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Meloni: “Riconosceremo la Palestina a due condizioni”. La mossa per uscire dall’angolo

Giorgia Meloni all'assemblea generale dell'Onu (reuters)

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Liberazione degli ostaggi e l’esclusione di Hamas, i punti della mozione che la maggioranza presenterà in aula. La premier a Trump: “Non credo che l’Europa sia ambigua verso Kiev”
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NEW YORK – Il riconoscimento della Palestina, che l’Italia non è disponibile a ufficializzare in questa fase - a differenza di Francia, Regno Unito e di diverse nazioni occidentali - inizia per Giorgia Meloni a prendere la forma di un serio problema di politica interna.

Ecco perché la premier, a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, prova a mettere in campo una mossa che, nelle intenzioni, dovrebbe servire ad allentare la pressione delle opposizioni: ‘’Annuncio - dice la presidente del Consiglio durante un rapidissimo punto con la stampa sotto la sede della rappresentanza italiana a Manhattan - che la maggioranza presenterà in aula una mozione per dire che il riconoscimento della Palestina deve essere subordinato a due condizioni: il rilascio degli ostaggi e ovviamente l'esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo all'interno della Palestina".

Come detto, è un tentativo di reagire al centrosinistra - e in particolare al Pd - che incalzano da giorni c…

NEW YORK – Il riconoscimento della Palestina, che l’Italia non è disponibile a ufficializzare in questa fase - a differenza di Francia, Regno Unito e di diverse nazioni occidentali - inizia per Giorgia Meloni a prendere la forma di un serio problema di politica interna.

Ecco perché la premier, a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, prova a mettere in campo una mossa che, nelle intenzioni, dovrebbe servire ad allentare la pressione delle opposizioni: ‘’Annuncio - dice la presidente del Consiglio durante un rapidissimo punto con la stampa sotto la sede della rappresentanza italiana a Manhattan - che la maggioranza presenterà in aula una mozione per dire che il riconoscimento della Palestina deve essere subordinato a due condizioni: il rilascio degli ostaggi e ovviamente l'esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo all'interno della Palestina".

Come detto, è un tentativo di reagire al centrosinistra - e in particolare al Pd - che incalzano da giorni chiedendo a Palazzo Chigi di esporsi su Gaza. ‘’Spero che un'iniziativa del genere - sostiene non a caso la premier - possa trovare anche il consenso dell'opposizione: non trova sicuramente quello di Hamas e degli estremisti islamisti, ma dovrebbe trovare consenso nelle persone di buon senso". Il ragionamento procede ribadendo la posizione italiana degli ultimi giorni. Quella che aveva portato il delegato di Roma a votare a favore del riconoscimento della Palestina, insieme a molti altri paesi, a inizio settembre nelle Nazioni Unite, ma anche a non riconoscere ufficialmente alla vigilia dell’assemblea Generale lo Stato palestinese, a differenza ad esempio di Parigi e Londra.

Anche il richiamo ad Hamas è in scia con i recenti ragionamenti della presidente del Consiglio. ‘’Io non sono contraria al riconoscimento della Palestina, però dobbiamo darci le priorità giuste. Farlo in assenza di uno Stato che abbia i requisiti della sovranità non risolve il problema, non produce risultati tangibili’’. Va bene dunque riconoscere lo stato di Palestina come atto di ‘’pressione politica’’, ma il bersaglio di questa pressione deve essere Hamas, ‘’che ha iniziato questo guerra e può terminarla, rilasciando gli ostaggi’’.

Meloni non manca di sottolineare alcuni passaggi a suo dire positivi del discorso di Trump, in realtà durissimo soprattutto nei confronti dell’Europa: si mette in scia con le critiche del Presidente Usa agli organismi multilaterali come l’Onu e alle politiche green per contrastare il cambiamento climatico. Su un punto, però, reagisce: quello in cui tycoon contesta la posizione europea sull’Ucraina, giudicandola contraddittoria. ‘’Non credo che l’Europa sia ambigua verso Kiev. Ma dobbiamo lavorare assieme come Occidente per una pace giusta e duratura. Serve l’Unione europea e servono gli Stati Uniti’’.

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