Giorgio Mulè (FI), vicepresidente della Camera, cosa ne pensa di quanto avvenuto a Ranucci?
«Va alzato un muro di sicurezza fisica e culturale attorno al valore che esprime Report: la libertà di pensiero, che va difesa da tutto e da tutti. Davanti a violenza e minacce non c’è divisione che tenga».
Parla da giornalista o da politico?
«Da cittadino, specie se si hanno responsabilità istituzionali. Occorre essere intransigenti verso vigliacchi e delinquenti».
Si è fatto un’idea generale su cosa c’è dietro questo attentato?
«No, sono vicende che possono nascondere piccole come grandissime cose: quale sia la mano, va figurativamente tagliata».
Pensa che il giornalismo d’inchiesta sia poco sopportato in Italia negli ultimi tempi?
«Non è mai stato sopportato, questa è la verità: c’è una forma di intolleranza da parte di chi lo subisce. A volte il pregiudizio può essere giustificato, altre volte si confonde la libertà con l’infallibilità. Succede di sbagliare, chi fa questo lavoro con passion…
Giorgio Mulè (FI), vicepresidente della Camera, cosa ne pensa di quanto avvenuto a Ranucci?
«Va alzato un muro di sicurezza fisica e culturale attorno al valore che esprime Report: la libertà di pensiero, che va difesa da tutto e da tutti. Davanti a violenza e minacce non c’è divisione che tenga».
Parla da giornalista o da politico?
«Da cittadino, specie se si hanno responsabilità istituzionali. Occorre essere intransigenti verso vigliacchi e delinquenti».
Si è fatto un’idea generale su cosa c’è dietro questo attentato?
«No, sono vicende che possono nascondere piccole come grandissime cose: quale sia la mano, va figurativamente tagliata».
Pensa che il giornalismo d’inchiesta sia poco sopportato in Italia negli ultimi tempi?
«Non è mai stato sopportato, questa è la verità: c’è una forma di intolleranza da parte di chi lo subisce. A volte il pregiudizio può essere giustificato, altre volte si confonde la libertà con l’infallibilità. Succede di sbagliare, chi fa questo lavoro con passione può sbagliare, ed è accaduto anche a me. Il problema è che spesso la politica strumentalizza il lavoro di Report. Il giornalismo è giornalismo: la sua squadra è straordinaria, anche se a volte non condivido alcuni metodi».
Su Report, la destra – ma non solo – ne ha dette di tutti i colori. Difficile dirsi solidali adesso.
«In passato querelai Report per fatti che mi riguardavano: ho fatto una causa civile e prima di arrivare a sentenza la redazione ha rimediato all’errore e le cose sono tornate nel loro alveo. Io comunque non credo che Meloni sia ipocrita: esprime solidarietà perché è giusto farlo e perché lo pensa, non per circostanza. E poi serve equilibrio: la sua trasmissione non è stata oscurata, ci sono milioni di persone in piazza. Non si può dire che la democrazia sia a rischio, ecco: a rischio vedo la lucidità di chi esprime questo pensiero».
Storace ha proposto di ritirare le querele verso Ranucci, è d’accordo?
«Se le querele attengono alla dignità della persona, ognuno decida per sé. Non mi sento di dire “facciamo l’amnistia” a Ranucci».
Ma un freno a quelle temerarie?
«Quello sì, così come togliere la responsabilità ai direttori e avere una manleva per i giornalisti. Ancora nel 2025 discutiamo del carcere per i giornalisti: è una follia. Io fui condannato a otto mesi senza condizionale in primo grado, da direttore di Panorama, dopo la querela di un magistrato. Poi, per fortuna, nel grado successivo sono stato assolto. Ma so cosa vuol dire».