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L’esperta: “Sui social tutti diventano irresponsabili, così nascono le shitstorm”

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Intervista a Silvia Brena: “In questo caso mi sembra improprio parlare di carnefici e vittime. Sui social si assiste a una costante deresponsabilizzazione”
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«Su quel docente si è scatenata una shitstorm. È l’odio che si autoalimenta…», ragiona Silvia Brena, giornalista e cofondatrice, con la professoressa Marilisa D’Amico, di Vox - Osservatorio italiano sui Diritti, che ha pubblicato l’ottava mappa dell’intolleranza. Uno studio sulla cattiveria che si respira in rete contro donne, stranieri, ebrei, persone con disabilità e omosessuali.

L’anno prossimo la ricerca si arricchirà di un capitolo inedito: «Vogliamo capire cosa porta le persone a diventare degli hater compulsivi». Il materiale non manca.

Dal post con parole orribili contro la figlia di Meloni al tentato suicidio. Da carnefice a vittima?

«Mi sembra improprio parlare di carnefici e vittime. Questa è materia da psicologi...».

E dal punto di vi…

«Su quel docente si è scatenata una shitstorm. È l’odio che si autoalimenta…», ragiona Silvia Brena, giornalista e cofondatrice, con la professoressa Marilisa D’Amico, di Vox - Osservatorio italiano sui Diritti, che ha pubblicato l’ottava mappa dell’intolleranza. Uno studio sulla cattiveria che si respira in rete contro donne, stranieri, ebrei, persone con disabilità e omosessuali.

L’anno prossimo la ricerca si arricchirà di un capitolo inedito: «Vogliamo capire cosa porta le persone a diventare degli hater compulsivi». Il materiale non manca.

Dal post con parole orribili contro la figlia di Meloni al tentato suicidio. Da carnefice a vittima?

«Mi sembra improprio parlare di carnefici e vittime. Questa è materia da psicologi...».

E dal punto di vista di chi studia il veleno che scorre sui social?

«Ho letto che il docente ha parlato delle aggressioni che ha subito. Dal mio punto di vista, siamo davanti a una totale superficialità. Come puoi pensare che un post di quel tipo non susciti indignazione? In realtà, dalle nostre analisi, quello che noi e gli psicologi riscontriamo drammaticamente è questa sorta di deresponsabilizzazione sui social. E le donne rappresentano la categoria più colpita in assoluto: ci troviamo di fronte a una misoginia devastante».

L’indignazione alla fine si è scatenata contro di lui.

«Questo è il meccanismo delle shitstorm, che si scatenano sulla base di qualunque pretesto, ogni elemento di fragilità o di rottura, a seconda dei picchi dei fatti di cronaca».

In un modo o nell’altro si torna sempre a un concetto...

«L’odio online. Che è pervasivo e assume mille rivoli diversi. Stavolta la shitstorm (una tempesta di insulti, ndr) si è scatenata su di lui. E a tutti gli effetti è stato un fenomeno d’odio. Perché è un meccanismo che si autoalimenta. L’odio si autoalimenta. Sappiamo benissimo che sui social l’algoritmo privilegia la polarizzazione, e che il messaggio negativo suscita like più immediati».

Il vostro ultimo rapporto ha analizzato migliaia di messaggi d’odio su X. Ha elencato le categorie più colpite, persino individuato le città dalle quali partono i post più violenti. Ma esiste un identikit che accomuna gli hater?

«La fenomenologia dell’hater sarà il nostro prossimo pezzo di ricerca. Vogliamo studiare quali sono gli elementi che trasformano le persone in odiatori compulsivi online, quali condizioni, quali eventi scatenanti. È il momento di interrogarsi a fondo».

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