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Guerini: “È ormai crollata l’idea di fare da ponte la premier stia con Bruxelles”

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Il presidente del Copasir: “L’Unione sarà protagonista delle garanzie di sicurezza future per l’Ucraina e quindi con un ruolo decisivo. Non si potrà prescindere da questo”
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ROMA – Lorenzo Guerini, presidente Pd del Copasir, cedere il Donbass per avere la pace è una proposta inaccettabile per l’Ucraina?
«Gli ucraini in questi tre anni hanno condotto una strenua resistenza, difendendo il proprio territorio invaso, perciò non è immaginabile per loro pensare che la base della trattativa sia il conferimento ai russi di porzioni di Paese che non avevano nemmeno conquistato».

Prendere o lasciare, sembra però proporre il presidente Usa Donald Trump.
«Ma bisogna difendere il principio che i confini non si cambiano con la forza. Spetta all’Ucraina decidere quali saranno le basi per trattare, il che implica che Zelensky non solo deve stare al tavolo, ma deve anche starci con un ruolo decisivo».

E se Trump ponesse un aut aut, pena il disimpegno de…

ROMA – Lorenzo Guerini, presidente Pd del Copasir, cedere il Donbass per avere la pace è una proposta inaccettabile per l’Ucraina?
«Gli ucraini in questi tre anni hanno condotto una strenua resistenza, difendendo il proprio territorio invaso, perciò non è immaginabile per loro pensare che la base della trattativa sia il conferimento ai russi di porzioni di Paese che non avevano nemmeno conquistato».

Prendere o lasciare, sembra però proporre il presidente Usa Donald Trump.
«Ma bisogna difendere il principio che i confini non si cambiano con la forza. Spetta all’Ucraina decidere quali saranno le basi per trattare, il che implica che Zelensky non solo deve stare al tavolo, ma deve anche starci con un ruolo decisivo».

E se Trump ponesse un aut aut, pena il disimpegno degli Usa?
«Non è accettabile un accordo purchessia».

Ma che margini ha l’Europa per opporsi?
«L’Europa sarà protagonista delle garanzie di sicurezza future per l’Ucraina, e quindi con un ruolo decisivo. Non si potrà prescindere dal suo ruolo».

Che cosa l’ha colpita del vertice in Alaska?
«Le immagini. Putin trattato da pari. Ha avuto un ritorno d’immagine insperato».

È lui il vincitore del vertice?
«La sua presenza è stata accompagnata da una certa arroganza simbolica, dalla felpa indossata da Lavrov al menù sul volo di Stato russo con il “pollo alla Kiev”».

Come giudica Trump?
«Alla vigilia aveva posto come condizione il cessate il fuoco, e l’applicazione delle sanzioni in caso di mancato accordo. Non c’è stato niente di tutto questo».

Ha svenduto l’Europa?
«Aspettiamo. Sarà importante l’incontro di Washington. Ha dovuto prendere atto che l’Europa c’è. E che deve sedere al tavolo della trattativa».

L’Europa dirà no alla proposta sul Donbass.
«Gli elementi su cui costruire il negoziato sono ancora molto labili, perlomeno quelli che sono a nostra conoscenza».

Ci si può fidare di Putin?
«La premessa per la pace non può basarsi su una promessa di Putin. Questo perché in tutti questi anni il regime putiniano ha dimostrato più volte di non rispettare gli impegni presi».

Come valuta il ruolo del nostro governo?
«Fortunatamente siamo rientrati nel gruppo dei volenterosi, dopo un approccio molto timido. Meloni aveva manifestato la convinzione di fare da ponte tra l’Europa e la nuova amministrazione Usa. Questa suggestione è crollata in maniera evidente. E l’ha costretta a riavvicinarsi ai volenterosi».

Non è stato tardivo?
«Meglio tardi che mai».

Qual è il punto su cui non si può cedere?
«Pensare di riconoscere le pretese dell’aggressore. Questa guerra è iniziata per un’aggressione ingiustificata da parte della Russia, e l’Ucraina si è difesa».

E l’altro?
«La volontà dell’Ucraina andrà rispettata, deve poter dire pienamente la sua nella decisione che si andrà a prendere. E poi c’è la questione delle garanzie di sicurezza degli accordi presi».

Come le immagina?
«Servono meccanismi concreti. Si parla di attivare l’articolo 5 della Nato, senza che ciò contempli l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica. Ma bisogna vedere come sarà strutturata l’operazione».

Insomma, pari diritti a Kiev?
«Gli ucraini devono avere il diritto di decidere del loro futuro».

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