, ad esempio: colpire Berlino per segnalare agli altri l’aria che tira. È una corsa contro il tempo anche per Meloni. Certo, la leader gode di un vantaggio tattico rispetto ai colleghi europei, costruito con il viaggio a Mar-a-Lago: Roma non dovrebbe comunque essere in cima alla lista dei nemici del nuovo presidente. Ma anche in questo caso: mai dire mai. «Dazi immediati contro l’Unione? Siamo ragionevolmente fiduciosi che non avvenga — prevede Carlo Fidanza, che con Antonio Giordano guiderà la delegazione di Ecr a Washington — O che, comunque, non avvenga a danno dell’Italia. Piuttosto, è tempo di rilanciare la partnership commerciale transatlantica, lavoreremo su questo».

Ripartirà per l’Italia già stasera. Convinta di aver comunque portato a casa un risultato, lo stesso indicato in privato nei giorni scorsi: «Qualcuno deve parlarci, con Trump». C’è voglia di ammortizzare i rischi per l’Italia e speranza di lucrare anche nel consenso da questo posizionamento. Con questo spirito ha sfidato il dettato diplomatico, che gli sconsigliava di venire. Ma se von der Leyen stenta a relazionarsi con il repubblicano, Macron è debole e in Germania c’è un vuoto di potere che durerà almeno fino a maggio — è stato il ragionamento — allora è giusto rischiare. Anche per sbrogliare altri enormi nodi irrisolti: le spese militari al 5% del Pil, la guerra in Ucraina e Medio Oriente che potrebbero chiudersi danneggiando l’Europa.

Certo, la presidente del Consiglio sa che arriverà il momento di dover scegliere: se Trump vuole davvero far saltare l’Unione, anche l’Italia sarà costretta a schierarsi. «Noi siamo alleati e amici degli Usa non perché c’è questo o quel presidente, ma sempre — sparge cautela Antonio Tajani — lo siamo stati con Bush, Reagan, Obama, Clinton, Biden. La missione di Meloni serve a rinforzare le relazioni tra i due Paesi, è l’obiettivo politico del viaggio». Eppure, arriverà quel momento. E Meloni pensa che sia meglio affrontarlo da amica numero uno del tycoon.

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