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Fratoianni: “Le parole non sono sufficienti, servono atti concreti”

Nicola Fratoianni

 

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Il co-portavoce di Avs: “C’è un malinteso senso dell’amicizia con Israele ma non si può essere amici di un genocida”
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Onorevole Nicola Fratoianni, su Gaza il ministro Tajani ha finalmente battuto un colpo, come voi di Avs chiedevate da mesi. Sarà contento, no?

«Battere un colpo è sempre positivo. Il punto è che dai governi e dalla comunità internazionale ci aspettiamo fatti concreti, non solo parole. Le dichiarazioni di condanna non fermano il criminale di guerra Netanyahu, il genocidio e la pulizia etnica a Gaza».

Per l’Italia, fin qui piuttosto timida nei confronti di Israele, non si tratta però di un passo avanti?

«Certo, ma non basta. Mentre infatti Tajani respinge “con forza” il piano di occupazione totale della Striscia, quel piano folle prosegue anche perché il governo italiano e la maggioranza che lo sostiene hanno detto no alla sospensione dell’accordo…

Onorevole Nicola Fratoianni, su Gaza il ministro Tajani ha finalmente battuto un colpo, come voi di Avs chiedevate da mesi. Sarà contento, no?

«Battere un colpo è sempre positivo. Il punto è che dai governi e dalla comunità internazionale ci aspettiamo fatti concreti, non solo parole. Le dichiarazioni di condanna non fermano il criminale di guerra Netanyahu, il genocidio e la pulizia etnica a Gaza».

Per l’Italia, fin qui piuttosto timida nei confronti di Israele, non si tratta però di un passo avanti?

«Certo, ma non basta. Mentre infatti Tajani respinge “con forza” il piano di occupazione totale della Striscia, quel piano folle prosegue anche perché il governo italiano e la maggioranza che lo sostiene hanno detto no alla sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, no alle sanzioni, hanno bocciato sistematicamente le nostre proposte in Parlamento per il riconoscimento dello Stato palestinese e persino la mozione per interrompere il memorandum di collaborazione militare».

Ma ora che la stagione della reticenza sembra finita, non è più facile far seguire i fatti?

«Vediamo, ho molti dubbi. Alla luce della postura assunta fin qui da Giorgia Meloni, le parole del nostro ministro degli Esteri che, ripeto, considero positive, stridono se possibile ancora di più con la completa inazione del nostro governo e ne segnalano l’insopportabile ipocrisia».

Per non essere ipocrita cosa dovrebbe fare in concreto?

«Intanto riconoscere subito lo Stato di Palestina, un atto politico straordinariamente importante nel momento in cui Netanyahu lancia l’offensiva finale contro un intero popolo. E poi applicare sanzioni, le più dure possibili. Di fronte alla comunità internazionale non sei credibile se, insieme al resto d’Europa, infliggi alla Russia 18 pacchetti di sanzioni e a Israele che uccide migliaia di civili inermi neanche mezzo. Solo così si può allentare la morsa di sangue che stringe Gaza. Meloni non fa che ripetere che lei è la leader di un grande Paese del G7: lo confermo, faccia pesare il suo ruolo».

L’inazione italiana dipende dal fatto che Trump continua a sostenere Netanyahu?

«Non c’è dubbio che la subalternità a Trump contribuisca a orientare le scelte del nostro governo che, dinanzi a lui, si comporta come uno scolaretto, ogni volta corre a prendere ordini: lo ha fatto accettando di alzare le spese militari al 5% del Pil e anche sulla partita dei dazi. Ma c’è pure dell’altro, un malinteso senso dell’amicizia nei confronti di Israele: e ribadisco malinteso perché non credo si possa essere amici di un genocida, serve anzi una reazione in grado di isolarlo».

Pensa che la storica scelta del cancelliere Merz di stoppare la fornitura di armi a Israele abbia convinto l’Italia a muoversi?

«Sì, ma è triste, arriviamo buoni ultimi, dopo aver esercitato a lungo il passo del gambero. Però di fronte all’enormità di quello che sta accadendo, al primo genocidio in diretta tv che ogni giorno ci mostra morte, distruzione, bambini uccisi dalla fame, dilaniati dalle bombe, occorre un’iniziativa qui e ora. A non far nulla si diventa complici».

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