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Meloni sul palco Onu: “Strage di civili a Gaza, si è superato il limite”

Giorgia Meloni

 

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A New York accusa Israele. Parole contro i giudici sui migranti: “Alcune magistrature politicizzate calpestano il diritto”
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NEW YORK – Da quando siede a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni non si era mai esposta tanto contro Israele. Mai aveva pronunciato concetti tanto ruvidi nei confronti del vecchio amico Benjamin Netanyahu. Lo fa a New York, davanti ai delegati dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, quando in Italia è notte fonda. È il segnale di quanto allarmante sia diventato, anche in termini di consenso interno, il dossier di Gaza. Di quanto tema un crollo nei sondaggi, nelle ore in cui deve maneggiare un caso spinoso come quello legato alla missione della Flotilla. Certo, la premessa è sempre la stessa, obbligata: la condanna della «ferocia e brutalità» del terrorismo di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha prodotto da parte di Israele «una reazione, in principio, legittima». Ma che, sostiene, ha ormai superato i confini del tollerabile: «E deve invece sempre rispettare il principio di proporzionalità. Vale per gli individui, e a maggior ragione per gli Stati. E Israele ha superato quel limite, con un…

NEW YORK – Da quando siede a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni non si era mai esposta tanto contro Israele. Mai aveva pronunciato concetti tanto ruvidi nei confronti del vecchio amico Benjamin Netanyahu. Lo fa a New York, davanti ai delegati dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, quando in Italia è notte fonda. È il segnale di quanto allarmante sia diventato, anche in termini di consenso interno, il dossier di Gaza. Di quanto tema un crollo nei sondaggi, nelle ore in cui deve maneggiare un caso spinoso come quello legato alla missione della Flotilla. Certo, la premessa è sempre la stessa, obbligata: la condanna della «ferocia e brutalità» del terrorismo di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha prodotto da parte di Israele «una reazione, in principio, legittima». Ma che, sostiene, ha ormai superato i confini del tollerabile: «E deve invece sempre rispettare il principio di proporzionalità. Vale per gli individui, e a maggior ragione per gli Stati. E Israele ha superato quel limite, con una guerra su larga scala che sta coinvolgendo oltre misura la popolazione civile palestinese».

È un passaggio chiave, soprattutto perché viene accompagnato da una condanna esplicita degli attacchi che hanno provocato innumerevoli vittime in questi mesi: «È su questo limite che lo Stato ebraico ha finito per infrangere le norme umanitarie, causando una strage tra i civili».

Dice proprio così: strage. Una lettura degli eventi che porta la premier a ribadire l’intenzione italiana di votare a favore di alcune sanzioni verso Israele, quelle contro coloni e ministri estremisti. Ma che sarà accompagnata dal probabile veto italiano alle misure restrittive sul commercio. Per Israele, sostiene la presidente del Consiglio, «questa guerra è una trappola» da cui uscire». «Lo deve fare per la storia del popolo ebraico, per la sua democrazia, per gli innocenti, per i valori universali del mondo libero di cui fa parte».

Ad ascoltarla ci sono i delegati di molti Paesi che hanno appena riconosciuto lo Stato di Palestina. L’Italia ha votato a favore alle Nazioni Unite, a inizio settembre. Ma ha deciso di non dare l’annuncio ufficiale di questo riconoscimento, a differenza di Francia e Gran Bretagna. Certo, precisa, gli israeliani non hanno «il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese, né di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania al fine di impedirlo». E però, ribadisce, «riteniamo che il riconoscimento della Palestina debba avere due precondizioni irrinunciabili: il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e la rinuncia da parte di Hamas ad avere qualsiasi ruolo nel governo. Perché chi ha scatenato il conflitto non può essere premiato».

Non c’è solo il conflitto mediorientale, ma anche quello russo. Meloni coglie l’occasione per sostenere che l’aggressione di Mosca all’Ucraina «ha deliberatamente calpestato l’articolo 2 della carta dell’Onu» e che Vladimir Putin «ancora oggi non si mostra disponibile a sedere al tavolo della pace, con effetti destabilizzanti». Un frammento, sostiene citando Papa Francesco, della «terza guerra mondiale combattuta a pezzi» che sta lacerando il mondo.

Due giorni fa, in questa sala, Donald Trump ha sferzato gli europei per la gestione delle migrazioni. La premier sfrutta il palco per tornare su un tema che le è caro. E che le ha procurato alcuni fallimenti, in particolare quello dei centri in Albania. Va cambiato l’approccio al problema, sostiene: «Penso, ad esempio, alle convenzioni che regolano la migrazione e l’asilo. Sono regole sancite in un’epoca nella quale non esistevano le migrazioni irregolari di massa, e non esistevano i trafficanti di esseri umani». Proprio pensando agli hub per migranti rimasti lettera morta, Meloni si espone attaccando i giudici italiani, che con alcune sentenze hanno bocciato l’approccio dell’esecutivo: «Convenzioni non più attuali che, quando vengono interpretate in modo ideologico e unidirezionale da magistrature politicizzate, finiscono per calpestare il diritto, invece di affermarlo».

L’ultimo richiamo riguarda direttamente le Nazioni Unite. E la difficoltà in cui versano gli organismi multilaterali. L’Italia sostiene da tempo una riscrittura del meccanismo di governo dell’Onu. «Dobbiamo riconoscere i nostri limiti». Una riforma è dunque «urgente». «Non servono nuove gerarchie – spiega - e non servono nuovi seggi permanenti», ma meccanismi che garantiscano tutti, non solo alcuni.

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