Ilaria Salis: “Sono felice, non era scontato. Il sì all’immunità mi protegge dal regime di Orbán”
di Viola GiannoliUna faccina felice, quasi imbarazzata, sorridente postata su X. La stessa espressione di Ilaria Salis a Bruxelles quando le arriva la notizia che la commissione Juri ha bocciato la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare. «Sono felice, non era scontato, è un segnale importante e positivo. Ora guardo con grande fiducia al voto in plenaria», dice, esultando.
Completo nero, maglia a lupetto bianca, sorride, accanto a un mazzo di fiori.
L’esplosione di gioia nel suo ufficio, assieme ai suoi collaboratori, quando da dentro l’aula arriva la notizia: «È andata bene». Una notizia attesa quanto insperata perché alla vigilia del voto i numeri non sorridevano a Salis. Poi la telefonata al padre Roberto, che per lunghi mesi, quando l’eurodeputata era ancora in carcere, ha portato avanti la sua battaglia per una detenzione più umana e il ritorno in Italia.
«Oggi la Commissione Juri ha deciso di difendere la mia immunità e l’indipendenza del Parlamento, e di respingere la richiesta di …
Una faccina felice, quasi imbarazzata, sorridente postata su X. La stessa espressione di Ilaria Salis a Bruxelles quando le arriva la notizia che la commissione Juri ha bocciato la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare. «Sono felice, non era scontato, è un segnale importante e positivo. Ora guardo con grande fiducia al voto in plenaria», dice, esultando.
Completo nero, maglia a lupetto bianca, sorride, accanto a un mazzo di fiori.
L’esplosione di gioia nel suo ufficio, assieme ai suoi collaboratori, quando da dentro l’aula arriva la notizia: «È andata bene». Una notizia attesa quanto insperata perché alla vigilia del voto i numeri non sorridevano a Salis. Poi la telefonata al padre Roberto, che per lunghi mesi, quando l’eurodeputata era ancora in carcere, ha portato avanti la sua battaglia per una detenzione più umana e il ritorno in Italia.
«Oggi la Commissione Juri ha deciso di difendere la mia immunità e l’indipendenza del Parlamento, e di respingere la richiesta di revoca avanzata dal regime ungherese. È un segnale importante e positivo», spiega poi Salis, mettendo da parte le emozioni ed entrando nel merito della decisione.
Guardando al 7 ottobre, quando la plenaria dovrà esprimersi aggiunge: «Ho piena fiducia che il Parlamento confermerà questa scelta nella plenaria di ottobre, affermando la centralità dello stato di diritto e delle garanzie democratiche. Ribadisco: difendere la mia immunità non significa sottrarmi alla giustizia, ma proteggermi dalla persecuzione politica del regime di Orbán. È per questo che la sua tutela è essenziale. Le autorità italiane – conclude – restano libere di aprire un procedimento a mio carico, come io stessa auspico e chiedo con forza».
Domani terrà una conferenza stampa con il co-presidente The Left, Martin Schirdewan, e l’ex giudice della Corte penale internazionale, Cuno Tarfusser. Oggi ha scelto di continuare a fare il suo lavoro, in commissione Libe, che si occupa di diritti e libertà civili. Ad abbracciarla c’era Leoluca Orlando.